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Lettere al direttore – Paolo Farinati

Nuovo Ospedale Trentino e Ospedale di Rovereto, quali prospettive?

Il tema del NOT, Nuovo Ospedale del Trentino, è sulle prime pagine dei nostri giornali locali da vari giorni. A questo si aggiunge il dibattito partito sulle prospettive dell’Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, conseguenti al destino del NOT(!).
I ricorsi e i rinvii sulla costruzione del NOT, atteso da anni, hanno bloccato il tutto.
L’Ospedale Santa Chiara di Trento a detta di molti, assessori e dirigenti provinciali e comunali, medici e associazioni di categoria varie, è ritenuto obsoleto, inefficiente e al collasso.
Ne consegue un servizio sanitario per i cittadini egregio sì, ma limitato da spazi, strutture, attrezzature tecnologiche e personale ridotti al minimo.
Per contro, o meglio in modalità spesso complementari, l’Ospedale di Rovereto soffre anch’esso di varie inefficienze, rese più complicate in questi due ultimi anni dal Covid-19.
 
Da cittadino roveretano, premetto subito che quando ho avuto bisogno dei medici e dei servizi del Santa Maria del Carmine, per me o per i miei familiari, ho sempre trovato adeguata risposta.
Dovrei, però, onestamente scrivere quasi sempre; ma non per demerito di chi ci lavora, o almeno non solo per colpa del personale presente nel nosocomio roveretano.
Di riforma del sistema sanitario del Trentino se ne parla da molti anni, forse da troppo tempo. Si sono confrontate giustamente e democraticamente visioni diverse, con conseguenti investimenti e strutture assai differenti, se non contrastanti.
La sanità trentina, va scritto con chiarezza, è a livello nazionale sulla colonna di sinistra della classifica, per la qualità espressa e offerta ai cittadini. Ma non è ai primi posti: anche questo va scritto con responsabilità e con chiarezza.
 
I cittadini al servizio sanitario, e in particolare al comparto ospedaliero, chiedono cortese accoglienza, preparazione medica, risposte in tempo congruo ai propri esami e alle proprie terapie, rispetto della persona.
Onestamente non sempre è stato così.
Molte volte i nostri cittadini hanno dovuto ricorrere ad ospedali extra provinciali per esami e pure per interventi e ricoveri specialistici. Io stesso mi sono dovuto spostare a Peschiera per fare in pochissimi giorni una TAC e una risonanza magnetica. Per i quali esami a Rovereto avrei dovuto aspettare qualche bella settimana.
Aggiungo che vari nostri concittadini trentini hanno avuto il beneficio di interventi straordinari, che hanno salvato loro la vita, eseguiti, ad esempio, nel reparto di Neurochirurgia degli Ospedali di Verona o presso l’ospedale di Negrar.
 
Aggiungo, a ragion veduta, le cure e gli interventi in ambito oncologico, determinanti per la sopravvivenza, avuti in ospedali della Lombardia e del Friuli-Venezia Giulia, a cui si sommano le importanti positive operazioni in ambito ortopedico, di cui i nostri concittadini hanno beneficiato in cliniche e ospedali dell’Emilia-Romagna.
Sono solo esempi, ma importanti per il nostro ragionamento. Ne segue, da parecchi anni, pure un importante saldo finanziario negativo della Provincia Autonoma di Trento verso altre Province o Regioni.
Qui voglio dare ragione ad alcune affermazioni del prof. Claudio Eccher, apparse giorni fa sulla stampa locale.
Innanzitutto, convengo con lui sulla necessità di nominare un Commissario ad acta, altrimenti il cantiere del NOT non partirà se non tra molti anni(!).
 
Sono d’accordo con lui che il NOT non potrà non avere una valenza provinciale. Una cittadella ospedale – università sull’esempio dei migliori ospedali italiani ed europei, con specializzazioni mediche di altissimo livello, posto tra Trento e Rovereto, quindi centrale a tutto il territorio trentino e vicino pure all’aeroporto per l’uso urgente degli elicotteri.
Le parole del prof. Eccher sono estremamente chiare: «Conta immaginare la sanità dei prossimi 20 anni. E qui pure i roveretani non potranno non capire che il NOT è una grande opportunità anche per loro».
In sintesi, il nostro Ospedale Santa Maria del Carmine non è e non sarà mai «un ambulatorio», come affermato infelicemente dal Sindaco Francesco Valduga. Precisiamo, inoltre, che nessuno ha mai pronunciato il termine «ambulatorio» (!).
Stiamo attenti alle parole che usiamo.
 
Bensì, l’ospedale di Rovereto rimarrà, come lo è sempre stato e lo è anche adesso, l’ospedale della comunità della Vallagarina, capace di dare risposte a noi cittadini per le urgenze e le normali attività. Quindi, nulla di scandaloso e nessuna mancanza di attenzione alla sanità di Rovereto, anzi.
La sanità del Trentino deve alzare l’asticella della sua qualità medica, scientifica e sociale.
Il Trentino deve avere maggiori ambizioni anche in campo sanitario e ospedaliero, evitando virtuosamente i doppioni di spesa a pochi chilometri di distanza.
«Oggi c’è la telemedicina, – ci dice ancora il prof. Eccher. – Se c’è un infarto a Cavalese, si mandano le immagini a Trento e qui si fa la diagnosi e si consiglia la terapia d’urgenza.»
Questo chiedono i cittadini.
 
Cosa cambia se vengono ricoverati a Mattarello anziché a Rovereto? Siamo a 15 chilometri di distanza!
Ma il salvare una vita non lo si misura in chilometri, bensì attraverso la capacità degli operatori sanitari e la conoscenza medica, scientifica e chirurgica complessiva che solo un ospedale a valenza provinciale può garantire.
Il Trentino conta circa 520 mila abitanti. Le sue città, i suoi paesi e le sue valli sono raggiungibili in ambulanza e/o in elicottero in pochi minuti.
Eliminiamo tanti pregiudizi, tante paure inutili, troppi sospettosi e puerili «mal di campanile».
Qui contano le capacità degli addetti al nostro sistema sanitario, nessuno escluso. In più sono determinanti la garanzia di avere strumentazioni innovative e disponibili 24 ore su 24, la sicurezza di poter disporre di terapie efficaci in tempi minimi.
 
Questo chiede in ogni territorio qualunque cittadino. Queste garanzie le si può avere solo se abbiamo vicino a noi un ospedale al passo coi tempi, capace di grandi investimenti, abile nel richiamare medici di alto riconosciuto livello, di vivere una casistica importante e quindi confortante per noi cittadini.
Qui dobbiamo essere, però, tutte e tutti onesti e responsabili: chi ci può garantire tutto questo senza dover andare a Milano, a Modena, a Udine o a Firenze? Il solo ospedale Santa Chiara? Il solo ospedale Santa Maria del Carmine?
No assolutamente. Ma il NOT, a chiara valenza provinciale, credo proprio di sì!
Però la decisione, come per una valida terapia, non può aspettare ancora ulteriori anni.

Paolo Farinati

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