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«Dagli imperatori a De Gasperi, i volti dell’Autonomia»

Il presidente del Consiglio provinciale Kaswalder ha inaugurato oggi la mostra

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La secolare aspirazione all’autonomia dei trentini, traguardata nella storia attraverso i volti di nove carismatici e decisivi personaggi protagonisti.
Ci sono imperatori - come Enrico il Santo, Corrado II il Salico e il grande Massimiliano I.
Ci sono principi vescovi, come Federico Vanga e il beato Adelpreto (assassinato sulla strada tra Arco e Riva).
E poi capi popolo ormai leggendari, quali Michael Gaismayr e l’eroe della Passiria, Andreas Hofer.
In tempi ben più recenti si arriva a due colonne come Cesare Battisti e Alcide De Gasperi.
 
Sono queste le pietre miliari che «Autonomia ad Arte» ha scelto per raccontare - con una esposizione per metà artistica e per metà documentaria - cosa c’è alle spalle della Costituzione repubblicana, dello Statuto, del Patto Degasperi-Gruber.
Alle spalle, in poche parole, dell’autonomia speciale istituzionalizzata nel secondo dopoguerra e tuttora patrimonio indisponibile del popolo trentino (così come di quello altoatesino).
 

 
A ideare e costruire questo percorso, che la Presidenza del Consiglio provinciale ospita nelle sale espositive di palazzo Trentini, è stato l’avvocato trentino Carlo Chelodi con Claudio Sandri e con l’architetto Roberto Codroico.
Quest’ultimo - artista ben noto e multiforme - ha ritratto i primattori dell’autonomia, integrando disegno, pittura (ad acquarello), fotografia, computer art e tecnica del collage.
Esplicito è il riferimento all’operazione culturale della pop art e al Federico II ritratto da Andy Warhol.
 
Le opere di Codroico - che si presentano affiancate ciascuna da ampia nota biografica ed esplicativa - «finiscono così per contenere tracce della ritrattistica rinascimentale, ma anche di quella ottocentesca e moderna, lasciandosi deliberatamente contaminare dal determinante utilizzo dei più attuali strumenti digitali» (così in catalogo).
 

 
Oggi pomeriggio il percorso è stato inaugurato nelle sale espositive di palazzo Trentini, dove il presidente del Consiglio provinciale ha sottolineato la logica di fondo d’un impegno diretto a diffondere conoscenza e attaccamento all’autonomia speciale tra le giovani generazioni.
Ha voluto esserci anche l’assessore provinciale al turismo, che ha elogiato il presidente dell’assemblea legislativa per la continua ricerca di nuovi modi di raccontare l’autonomia.
Il presidente del Consiglio comunale di Trento ha evidenziato a sua volta l’importanza di aprire il palazzo e di incontrare i giovani, come si farà anche a palazzo Thun grazie al miglioramento della situazione pandemica.
 
«Ognuno dei ritratti esposti – commenta Giorgio Postal nel suo saggio in catalogo – diventa un’icona e ogni icona una tappa significativa in un percorso di costruzione identitaria (quella dei trentini).
«La rassegna – scrive l’ex parlamentare – aiuta a capire l’autonomia e lo stesso Secondo Statuto (alla vigilia del suo 50°, che sarà adeguatamente celebrato).
«Un contributo importante del territorio Sudtirolo-Trentino alla formazione dell’Europa delle Regioni.»
 

 
Anche Paolo Piccoli offre nel suo testo una lettura dell’autonomia speciale, «che si giustifica da un lato per la responsabilità e i vantaggi della sussidiarietà (quindi del governare da vicino), dall’altro per la lunga storia che ne fa fondamento».
Piccoli cita inevitabilmente il secolare Principato vescovile, ma anche le manifestazioni giuridiche dell’autogoverno locale codificate in statuti comunali, in carte di regola, nell’istituto delle vicinie.
 
Cita la Magnifica Comunità di Fiemme e rammenta la rivolta contadina e ugualitaria del 1526 (riecco Gaysmair).
Propone poi un’efficace scansione temporale, mettendo in successione l’epoca dell’«autonomia negata» (già sotto gli Asburgo e poi massimamente con il fascismo), quella dell’«autonomia progettata» (quando, nell’immediato secondo dopoguerra, si disse che ogni trentino aveva in tasca un progetto di Statuto), dell’«autonomia realizzata» (nel fatidico biennio ‘46-’48), dell’«autonomia bloccata» (la crisi del primo Statuto, il los von Trient di Silvius Magnago, la deriva del terrorismo altoatesino), infine dell’«autonomia rinnovata» (il Pacchetto e la felice conclusione anche presso l’Onu della vertenza con Bolzano).
 

 
C’è anche la firma prestigiosa di Romano Prodi, tra i molti contributi in catalogo: l’ex premier e presidente della Commissione europea parla dell’autonomia trentina e sudtirolese come di una vicenda di «clamoroso successo», giudicando «spesi bene» i denari attribuiti nei decenni al nostro territorio.
Il direttore del Museo storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi, aiuta a inquadrare la galleria di personaggi ritratti in mostra dentro il flusso storico che ha «fatto» il Trentino autonomo, annotando anche l’effetto di accostamenti come quello tra Hofer e Battisti, «miti costitutivi di identità contrapposte».
 
Un altro storico, Vincenzo Calì, si sofferma sulla vicenda umana e politica di Battisti, mentre la storica Elisa Bertò e l’avvocata e docente Stefania Stoffella offrono altre letture e altri zoom, prima che il professore e docente Christian Zendri passi in rassegna i protagonisti antichi della storia che si racconta, una storia di popolo e territorio tenacemente legati a un’idea di autogoverno e di costruzione del proprio destino.
L’ultimo, ampio saggio è dello stesso artista Roberto Codroico, che ingaggia un meticoloso excursus dei maggiori fatti storici trentini dalla nascita del Principato Vescovile (1004 d.C.) fino alla fine della Grande Guerra.


 
Un vastissimo arco di tempo lungo il quale si potrebbero facilmente trovare molti altri volti protagonisti.
Non a caso, l’esposizione segna solo un passaggio e con tre cornici vuote segnala di voler guardare oltre.
La mostra «Autonomia ad Arte - L’Autonomia prima dell’Autonomia nel contemporaneo» è visitabile con green pass a palazzo Trentini dal 9 ottobre al 5 novembre (lun- ven ore 9.30-18.30, sab 9.30-12.30).

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