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Trentini dall'Antartide/ 2 – Di Roberto Filippi e Paolo Gabrielli

Il diario dei nostri ragazzi Trentini inseriti nella nuova sezione del «Progetto Smilla» intitolata «LARISSA» Seconda parte (Parte precedente)

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I nostri sono arrivati nella base inglese di Rothera nella Penisola Antartica, di cui potete vedere una panoramica in diretta da questa webcam. Da quello che ci fa sapere Roberto sembra che, per ora, non se la passino troppo male…



Carote di ghiaccio

I nostri sono arrivati nella base inglese di Rothera nella Penisola Antartica, di cui potete vedere una panoramica in diretta da questa webcam. Da quello che ci fa sapere Roberto sembra che, per ora, non se la passino troppo male…

Rothera è un'isola situata in un posto bellissimo. Ci sono pinguini, foche e perfino balene che passano ogni tanto! L'ospitalità inglese è sorprendente. Siamo in attesa di un momento di bel tempo per trasportare con un Twin Otter il nostro materiale fino a dove installeremo il nostro campo.
Le condizioni meteo sono veramente un problema, in quanto in continua evoluzione.
Ieri i piloti hanno fatto un volo di ricognizione, ma oltre ad esserci poca visibilità sono atterrati a 12 km (dico dodici!) di distanza dal nostro campo; qui si è perfino rotto uno degli sci dell'aereo (nella foto che segue).
Hanno impiegato ore per ripararlo, in mezzo ad una tempesta. Ora scappo a preparare i contenitori per le carote di ghiaccio!



Carote di ghiaccio? e perché tanta fretta? Sembra che i preparativi stiano fervendo….
Calma. Ricapitoliamo: i nostri stanno per partire da Rothera per installare un campo remoto su un ghiacciaio, posto una decina di chilometri a monte di dove stava la piattaforma Larsen B, prima di frantumarsi nel 2002.
Qui sperano di compiere una perforazione di 400 m nel ghiaccio per estrarre una carota di ghiaccio (nella foto sotto) che sveli come il clima del passato ha influenzato la Larsen B.

Insomma le domande a cui vogliamo rispondere grazie alla nostra carota sono del tipo: c'è mai stato un altro periodo così caldo nel passato da provocare un'altra frantumazione della Larsen B?
E quanto tempo ci ha messo per riformarsi?
Oppure la Larsen B non si era mai frantumata nel passato?
Magari qualcuno di voi si starà giustamente chiedendo se questa carota parla ;-).
In un certo senso… più che altro una carota di ghiaccio è come un libro con un codice segreto che dobbiamo decifrare.

La neve, durante la sua caduta verso il suolo, intrappola infatti le sostanze presenti nell'atmosfera in quel preciso momento.
Queste sostanze descrivono la composizione chimico-fisica dell'atmosfera e quindi del clima all'epoca della deposizione.
Man mano che la neve si accumula, viene sepolta da altri strati e nei decenni si compatta e si trasforma in ghiaccio.
Quindi più il ghiaccio è profondo, più è antico e più è antica la storia che ci racconta.
Ma quanto? Bella domanda, non è facile a dirsi per ora ma la speranza è che questa carota di ghiaccio di 400 metri ci racconti la storia del clima di questa regione negli ultimi 20.000 anni, ovvero a partire dalla fine dell'ultima glaciazione.

Ah ecco, bene allora quando partiamo? Be, Roberto ce l'ha spiegato, appena il tempo si mette sul bello…


Arrivederci Rothera

L'occasione è arrivata: i nostri hanno lasciato Rothera ed ora sono nel campo remoto. Potete trovare qui un riassunto grafico del viaggio che li ha portati da Columbus in Ohio fino al campo remoto nella penisola Antartica.
Aspettiamo ora di ricevere le prime notizie via satellite dal campo.
Prima di partire Roberto ci ha inviato un messaggio dalla base di Rhotera.

