Controcanto alla creduloneria/ 2 – DI Vittoria Haziel
La seconda parte del gran ritorno di Vittoria Haziel E con la seconda parte anche della foto irriverente del nostro direttore accanto al "Vespasiano Giocondo" nei pressi della stazione di Porta Susa di Torino...
Stiamo sempre sulla Gioconda, anzi,
nei suoi occhi, e seguiamo le fantomatiche scoperte di
Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la
valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali (Dio ci
salvi!, come abbiamo visto nella prima puntata).
Nella cronaca cruda degli eventi annunciati oltre alle lettere come
dicevo ci sono i numeri. Si tratterebbe del 7 e del 2
visti dal Comitato «sotto la prima arcata a destra del
ponte che fa da sfondo al ritratto», come si legge nel taglio alto
de La stampa del 29 dicembre 2010.
I numeri, sempre secondo quanto riportato nell'articolo e nel
seguente del 9 gennaio 2011, hanno scatenato un putiferio.
Cartucce a raffica. Prima arrivano quelle di Giuseppe Papagni,
qualificato «artista e studioso di storia dell'arte e di
esoterismo», il quale legge insieme i due numeri, e cioè 72.
Sentiamo questi spari: «Il riferimento riguarda la mistica del più
arcano dei nomi di Dio (perbacco!, ndr).»
E tira fuori dal cappello a cilindro non esempi che riguardano
Leonardo, ma altri artisti.
Comincia con il Parmigianino, e spiega «composto da 72 lettere, il
connesso simbolismo del numero 72 è presente anche nel medaglione
del ritratto di Galeazzo Sanvitale (1524, Museo di Capodimonte a
Napoli). Che c'incastra lo sa solo lui».
Poi dalla tela passa alla ceramica. «… e nel verso palindromo con
il numero [attenzione qui! Non è più 72! - NdR]… 27 in
alcuni piatti di ceramica del servizio d'Este-Gonzaga, attribuito a
Nicola da Urbino (1525 circa, Victoria and Albert Museum
Londra)».
E sempre solo lui comprende il nesso.
Le cartucce dello studioso sono finite. Ora arriva il contrattacco
mediatico di un'altra studiosa, Carla Gori da Savona, «autrice di
vari saggi sul celebre quadro» (Dio che fatica tirare giù una
bibliografia Doc firmata dalla studiosa! Fatemi un favore, provate
voi…).
Che dicono le cartucce? Mettetevi i tappi, perché la raffica può
ledere il nervo acustico o il timpano.
Intanto è sciolto l'enigma sul luogo cui Leonardo si è ispirato per
il paesaggio dietro all'immagine della Gioconda. «Sarebbe Bobbio,
una località del piacentino», si legge nell'articolo sempre della
stessa testata torinese.
Come lo avrebbe identificato la dottoressa? Partendo proprio dal
numero 72 scoperto dall'affamato di fama Vinceti, di cui sopra.
E qui - udite udite ancora una volta! (ma non troppo, sempre per il
suddetto rischio acustico) - come collegherebbe il numero 72
all'identificazione del luogo?
Ciò sarebbe stato possibile «grazie a una documentazione storica
ponderosa»!
Dalla quale emergerebbe che si tratterebbe del «ponte Ponte Gobbo,
detto ponte Vecchio o Ponte del Diavolo, devastato dall'onda del
fiume Trebbia nel… [musica da suspence, poi colpo di scena con
rullo di tamburi! - NdR]… nel 1472. E per Leonardo, che deve
aver amato l'idea di far spremere le meningi ai posteri. Quel 72
era un indizio importante. Altro che riferimenti esoterici».
Troviamo queste ed altre notizie sotto il nome Carla Gori anche in
un sito internet dal titolo «Menti distorte». Che voglia
alludere?
Comunque, le cartucce della studiosa sono finite, ma altre ne aveva
sparate precedentemente, per dire di essere convinta di aver
«individuato nella Gioconda la nobile Bianca Giovanna Sforza».
E a proposito di questa scoperta, ora dal cappello a cilindro della
studiosa vengono fuori altre lettere: G e S, iniziali di Giovanna
Sforza.
Un momento, ricapitoliamo le lettere nascoste prendendole anche
dalla prima puntata. Le mettiamo in file: CE, o forse B, LV, S, L,
e ora G e S.
Sediamoci ora lì, su uno dei prati dello sfondo giocondo,
e facciamo ampi esercizi respiratori perché io personalmente sto
rischiando l'apnea.
Vedete, in tutta questa ruota di numeri e lettere che girano
all'impazzata, gli studiosi in cerca di scoop hanno comunque
dimenticato un piccolo, enorme particolare. Parliamone.
La Gioconda fu rubata un secolo fa dal decoratore italiano Vincenzo
Peruggia, il quale se la tenne per ben DUE ANNI sotto il letto.
Ergo? Ergo nessuno può escludere che i numeri che in realtà si
intravvedono sotto l'arcata del ponte siano stati segnati dalle
mani del ladro.
Infatti, a guardare bene le due «sagome» non sembrano affatto né
medioevali né tantomeno leonardeschi.
E ora si scatenino pure le congetture sul significato che il
geniale italiano, che si mise il quadro sotto l'impermeabile per
portarlo via dal Louvre, abbia voluto significare.
Un momento: ho un'idea. Vedete come fa bene l'aria pura, ai piedi
dei monti sullo sfondo della Gioconda dove ci siamo concessi una
pausa?
Al posto dei significati cabalistici andiamo a vedere cosa ci dice
sul numero 72 il libro dei sogni, la smorfia. Bel duello: Cabala
contro Smorfia. Come dire Ebrei contro Napoletani.
Che troviamo? «Lo stupore», «A' meraviglia». Perfetto per uno che
ha sotto il letto in camera sua la Gioconda, no?
E… attenzione! Il 79 è «il ladro»: infatti ci sta alla perfezione,
visto che gli archeologi della Gioconda sono incerti sul secondo
numero, che potrebbe essere anche 9 anziché 2, e quindi essere
79.
Dunque il Peruggia è in linea con le comunicazioni criptiche di
Leonardo da Vinci? Con quel numero letto in duplice versione ha
voluto dirci, a tirar le somme, «la meraviglia del ladro»?
Ma sì, lasciateci sognare, cari studiosi troppo consumati sui libri
che avete smesso di sognare, e come dice De Rienzo non sapete
godere della meraviglia di Monna Lisa!
Il Peruggia fu condannato a un anno e quindici giorni di prigione
per aver rubato la Gioconda.
Quanto diamo, secondo voi, a chi la sottrae non dal museo, ma dalle
stanze del nostro godimento di fruitori di un capolavoro
dell'arte?
Dalle stanze dei sentimenti più nobili che ci aiutano a evadere
dalla realtà?
Possono andare a piede libero a zonzo per i media mondiali,
recidivi e forse anche dolosi?
Ma sì, lasciamoli stare. Costoro sono la dimostrazione della
pochezza umana di fronte all'altezza del genio.
Più che le patrie galere meriterebbero un girone di una «Commedia»
nuova, con nuovi personaggi, nuovi temi, eterne condanne.
Davincianamente vostra
Vittoria






























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