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Presidenziali francesi, la proposta di Hollande

Il candidato socialista propone una tassa ad-hoc per i milionari - Di Michele Soliani

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Lunedì notte, il candidato socialista Hollande ha proposto l’istituzione di una tassa del 75% del reddito per coloro che guadagnano oltre un milione di euro all’anno.
Il candidato ha evidenziato anche il fatto che «Quello che io non sono d'accordo, è la ricchezza indecente. È una ricchezza ottenuta senza sforzo o impegno.»
Dopo quanto affermato in nottata su TF1, primo canale francese, martedì mattina ha rincarato la dose affermando che «sarebbe un messaggio di coesione sociale (...), anche un atto di patriottismo. Il patriottismo è anche quello di accettare di pagare una tassa aggiuntiva per risollevare il paese.»
Il suo programma prevede pure la creazione di un’aliquota del 45% per chi ha un reddito di 150.000 euro all'anno.
 
La proposta ha letteralmente sconvolto il suo principale avversario, Nicolas Sarkozy, il quale si trova ad affrontare lo spinoso problema di una nuova tassa che porterebbe nelle tasche di Hollande una grossa fetta degli elettori meno abbienti.
Nonostante la dura batosta, il Presidente ha, durante il suo viaggio a Montpellier, affermato che «Tutto questo dà l'impressione di improvvisazione e di avventatezza, per tutto dire di amatorialità che è francamente sconcertante. Qual è il significato di una proposta del genere?».
 
Dure critiche sono giunte, durante la giornata di Martedì, anche dal ministro degli esteri francese Alain Juppé, che ha lasciato una dichiarazione a un canale televisivo francese.
«Questa è una tassa precipitosa. – ha detto Juppé. – Ogni giorno, Francois Hollande inventa una tassa aggiuntiva. Ieri ne ha annunciate due, questa e un’ altra per finanziare la dipendenza. Il problema che riguarda il programma di Francois Hollande, è che non regge. Dice che tornerà al pareggio di bilancio nel 2017, con una previsione di crescita che anche i suoi compagni di partito non approvano. Per raggiungere questo obiettivo, deve trovare 90 miliardi di euro. Non prevede neanche un centesimo di risparmio, ad eccezione della riduzione del 30% dello stipendio del Presidente della Repubblica. Il tutto si basa su un accumulo di tasse aggiuntive.»
 
Se gran parte del mondo politico francese è contrario a questa tassa, Thomas Piketty, professore presso la Paris School of Economics, ha affermato che è necessaria una rivoluzione fiscale che porti ad una radicale revisione dell’imposta sui redditi.
A suo avviso, la proposta di Hollande non è tanto apprezzabile. Non perché sia sbagliato proporre una cosa del genere, ma perché si dovrebbe riformare l’intero sistema tributario francese.
«Tre quarti dei rendimenti finanziari – afferma il professore – non sono soggetti alle tariffe dell'imposta sul reddito.»
 
Inoltre questi ricorda che una tassazione simile venne introdotta nel 1932 negli Stati Uniti da Roosevelt.
La tassa permise il New Deal e la crescita dell’economia americana per cinquant’anni. Nel 1980 tale legge è stata abolita dal Presidente Reagan.
Comunque Hollande, secondo il giudizio di Piketty, ha forse capito l’esigenza di una rivoluzione fiscale e questa proposta appare come un primo timido tentativo.
 
Michele Soliani

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