La base inglese viene tenuta in funzione tutto l'anno (ci sono una ventina di persone durante l'inverno australe e circa 100 adesso che è estate) e funge da punto di partenza per numerose spedizioni scientifiche in differenti ambiti (geologia, biologia, glaciologia, meteorologia).
Essa stessa ospita numerose attrezzature per il monitoraggio del tempo meteorologico, la fauna e la flora.



In questa base c'è un po' di tutto, dalla palestra al bar per la sera, dalla sala cinema alla palestra di arrampicata, dalla pista da sci alla stanza dei computer: e il cibo è veramente buono! Insomma, ci stiamo un po' viziando in vista dei prossimi giorni.

In questi giorni abbiamo provato il materiale per il campo remoto (tende, cibo, ecc) e stiamo organizzando i prossimi passi, tenendo in considerazione varie possibilità: qualsiasi cosa può accadere da un momento all'altro, in quanto il meteo qui la fa da padrone ed è molto capriccioso...

Avremmo bisogno di qualche ora di bel tempo, in modo da riuscire a trasportare la maggior quantità di materiale possibile e iniziare l'allestimento del campo.
Il campo remoto dove eseguiremo la perforazione è localizzato a circa 2.000 metri di quota ed è soggetto a forti venti da nord.
Sarà dunque importante scegliere accuratamente la disposizione del campo, per prevenire il formarsi di fastidiosi accumuli di neve intorno alle tende.

Per il momento dunque siamo pronti a sfruttare qualsiasi occasione che il tempo ci offrirà.
Intanto Thai, il camp manager, ci insegna qualche trucco, ci prepara al montaggio delle tende e ci illustra i suoi piani.


Qui campo remoto Beta, ci sentite?
Benvenuti in Antartide! Quella vera… Roberto, Ellen e gli altri, lasciata la base Antartica di Rothera sono finalmente arrivati al campo remoto BETA e ci hanno inviato via satellite il primo messaggio e le prime foto.
L'itinerario per arrivare qui è stato lungo ma finalmente possono cominciare a lavorare per estrarre questa «macchina del tempo» lunga 400 metri, una carota di ghiaccio che ci svelerà l'andamento del clima del passato in questa regione dove nel 2002 si è frantumata la piattaforma di ghiaccio Larsen B.



Ma sentiamo direttamente il racconto di Roberto.

Cari amici,
vi scrivo dal campo remoto beta, finalmente. Approfittando di una parentesi di bel tempo siamo partiti improvvisamente alle 18 di qualche giorno fa e siamo stati proiettati su questo sito disperso nella Penisola Antartica.

Oltre al nostro aereo, la base inglese di Rothera ci ha messo a disposizione altri 3 Twin Otters e con 4 voli l'intero gruppo e gran parte del materiale è stato trasportato sul sito di perforazione.



Nel vento freddo, ma con ottima visibilità, abbiamo lavorato fino alle 3 di mattina per costruire il campo.
Siamo stati molto fortunati a trovare del tempo clemente, in particolare per la costruzione del duomo, ben 5 metri di altezza per 7 di diametro.
Con il vento sarebbe stato difficilissimo.

Fino ad ora il tempo si è mostrato estremamente clemente e talvolta si lavora persino in t-shirt all'interno del duomo.
La grande differenza la fa il vento, che può essere estremamente gelido.
Una notte la temperatura si è abbassata fino a circa -20 gradi.

Abbiamo anche fatto 2 piccole spedizioni a circa 15 km di distanza con la motoslitta per recuperare parte del materiale che era stato scaricato durante un volo precedente.
Non è stata una cosa banale, perché ogni volta che ci muoviamo dobbiamo portarci dietro il necessario per affrontare ogni emergenza (crepacci, eventuali malfunzionamenti della motoslitta, cibo in caso di sosta forzata, radio e satellitare etc.).


A questo punto tutto è pronto. È ora di viaggiare attraverso il tempo andando a estrarre questo ghiaccio che in profondità potrebbe essere antico anche 20.000 anni e poi…. ritornare al futuro.
Meglio che in un film… come in una macchina del tempo.

Paolo Gabrielli
p.gabrielli@ladigetto.it

(Parte terza)

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