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Il loro significato nel territorio ove operano – Di Luciana Grillo

«L’attualità delle Accademie: cultura, impresa e istituzioni pubbliche»

Lo scorso 6 maggio si è parlato ampiamente a Rovereto, nella Sala Conferenze della Fondazione Caritro, delle Accademie e di ciò che possono significare per il territorio in cui operano.
E non solo…
Si è anche creato il presupposto per una sorta di gemellaggio tra l’Accademia Roveretana degli Agiati, che conta già 250 anni di vita, e l’Accademia «G. Aliprandi – F. Rodriguez» di Firenze, che da 100 anni opera a Firenze.
 
Hanno portato il loro saluto il Sindaco Francesco Valduga – che ha apprezzato questo momento di approfondimento e confronto, riconoscendo alla Accademie la capacità di migliorare persone, comunità e territorio, con i quali possono creare produttive sinergie nell’organizzazione di convegni e manifestazioni che associano al turismo anche la cultura – e la Vicesindaca di Rovereto Giulia Robol, che ha evidenziato la mission di Istituzioni e Associazioni culturali di custodire il patrimonio culturale, accompagnando il percorso evolutivo della società, con particolare attenzione rivolta alle giovani generazioni.
 
Ha fatto gli onori di casa la Vicepresidente dell’Accademia Roveretana degli Agiati, professoressa Patricia Salomoni, hanno moderato l’incontro prima Marika Damaggio, giornalista del Corriere del Trentino e poi Rocco Cerone, già giornalista Rai, socio dell’Accademia fiorentina.
Il primo interessante intervento è stato quello del professor Michele Gottardi, Presidente del Comitato Interaccademico, nato 10 anni fa.
 
Gottardi ha sottolineato quanto in termini di cultura, formazione e informazione le Accademie possano dare al territorio, del quale hanno in ogni caso bisogno, perché sono istituzioni no-profit e quindi necessitano di sostegno morale e soprattutto economico.
Attualmente, è in formazione un Albo del Terzo Settore in cui le Accademie potrebbero inserirsi a pieno titolo.
 
È stata poi la volta del professor Carlo Rodriguez, Presidente dell’Accademia Fiorentina, che ha raccontato la storia di questa Accademia, nata in realtà da cultori della Stenografia e della Dattilografia, convertitasi successivamente, nel 1982 – quando la Stenografia e la Dattilografia furono escluse dai programmi scolastici – in Accademia, diventata Ente morale nel 1992, attenta alle forme di scrittura generate dall’uso dei computer e aperta ai nuovi linguaggi. Oggi, organizzata in Settori tematici, pubblica ogni semestre una rivista online «SpeciaLinguaggi».
 
Rodriguez ha collegato il concetto di apertura al contatto con l’Accademia Roveretana, evidenziando alcuni elementi comuni e considerando che la pandemia che ci ha colpito invita tutti ad azioni incisive.
In questi tempi, mentre soffiano venti di guerra, l’invito a unire le forze per far sentire meglio tutte le voci diventa quasi un imperativo.
 
Il Presidente dell’Accademia Roveretana, Stefano Ferrari, ha descritto la storia di questa Accademia nata in terra di confine nel 1750, creatrice di un prestigioso premio per i giovani traduttori, interessata alle Scienze umane, alle Lettere e Arti, alle Scienze naturali, fisiche e matematiche, che dialoga con Enti pubblici e imprese private, con l’Università e centri di ricerca e che opera grazie al sostegno – oltre che del Comune di Rovereto e della PAT – della Fondazione Caritro, della Cassa Rurale Alto Garda-Rovereto, di Dolomiti Energia, della Comunità della Vallagarina e di illuminati imprenditori.
 
Sono seguiti brevi ma significativi interventi della Direttrice generale della Fondazione Caritro, Anita Penati, del Direttore dell’Ufficio stampa della PAT, Giampaolo Pedrotti, di Stefano Bisolfi, Presidente della Comunità della Vallagarina, di Massimo De Alessandri, Presidente di Dolomiti Energia e di Antonello Briosi, Presidente di Metalsistem Group.
Tutti hanno espresso la necessità di mantenere il collegamento di Istituzioni e imprese con il territorio, investendo risorse «strutturate», considerando la cultura come base di processi di sviluppo economico del territorio, creando una circolarità tra pubblico e privato, rafforzando i rapporti tra scuola e lavoro, università e lavoro, ricerca di base e ricerca applicata.
 
La professoressa Mariangela Franch, docente dell’Università di Trento, economista esperta, ha sostenuto che gli investimenti in cultura hanno un importante ritorno sul territorio: un festival, ad esempio, porta movimento da altri paesi, produce nuove professioni, stimola l’acquisizione di competenze, crea opportunità di crescita.
 
Ultimo intervento è quello della professoressa Loredana Bettonte, trentina, socia dell’Accademia fiorentina: racconta con tenerezza la sua esperienza, il suo amore per la stenografia, il suo viaggio da studentessa a Montecatini per un concorso nazionale, l’incontro con il professor Flaviano Rodriguez – padre dell’attuale Presidente Carlo – che la invitò a perseguire il suo sogno.
 
Infine, dopo un breve dibattito, il Convegno si è chiuso con l’intervento di Luigi Di Marco, socio storico dell’Accademia, collegato online da Firenze, che ha ringraziato e salutato i partecipanti in presenza e virtuali, augurando alle Accademie di poter collaborare in unità d’intenti.
Il Convegno è terminato con grande soddisfazione da entrambe le parti che sicuramente troveranno il modo di realizzare una proficua collaborazione.

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