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Dopo 3.500 anni, le Palafitte di Fiavé ritornano al futuro

Oggi, 14 aprile 2012, il Museo delle palafitte di Fiavè ha aperto i battenti

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Il gran giorno del Museo delle Palafitte di Fiavè è arrivato.
Parte della grande rete dei musei e dei siti palafitticoli dell’arco alpino, entrata lo scorso anno del Patrimonio mondiale dell'Unesco, il Museo di Fiavè, preziosa testimonianza della vita umana tra il tardo Neolitico e l'età del Bronzo, è stato inaugurato oggi pomeriggio, alla presenza di un foltissimo pubblico e di numerose autorità, fra cui l’assessore alla cultura della Provincia autonoma di Trento, Franco Panizza e il sindaco di Fiavé, Nicoletta Aloisi.
 
Alla cerimonia è intervenuto anche Cyril Dworsky, rappresentante della Presidenza, assegnata all'Austria per il 2012, del gruppo di lavoro internazionale del sito Unesco «Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino» che include, assieme alle palafitte di Fiavé, anche quelle di Ledro.
Un patrimonio restituito alla comunità, dunque, quello delle palafitte di Fiavè, e un Museo che, con le altre realtà museali e culturali della provincia e con gli altri 110 siti palafitticoli «targati» Unesco, offrirà un contributo importante all'intero Trentino, sul piano culturale, scientifico, ma anche economico e turistico.
 

 
E' stato l'abbraccio della folla, sulle note della Banda Intercomunale del Bleggio, a salutare oggi l'inaugurazione del Museo delle Palafitte di Fiavè.
Una folla entusiasta e partecipe, che con il suo calore ha offerto la migliore testimonianza di quanto questa struttura fosse attesa.
Anche il maltempo ha dato tregua, consentendo a grandi e piccini di partecipare pienamente a quella che è stata una vera e propria festa del passato ritrovato.
 
L'assessore provinciale alla cultura Franco Panizza lo ha sottolineato nel suo discorso, con il quale si apriva la Settimana della cultura, (inaugurata due anni fa con l'apertura di castel Thun), portando i saluti di tutta la Giunta provinciale.
«Le tante persone accorse qui oggi – ha detto Panizza – sono il segno inequivocabile di come la comunità in tutte le sue componenti senta l'importanza di questo Museo. Ci sono le associazioni, c'è il mondo della cultura, ci sono soprattutto tantissimi cittadini. Bisogna conoscere il proprio passato, le proprie radici; se non lo si fa, non si conosce neanche il presente e non si può immaginare il futuro.
 
«Questa struttura, – ha aggiunto – animata da uno spirito divulgativo ed educativo, ci aiuta a recuperare il senso della nostra storia più remota e in rete con le altre realtà museali e culturali costituisce anche un ulteriore elemento del marchio trentino, quindi una carta in più da spendere per rafforzare la nostra capacità competitiva, assieme all'ambiente, assieme ai prodotti del territorio, assieme a tutti gli altri punti di forza delle Giudicarie e dell'intera provincia. Noi restituiamo oggi alla comunità un patrimonio importante. Ma la sfida inizia adesso: dobbiamo far sì che questo museo sia una struttura viva, innovativa, aperta agli stimoli e alle proposte della società.
 
 
 
«Un grazie particolare – ha proseguito l’assessore. – a tutti coloro che si sono adoperati per far sì che questo sogno si concretizzasse, a partire dagli scavi, dalle ricerche e dal lavoro scientifico; grazie in particolare la Soprintendenza per i beni archeologici, perché non è stato facile portare a termine un lavoro così complesso, superando anche problemi tecnici e burocratici, ed inoltre al Servizio conservazione della natura.
 
«Anche in questa occasione – ha concluso – la Provincia si è dimostrata davvero una grande squadra, organizzata e di qualità. Oggi si apre la Settimana della cultura: ci sono 110 eventi in programma, 24 le istituzioni coinvolte, insomma, una marea di iniziative in tutto il Trentino. Dobbiamo esserne orgogliosi, perché una società che sa investire sulla cultura e sulle idee è una società che sa affrontare anche la crisi.»
 
Il sindaco Nicoletta Aloisi a sua volta ha ringraziato tutti coloro che si sono adoperati «per la realizzazione di un sogno iniziato vent'anni fa e lungamente coltivato da tutta la popolazione».
«Un grazie particolare è stato rivolto inoltre alla figura del maestro Renato Perini, padre delle palafitte di Fiavè e primo responsabile degli scavi che si sono succeduti dal 1969.
«Con la riqualificazione della torbiera e la realizzazione del parco adiacente al Museo – ha detto ancora il sindaco – e in collaborazione con il sito di Ledro, si aprono ora opportunità di crescita culturale e economica per tutto il territorio.»
 
