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«L’Africa in Trentino», un incontro di (grande) lavoro/ 2

Forum con gli ambasciatori africani: nel pomeriggio le voci trentine per l’Africa

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Nella seconda parte del Forum organizzato dalla Provincia autonoma di Trento con gli ambasciatori africani, oggi al castello del Buonconsiglio, si sono sentite voci trentine, in rappresentanza dei tanti mondi che hanno legami con l'Africa: i comuni, le scuole, le associazioni trentine e dei nuovi trentini, i migranti che oggi vivono stabilmente in provincia.
Una panoramica su un mondo ricco di ideali e di esperienze, che si è confrontato a tutto campo con gli ambasciatori dei paesi dove la solidarietà trentina è più presente. In chiusura, la lettura, da parte dell'assessore Lia Giovanazzi Beltrami, di una toccante lettera-appello del vescovo etiope Ghebreghiorghis, rivolto soprattutto agli ambasciatori, affinché difendano i loro paesi dalle «congiure subdole» che puntano a dividere l'Africa e a mantenerla in una condizione di perenne povertà e dipendenza.
 
Ha aperto la serie degli interventi Giorgio Dossi, sindaco di Brentonico, paese gemellato con una cittadina burundese, Muyinga, in rappresentanza dei tanti comuni trentini che hanno stretto rapporti di amicizia con l'Africa.
Un'esperienza che cresce, ha detto Dossi, in entrambe le direzioni, in un continuo interscambio, utile e gratificante per entrambi.
 
Quindi Alberto Garniga, dirigente del Centro moda Canossa, che ha invitato tutti, il 30 di maggio, al centro Santa Chiara, per vedere i risultati di un progetto avviato con una scuola del Togo che ha messo al centro la moda: per renderlo possibile 13 studenti del Togo sono venuti qui a novembre, ed un gruppo di trentini ha ricambiato la visita in primavera. I risultati li vedremo presto nella passerella al Santa Chiara.
 
A seguire Boubacar Camara, in rappresentanza della comunità senegalese in Trentino e più in generale di tutti i migranti approdati qui dalle varie parti dell'Africa.
Camara, artista con una mostra attualmente visitabile al Centro per la formazione alla solidarietà internazionale, ha raccontato la sua esperienza di cittadino del mondo, dall'Africa all'Europa, fino a Trento, dove è arrivato per una ragione semplice e universale: l'amore.
 
«Qui ho cominciato a conoscere il Piano convivenza elaborato dall'assessore Beltrami, colpito dal fatto che gli immigrati venivano chiamati “nuovi trentini”; era una cosa bellissima, non l'avevo mai sentita in nessun altro luogo. Non è facile arrivare in un posto e sentirsi accettati. Mi sono chiesto a cosa fosse dovuto tutto questo: poi ho saputo che tanti trentini, nella Prima guerra mondiale, hanno dovuto lasciare la loro casa, e forse questo li ha aiutati a capire la condizione di chi, oggi, è a sua volta lontano da casa.»
 
È stato poi il turno di Jabe Daka Zebenay, da 11 anni a Trento, in rappresentanza del Tavolo per l'Etiopia, composto da 13 associazioni diverse, impegnate in settori che vanno dall'educazione alla sanità.
«La cooperazione trentina – ha detto Zebenay – è una cooperazione di tutti. Dobbiamo lavorare sempre più strettamente con le istituzioni trentine. Allo stesso modo, riporto quello che mi ha detto ieri l'ambasciatore etiope in Italia, che purtroppo oggi non può essere qui per motivi di salute: le porte dell'Etiopia per voi sono sempre aperte.»
 
Paolo Rosatti ha portato la testimonianza del Cam-Consorzio associazioni con il Mozambico, che ha realizzato un programma di cooperazione di comunità nel distretto di Caia, articolato in diversi settori, dalla sanità alla scuola, dalla pianificazione urbanistica al microcredito, che lo scorso anno ha festeggiato il suo decennale.
Tante le esperienze realizzate dal Cam in Mozambico, ma tanti anche gli scambi con il Trentino; Rosatti ne ha ricordato uno, piccolo ma significativo, il lavoro comune fra alcune radio trentine e la radio comunitaria aperta a Caia.
 
Il vescovo di Mahenge, in Tanzania, Agapiti Ndorobo, presente in questi giorni a Trento, è stato invitato a portare un saluto al Forum.
Dal vescovo la testimonianza di un impegno delle genti trentine e del Primiero in particolare, che ha portato, in maniera del tutto volontaria, grande giovamento alla sua diocesi e ha aiutato a diffondere sul suolo africano idee, come quella della cooperazione, estremamente importanti.
 
Ha chiuso la carrellata di testimonianze il questore Giorgio Iacobone, che da non-Trentino ha detto di avere imparato ad apprezzare moltissimo, in questi due anni, lo spirito solidaristico del Trentino.
«Ma solidarietà senza legalità – ha aggiunto – non può produrre frutti. Come autorità di pubblica sicurezza noi ci teniamo molto al rispetto dei diritti, compresi quelli legati al soggiorno degli stranieri in Trentino. Chiediamo alle associazioni e alle altre autorità di isolare quella ridottissima minoranza che delinque.
«Sono pochi ma fanno molto male alla loro comunità. In Trentino ogni minima violazione della legge fa molta impressione, perché questa è una terra di legalità e pace sociale. Ringrazio molto l'assessorato alla solidarietà internazionale per le cose abbiamo fatto assieme e spero che questa collaborazione possa dare frutti sempre migliori.»
 
Ha chiuso la giornata l'assessore Lia Giovanazzi Beltrami, che ha espresso un particolare ringraziamento alle associazioni trentine.
«Ogni anno esaminiamo più di un centinaio di progetti, col cuore vorremmo sostenerli tutti, magari possiamo finanziarne solo 40, ma sappiamo che per qualche via le iniziative vanno sempre avanti.»
 

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