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Le Alpi del Monferrato nelle fotografie di Palazzo Roccabruna

Da lunedì 25 gennaio a venerdì 26 febbraio sarà aperta questa suggestiva mostra

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Si rinnova la collaborazione fra Palazzo Roccabruna e Museo Nazionale della Montagna di Torino e lo fa nel segno di un costante impegno a favore della valorizzazione dei territori alpini, un impegno che nel corso degli anni si è concretizzato in molte iniziative culturali che hanno richiamato l’attenzione del pubblico sull’intreccio fra paesaggio antropico e naturale come espressione dell’identità locale.
Da lunedì 25 gennaio a venerdì 26 febbraio 2021 questa collaborazione si tradurrà in una suggestiva mostra fotografica dedicata alle colline del Monferrato e alla corona delle Alpi che le abbraccia, ergendosi a cifra naturale e simbolica di un territorio, il Piemonte, debitore, anche nel nome, della sua perenne relazione con la montagna.
Nel corso dell’ultimo decennio, Enzo Isaia ha dedicato una serie fotografica al Monferrato, ponendone in evidenza la relazione con l’arco alpino.
Questa mostra presenta una selezione di scatti che valorizzano tale straordinario paesaggio naturale e culturale attraverso le luci delle stagioni, con un approccio che mette in naturale ma non scontata relazione due eccellenze del panorama nazionale.
 
A differenza delle colline senesi, caratterizzate da grandi poderi punteggiati da cipressi e destinati alla coltivazione della vite, del grano, del sorgo o dell’olivo, le colline del Monferrato sono frammentate in infinite varietà di colture, distribuite in appezzamenti che creano ogni mese scenari diversi: la vite, il nocciolo e i boschetti, poi i pioppeti delle pianure lungo il Tanaro, il grano, la soia e le barbabietole, che si alternano alla colza, all’orzo, al mais, al girasole, al coriandolo, all’erba medica, alla segale e al favino.
Le fotografie di Isaia raccontano i colori che esplodono soprattutto in primavera e in autunno: dallo stesso punto di vista, con il variare della stagione, dell’orario e dell’ottica, Isaia ha realizzato immagini che sembrano rappresentare luoghi assolutamente diversi.
Ma ciò che rende ineguagliabili questi paesaggi - che Isaia ha fotografato spaziando tra le province di Asti e Alessandria, tra la Langa e il Roero astigiani e nelle pianure intorno a Villanova d’Asti - è lo scenografico valore della corona delle Alpi: una maestosa presenza che fisicamente si trova a una distanza variabile tra i 90 e i 150 chilometri, ma che l’uso di differenti ottiche rende più o meno imponenti, vicine o lontane.
 

 
Così commenta il progetto il critico d’arte Pino Mantovani nel testo che accompagna la mostra: «Da qualsiasi punto della regione non a caso nominata Piemonte, la presenza delle Alpi è una certezza, materiale simbolica culturale. Anche quando impedimenti di ogni genere, o anche solo infelici condizioni meteorologiche, ne ostacolino o neghino l’evidenza visiva, il profilo, la consistenza plastica e la singolare luminosità delle montagne stanno lì a marcare il carattere e l’identità del territorio e di quanti lo abitano. L’occhio le cerca, le montagne, con un movimento mirato o circolare; attenzione, consapevolezza, desiderio e memoria eventualmente sopperiscono alla momentanea assenza. Anche l’unica via di fuga verso la pianura richiama le Alpi, perché il grande fiume che scorre a valle lento e maestoso ne è il prodotto, convogliando l’acqua che defluisce da nevi e ghiacciai, da sorgenti e laghi superni. Di fatto, i vasti paesaggi di Isaia, limpidissimi anche quando si confrontano con nebbie e foschie, presuppongono uno straordinario mestiere acquisito sul campo, ma sono anche il risultato di una disposizione al vedere che è rimasta innocente attraverso tante occasioni, di una passione che si alimenta di sempre nuove esperienze. E forse soprattutto di una libertà cresciuta nel tempo, coniugata con una pazienza addirittura eroica che si esercita nell’attesa del momento giusto in natura e nell’impegno di raggiungere attraverso l’artificio della fotografia l’immagine unica che altri direbbe espressiva della personale emozione, mentre per Isaia documenta il desiderio di una oggettiva bellezza.»
 
Una novità segna questo nuovo allestimento della mostra, dopo la tappa al Museomontagna tra 2019 e 2020: la presenza della serie Vite Notturne, che leggiamo nelle parole di Giorgio La Rocca.
«Per quattro anni e quattro vendemmie, un uomo, un cane e una macchina fotografica si sono aggirati nottetempo nei vigneti, sfidando il freddo e il sonno, il fango e i fossi, vignaioli ansiosi e passanti curiosi, con un solo obiettivo: fotografare l’invisibile in una situazione improbabile. Il risultato sono immagini che distillano le forme di acini, grappoli, tralci e pampini, illuminate da un singolo led e da un piccolo specchio, proiettandole in un mondo fantastico: come gioielli unici appoggiati sul nero velluto della notte.»
 

 
 Biografia 
Enzo Isaia, nato a Pordenone, si dedica interamente alla fotografia dalla fine degli anni Sessanta. Specialista del settore pubblicitario, con particolare vocazione per i grandi still life - moto, automobili, autocarri, trattori, macchine movimento terra, treni, navi e aerei - ha sempre coltivato spazi per ricerche personali su paesaggio, ritratto, reportage e architettura.
Grazie ad una raffinata abilità tecnica, conduce un’indagine approfondita sugli effetti ottici creati dalla luce e dalle diverse condizioni atmosferiche, che nelle immagini diventano coprotagonisti e interagiscono con l’oggetto fotografato trasformandolo ogni volta in qualcosa di nuovo e inaspettato. Per oltre dieci anni è stato fotografo ufficiale di Ferrari e Maserati.

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