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E’ sorto un comitato antigolf a Daiano (Val di Fiemme)


Le dieci persone del comitato sono poche, è vero, ma raddoppieranno presto

Come un fiume carsico, i comitati contro qualcosa emergono e scompaiono con una frequenza tanto casuale da far pensare che ci sia sempre dietro una precisa regia. E, come diceva Murphy, nascono per combattere e non per costruire. 

Stavolta tocca al Golf, ma non fa eccezione alla regola. A Daiano un ex sindaco si è fatto promotore di un’iniziativa per combattere l’ultimo dei suoi problemi, la nascita di un campo da golf nella zona, e con il solito slogan “No grazie” ne ha fatto un depliant. Nulla di importante, per carità, ma quanto basta per ottenere dai giornali locali una mezza pagina in cronaca che da ex sindaco non sarebbe mai riuscito ad ottenere. E di conseguenza ha ottenuto anche un comunicato stampa dalla Federazione Italiana del Golf (vedi), anche se, francamente, non ci sembrava il caso di rispondere ufficialmente allo slogan del comitato. 

Ad ogni modo il dibattito è un invito a nozze al quale è difficile dire di no. 

Anzitutto, il problema è comprensoriale e non comunale, dato che coinvolge strutture e infrastrutture di un’intera zona turistica. Di conseguenza, i dieci volontari che hanno deciso di mettersi insieme per combattere i mulini a vento rappresentano davvero solo se stessi. Dovessero anche crescere a dismisura, cioè raddoppiando o triplicando, resterebbero una piccola voce nel deserto. E semmai si dovesse sottoporre il progetto al parere al popolo, questo non potrebbe essere assolutamente limitato al comune di pertinenza. Assodato che chi gioca a golf va in vacanza solo dove c’è un campo da golf, riteniamo che l’approvazione del progetto sia data per scontata da una popolazione che senza turismo non sarebbe rimasta in vita. 

Poi le motivazioni. L’ex sindaco teme che i «50» ettari destinati al campo diventino una struttura ad utilizzo limitato, cioè riservato a poche persone. Che 300 soci stanziali siano pochi, è tutto da vedere. Ma che siano pochi i 3.000 golfisti occasionali che la struttura attirerebbe ogni anno, è fuori discussione. E poi, la maggior parte dei cittadini delle valli dell’Avisio si avvicinerà al gioco del golf, che tutto sommato costa come uno ski pass stagionale, come un abbonamento giornaliero di risalita. 

Che il consumo dell’acqua debba aumentare di 10 volte tanto, non sappiamo dove l’abbia pensata. Avrà chiesto ai tecnici della Federazione? Al ministero delle politiche agricole? All’Istituto Agrario di San Michele? Non lo crediamo. Certo è che l’attuale vegetazione sembra naturalmente rigogliosa, e comunque i campi da golf vanno a procurarsi l’acqua dove prima non c’era. Il deserto dell’Arizona è disseminato di campi da golf, ed è probabile che lì consumino più acqua di prima. Ma sono tutti verdi e lussureggianti, alla faccia del deserto e dell’acqua che prima non c’era. 

Quanto ai fungicidi, semmai ce ne fosse bisogno, si parla di azioni molto blande e limitate ai soli green, che comunque sono costruiti in modo che una improbabile perdita nociva venga dispersa naturalmente. 

Quello che ci preoccupa molto, in verità, sono gli aspetti economici dei campi da golf rivelati dall’ex sindaco di Daiano. Dobbiamo precisare che non abbiamo parlato con lui, ma abbiamo letto l’intervista rilasciata al giornale l’Adige, nel quale si legge testualmente «Importante è ragionare su dati certi ed il golf, anche a detta di aziende specializzate, sta vivendo una situazione di crisi. In altre parole, non è uno sport in espansione e la cosa dovrebbe farci riflettere». Questo, dicevamo, ci preoccupa molto – anzi ci fa riflettere – perché non è assolutamente vero. I dati che noi riceviamo da fonti più che specializzate parlano di un incremento costante del golf dell’8%, percentuale che in Trentino si porterà immediatamente a due cifre non appena il progetto «100 buche in 5 anni” riuscirà a prendere piede». 

In realtà è tutto molto più semplice e trasparente di quello che sembra, compreso li «cui prodest». 


26/10/2006

 
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