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Religion Today-New Generations: il giorno di Terence Hill

La giornata di martedì 9 ottobre, vigilia della premiazione, propone un programma particolarmente ricco di appuntamenti

Si avvicina la conclusione del 21° Religion Today Film Festival, che martedì 9 ottobre, alla vigilia delle premiazioni, propone un programma particolarmente ricco di appuntamenti, collaborazioni e presenze internazionali; ospite d’eccezione: Terence Hill.
Nell’edizione che il Festival dedica alle nuove generazioni, al rapporto stretto con le scuole si aggiunge quello, altrettanto pregnante, con l’Università degli Studi di Trento.
L’occasione è l’avvio di un seminario organizzato dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, che nel corso della mattinata permetterà di approfondire il linguaggio del cinema e il suo sistema di produzione e trasmissione, con interventi sulla critica cinematografica di Gilli Mendel e Armando Lostaglio, membri della giuria internazionale del concorso.
Il percorso, a cura di Giovanna Rech, proseguirà nel pomeriggio al Cinema Modena, con la partecipazione degli studenti alla proiezione del documentario belga «Walking for Genna» (ore 17.00).
Sarà l’occasione di tracciare un primo bilancio del modo in cui il linguaggio cinematografico affronta il tema del viaggio e in particolare il pellegrinaggio e il turismo religioso; nelle prossime settimane seguiranno proiezioni speciali dei migliori film a tema rintracciati nell’archivio di Religion Today.
 
Sono in tutto nove i titoli selezionati per le quattro sessioni in programma, a partire dalle ore 15.00, al Cinema Modena.
Cresce l’attesa per la proiezione, alle ore 21.00, del film «Il mio nome è Thomas», scritto, diretto e interpretato da Mario Girotti, in arte Terence Hill, che sarà presente in sala a ricevere l’abbraccio del pubblico trentino.
L’artista non è nuovo a importanti riconoscimenti che lo rendono un testimone di pace e solidarietà in sintonia con i temi guida di Religion Today.
Nel 2014 è stato infatti insignito della Cittadinanza Onoraria di Gubbio per l’impegno morale e civile dimostrati nel corso della lunga carriera; nel 2017 è stato riconosciuto «Pellegrino di Pace» ad Assisi per i valori della solidarietà, della giustizia e della gioia di vivere.
 
Il comitato organizzatore del Festival gli assegnerà il Premio alla Carriera per la sua «travolgente capacità di movimento tra i più disparati generi, caratterizzato sempre da maestria e abilità nell’emozionare e coinvolgere tutti i tipi di pubblico»; senza dimenticare che «il suo impegno in Don Matteo ha unito milioni di italiani accomunati dall’affetto per un personaggio spirituale e comprensivo, con uno sguardo colmo di speranza più che mai necessaria al giorno d’oggi».
Con «Il mio nome è Thomas», sorprendente film d’azione e di ricerca spirituale on the road, l’eroe degli spaghetti western concorrerà anche per il premio «Nello spirito della fede» e per il premio SIGNIS (World Catholic Association for Communication).
La giornata rinnova anche l’impegno del Festival a favore di un cinema «con occhi di donna», indagando cosa significhi essere donna, e credente, davanti e dietro la macchina da presa.
Accanto ai film che testimoniano l’esplosione di nuove voci femminili all’interno dei diversi gruppi religiosi, spiccano opere che propongono l’immagine di una femminilità irrequieta, resistente ai ruoli e ai cliché.
 
È il caso di «Dove cadono le ombre», scelto per l’appuntamento serale al Teatro San Marco nell’ambito della storica collaborazione con il Cineforum San Marco.
Il film della giovane regista Valentina Pedicini, diplomata alla Zelig di Bolzano, trova una propria via nell’alveo del grande filone del cinema della memoria, consegnando per la prima volta al grande schermo il progetto svizzero di sterminio genetico del popolo nomade degli Jenish, che ancora pochi decenni fa strappava sistematicamente i bambini della comunità alle loro famiglie, per affidarli alle cure di istituti dove venivano sterilizzati e «rieducati» attraverso atroci violenze fisiche e psicologiche.
Si stima che le vittime siano state circa 2000. Una tragedia nascosta, che la Pedicini porta alla luce nelle forme di una gelida favola nera: un implacabile gioco di specchi che affonda nella distillata dinamica vittima-carnefice, qui riletta interamente al femminile.
Per il ciclo degli aperitivi letterari delle ore 17 al giardino Vescovile, l’esperienza dei giovani torna protagonista con la presentazione di «Oltre il muro - Beyond the Wall» a cura di Erica Mondini (Edizioni del Faro), che raccoglie più di settanta storie scritte da giovani israeliani e palestinesi interpretate con varie tecniche figurative dagli studenti del Liceo Artistico di Trento-Reovereto.
 
Dopo l’intensa apertura alla Sala Conferenze del Mart, infine, martedì 9 ottobre il Festival torna a Rovereto con una serata di proiezioni al Cinema Teatro Rosmini (dalle ore 20.30).
La proposta, centrata sulla denuncia della guerra e la comune aspirazione alla pace, dal Medio Oriente ai Balcani, si arricchirà della presenza di Rabbi Mordechai Vardi, capo del dipartimento di sceneggiatura della scuola di cinema Ma’aleh di Gerusalemme e autore del coraggioso documentario “The Field”, ambientato nelle terre contese di Gush Etzion, tra Gerusalemme e Hebron.
Il regista per due anni e mezzo ha seguito da vicino le attività di Ali Abu Awwad e del suo «Centro Palestinese per la Nonviolenza».
Pur avendo subito direttamente gli effetti del conflitto, Ali ha scelto la via del dialogo per favorire la riconciliazione politica; ma il crescere delle tensioni e della violenza sembra mettere a repentaglio il suo progetto di azione nonviolenta.

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