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Dotto intervento del sindaco Andreatta sulla manovra di bilancio

«Non siamo il Barone di Münchhausen, che si salvava dalle sabbie mobili tirandosi su per il codino»

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Il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, si è trovato nella scomoda posizione di dover fare - per la prima volta dopo anni - tagli di una certa consistenza al bilancio cittadino.
Alcune scelte sono state clamorose, come il taglio dei contributi alla Galleria Civica e la diminuzione di quelli del Centro Culturale S. Chiara. E i giornali non hanno esitato ad attaccare la politica dei tagli alla Cultura, che sarebbero i più facili ma anche i più dannosi.
Noi non ci siamo mai allineati a questa posizione, anche perché comunque si sarebbero levati gli scudi di fronte a qualsiasi tipo di taglio.
Con questo non vogliamo dire che Andreatta abbia fatto bene o male, ma semplicemente che ha fatto quello che riteneva essere il suo dovere.
 
Che le politiche di austerità non piacciano a nessuno, non occorre dirlo. Anzi non è sfuggito a nessuno che a Roma i politici abbiano gradito passare la mano a Monti affinché il lavoro sporco lo faccia lui. Saranno pronti a tornare tutti non appena una situazione più favorevole lo consentirà.
Quanto alle scelte di mettere in secondo piano la Cultura, è una delle opzioni politiche.
Anche noi sappiamo che alla lunga i tagli alla Cultura li si pagano, ma certamente i tagli a servizi materiali più immediati sarebbero devastanti fin d’ora.
E dato che la crisi comunque passerà, animo gente! Passano i momenti belli, passeranno anche quelli brutti…
 
Nella nota oggi diffusa da Andreatta alla stampa (che si propone qui di seguito per intero) si legge una dotta citazione del Barone di Münchhausen, che «è riuscito ad uscire incolume dalle sabbie mobili tirandosi per il codino».
Il barone di Münchhausen è esistito davvero ed è a lui che si è ispirato Rudolf Erich Raspe per il protagonista del romanzo omonimo. Era un personaggio che amava descrivere con iperbole le situazioni inverosimili della vita, come il cavalcare una palla di cannone per correre veloce come il suono, o il viaggio sulla luna per collocasi in una posizione privilegiata.
Beh, Andreatta a sua volta si è ispirato a Rudolf Erich Raspe per esprimere il concetto di tenere i piedi per terra.
Apprezziamo la metafora, ma ci auguriamo che la situazione possa normalizzarsi al più presto, perché potrebbe accadere, in un non lontano futuro, che i tagli alla cultura impediscano di ricordare chi fosse il Barone di Münchhausen.
 
Di seguito l’intervento del sindaco di Trento Alessandro Andreatta del quale, lo ripetiamo, condividiamo i toni e i contenuti.
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C'è un pericoloso atteggiamento che, da qualche mese, dilaga in città.
E' l'atteggiamento del «tanto non è cambiato niente», del «ma il Trentino è pur sempre un'isola felice», del «si vada avanti come al solito, che poi le cose si aggiustano».
Può essere fatale questo modo di pensare, che ci rende simili al barone di Münchausen: quello, per intendersi, che aveva raccontato di essersi salvato dalle sabbie mobili tirando verso l'alto il proprio codino.
 
Nelle sabbie mobili ci siamo veramente. Basta leggere i giornali, basta soffermarsi sugli articoli che sciorinano i primati negativi della nostra Italia: 27 per cento l'evasione fiscale, 120 per cento per cento il rapporto tra debito pubblico e pil.
E, sullo sfondo, il non ancora scongiurato rischio default.
Noi tutti, anche Trento, anche il Trentino, viviamo in questo contesto drammatico. La nostra preziosa autonomia non ci preserva, non ci risparmia e neppure ci esonera dal dovere di contribuire alla salvezza del nostro Paese.
 
Purtroppo la fantasiosa trovata di Münchausen non ci può essere d'aiuto. Com'è noto, per centrare l'obiettivo del patto di stabilità nel 2012 dobbiamo trovare 7 milioni e 250 mila euro.
Si badi, non siamo gli unici. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, qualche settimana fa ha annunciato una manovra da circa 50 milioni di euro, con introduzione dell'addizionale Irpef dello 0,2 per cento (Roma del resto ce l'ha già allo 0,9, Varese allo 0,7, Bergamo allo 0,6), tagli all'assistenza, alla cultura, alla scuola, alla viabilità, agli anziani, agli asili nido.
 
Noi per fortuna non siamo a questo punto e abbiamo potuto fare scelte diverse. In un momento di crisi come questo, abbiamo ritenuto di non toccare la spesa sociale (per gli anziani, per le persone svantaggiate, per i portatori di handicap), di non penalizzare i nidi e, se possibile, di non aumentare la pressione tributaria.
Ma certo a qualcosa abbiamo dovuto rinunciare.
La scelta più eclatante e anche più sofferta è stata il taglio dei finanziamenti alla Galleria civica, un gioiello, dirà qualcuno, che ha portato alla ribalta il nome di Trento nel mondo e che ha scoperto nuovi talenti come Laurina Paperina. Sul valore dell'istituzione culturale di via Belenzani non si discute.
Semmai c'è da dire che nei momenti drammatici sono proprio i gioielli più preziosi quelli che vengono portati al banco dei pegni.
 