Il rappresentante dell'Unesco Cyril Dworsky ha ricordato come «a giugno sarà trascorso un anno dal riconoscimento ottenuto dai 111 siti palafitticoli preistorici europei. L'attenzione e l'affetto dimostrato finora dal pubblico e dagli organi di informazione è stato grande; ma dobbiamo insistere per creare una rete solida e durevole fra queste realtà. Questa rete in parte già esiste sul piano scientifico, dobbiamo far sì che si consolidi anche sul piano operativo e delle collaborazioni.»
 

 
Dopo i discorsi, la visita ai locali del Museo e al biotopo Fiavé-Carera, per ritrovarsi finalmente faccia a faccia con la Storia, anzi, con la Preistoria.  
 
 Scheda – Il Museo  
Le Palafitte di Fiavé sono uno dei 111 siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, entrati a far parte della lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco.
 Il museo, curato dalla Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento, racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli succedutisi lungo le sponde del lago Carera, bacino di origine glaciale, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo.
Gli scavi diretti da Renato Perini, iniziati nel 1969 e proseguiti fino all’inizio degli anni Novanta, hanno portato alla luce resti di capanne costruite sulla sponda lacustre (3800 - 3600 a.C), ma anche secondo il classico modello della palafitta in elevato sull’acqua (1800 - 1500 a.C.).
Un’evoluzione di questa tipologia sono le capanne su pali ancorati ad una complessa struttura a reticolo adagiata lungo la sponda e sul fondo del lago (1500 - 1300 a.C.). Negli ultimi secoli del II millennio a.C. l’abitato si spostò sul vicino Dos Gustinaci, dove sono state rinvenute abitazioni con fondazioni in pietra.
 
L’eccezionale stato di conservazione non solo dei pali, ma anche di molti altri materiali organici, rende queste palafitte particolarmente affascinanti, consentendo di penetrare in aspetti della vita delle comunità preistoriche generalmente sconosciuti.
Il museo espone una selezione degli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche, che suscitano stupore per la loro modernità.
Sono migliaia i materiali caduti in acqua, accidentalmente o gettati al tempo delle palafitte, preziose testimonianze di notevoli conoscenze tecniche e costruttive e di abilità artigiana. Si tratta di vasi in ceramica, ma anche di monili in bronzo e – rarissimi all’epoca – in ambra baltica e in oro.
Una collezione unica in Europa è quella costituita dai circa 300 esemplari di oggetti in legno: stoviglie e utensili da cucina, fra i quali tazze, mestoli, vassoi, strumenti da lavoro come secchi, mazze, falcetti, trapani, manici per ascia, oltre ad un arco e alcune frecce.
Le particolari condizioni ambientali dei depositi lacustri hanno restituito persino derrate alimentari come spighe di grano, corniole, nocciole, mele, pere.
 
Un intero piano del museo è dedicato alla ricostruzione della vita quotidiana al tempo delle palafitte: un’esperienza unica che permette di immergersi nell’atmosfera del villaggio palafitticolo di 3500 anni fa.
 
Oltre al grande plastico che ricostruisce il villaggio «Fiavé 6», diversi ambienti svelano di volta in volta il lavoro di contadini e pastori, la vita attorno al focolare domestico, la cucina, la moda, i segreti di metallurghi e cacciatori. Di particolare suggestione sono anche i modellini ricostruttivi, i filmati e gli elementi scenografici che richiamano i pali di supporto delle palafitte.
 
Una sezione del museo, curata dal Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione ambientale della Provincia autonoma di Trento, è dedicata all’unicità del biotopo Fiavé-Carera, riserva naturale provinciale e sito di importanza comunitaria.
Quest’area protetta è infatti una delle torbiere più estese del Trentino, ricca di vegetazione, luogo di riproduzione di molte specie di rettili e anfibi e punto di sosta per uccelli migratori.
 
Il progetto scientifico del museo è di Paolo Bellintani e Luisa Moser, archeologi della Soprintendenza trentina, mentre l’allestimento è dell’architetto Franco Didoné. Grafica e scenografie sono state curate da Gruppe Gut - Officina di design.
I filmati sono stati realizzati da Format, Centro Audiovisivi della Provincia autonoma di Trento. Il grande plastico che ricostruisce un villaggio palafitticolo dell’Età del Bronzo è opera di Gigi Giovanazzi.
 
 Durante la Settimana della cultura il Museo sarà visitabile con ingresso gratuito tutti i giorni, dal 15 al 22 aprile, dalle ore 10 alle 18, e il 20 e 22 aprile anche in orario serale, dalle 20.30 alle 22.30.
Saranno inoltre gratuite le attività previste in occasione della Settimana della Cultura, domenica 15, sabato 21 e domenica 22 aprile, che prevedono visite guidate al museo, al sito archeologico e al biotopo Carera, attività di archeologia sperimentale, teatro per bambini, laboratori per tutta la famiglia per conoscere divertendosi l’antica storia delle palafitte di Fiavé.
 

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