Certo, con i j'accuse che ho letto sulla stampa non si fa molta strada né si risolvono i problemi. Non si può rimproverare un'Amministrazione di aver scelto di tenere aperte le palestre o le biblioteche di quartiere, frequentate da migliaia di bambini e ragazzi, piuttosto che un prestigioso atelier dell'arte.
Sarebbe meglio invece alzare lo sguardo alla ricerca di nuovi modi, nuovi canali per finanziare eccellenze culturali come la Galleria civica.
Sarebbe meglio fare gli imprenditori delle proprie idee, per raccogliere finanziamenti attorno ai progetti.
 
Avviene altrove, non solo all'estero, può avvenire anche a Trento, a meno che non rimaniamo ancorati alla vecchia idea secondo la quale l'Ente Pubblico ha disponibilità illimitate e dunque può sempre intervenire a cavare la castagne dal fuoco.
Se mai è stato così, ora di certo è cambiato tutto.
Per questo ci appelliamo ai privati cittadini, a chi ha disponibilità economiche e interesse per la cultura: è il momento di intervenire, di dare una mano agli attuali soci privati della Galleria, di assumersi l'onere ma anche l'onore di garantire la sopravvivenza a questa benemerita istituzione che negli anni ci ha fatto familiarizzare con l'arte contemporanea.
 
Ben venga anche l'idea dell'assessore provinciale Panizza di portare la Galleria Civica a Palazzo delle Albere, purché all'idea seguano presto fatti e passi concreti.
Non si tratterrebbe di un semplice trasloco, ma di un potenziamento importante del polo museale della Sinistra Adige, che potrebbe aumentare la propria attrattività anche grazie all'arte contemporanea.
Questa offerta integrata consentirebbe economie di scala sugli spazi espositivi e sulla promozione, darebbe una sede adeguata alla Galleria, che diventerebbe un luogo capace di fare dialogare i linguaggi dell'arte, della scienza e, più in generale della contemporaneità.
Una bella prospettiva, che il Comune ha già preso in considerazione in passato, ma che ha bisogno di un progetto condiviso, di un sostegno allargato e, ribadisco, di iniziative concrete e immediate.
 
E' stato detto che la Cultura è la più colpita dai tagli di questa ipotesi di bilancio comunale.
Non è vero: a mettere in fila i numeri, si scopre che ci sono anche voci più pesanti. Ma qui non ci interessa fare l'hit-parade dei tagli.
Semmai vogliamo ribadire che il settore Cultura del Comune di Trento è tutt'altro che in dismissione, come qualcuno vuole far credere.
Nel 2012 stanziamo oltre 3 milioni e 800 mila euro per le biblioteche, quella centrale (lodata anche da Umberto Eco) e quelle, non meno importanti, decentrate sul territorio.
Spenderemo 2 milioni e 500 mila euro per le iniziative culturali cittadine, per un budget totale  che – considerate anche le politiche giovanili e il turismo – supera gli otto milioni e mezzo di euro.
Certo, c'è un calo delle risorse (siamo a meno 7,9 per cento rispetto al 2011), ma vi garantisco che non si poteva fare altrimenti.
L'ha ben compreso anche la Giunta, che con grande senso di responsabilità ha accettato la sfida di provare a fare ancora meglio con meno.
Motto che sarà adottato per gli anni a venire, perché dobbiamo tutti rimboccarci le maniche, dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa.
Anche i cittadini, con l'intesa però che rinuncerà a poco chi ha meno, a un po' di più chi non ha problemi economici.
 
Un'ultima considerazione: è stato scritto, in questi giorni, che il Comune chiede aiuto a piazza Dante. Non è esattamente così, come del resto ha chiarito l'assessore Mauro Gilmozzi.
«Il Comune non sta chiedendo un contributo alla Provincia, ma che si risolvano vecchie pendenze e si regolarizzano alcuni arretrati», ha ben spiegato l'assessore provinciale. Insomma, stiamo cercando di recuperare i nostri crediti, come farebbe una qualsiasi impresa che si trova improvvisamente in crisi di liquidità.
 
In effetti, quando mancano i soldi occorre moltiplicare le idee e aguzzare l'ingegno.
Visti i venti di tempesta, occorre anche remare tutti nella stessa direzione, per non disperdere energie.
Di sicuro, guardare con nostalgia a un passato che difficilmente potrà tornare è non solo inutile, ma dannoso per il presente e il futuro della nostra città.
 
Alessandro Andreatta, sindaco di Trento

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