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Record di ingressi al Museo della Guerra di Rovereto: 1.200

Successo per mostra «La pelle del soldato» e il «Memoriale dei caduti trentini»

È stata coronata da grande successo la giornata di visite gratuite programmata per ieri dal museo della Guerra di Rovereto.
Sono stati ben 1.200 infatti i visitatori saliti al castello per conoscere e approfondire i ricordi della Prima Guerra Mondiale.
Pur considerando la gratuità dell’ingresso il dato è comunque significativo se si paragonati agli oltre 700 accessi a pagamento registrati quest’estate a Ferragosto, che già avevano segnato un deciso incremento sull’analogo periodo 2017.
 
Certamente il Castello-Museo di Rovereto ha confermato il grande fascino che ancora riveste, in primis sugli ospiti di Rovereto anche in chiave turistica.
I visitatori hanno potuto gustarsi la sala recentemente inaugurata e dedicata al «Memoriale dei caduti trentini nella Grande Guerra», con alcune installazioni che permettono di ritrovare immagini di decine di cimiteri tedeschi, francesi e inglesi, italiani ed austro-ungarici, ma soprattutto i 400 cimiteri costruiti dagli austro-ungarici in Galizia per le decine di migliaia di caduti, tra i quali i trentini furono moltissimi, nelle battaglie del 1914 e del 1915.
Consente anche di cercare il nome di un proprio antenato trentino morto nella Grande Guerra e consultare la sua scheda biografica accedendo all’elenco grazie a due postazioni presenti nella sala.
Un’altra installazione è invece dedicata al lutto delle famiglie, attraverso il caso del soldato Ugo Marcangeli arruolato nel Regio Esercito Italiano e morto sul monte Grappa il 2 luglio 1918 a 18 anni e 7 mesi.
Vi sono poi proiettate sequenze tratte dal film «Prigionieri della guerra» con immagini di sepolture di soldati austriaci in Russia.
 
Oltre alle sale del percorso permanente, di grande impatto è sono i cimeli proposti nella grande mostra «La pelle del soldato. Uniformi, corazze, elmetti e maschere antigas dalla Prima guerra mondiale al Duemila» mostra come, nel periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, con il mutare delle armi, delle forme del combattimento e del contesto della guerra, siano cambiate le strategie e i dispositivi per difendere il corpo del soldato in battaglia.
Il percorso espositivo si focalizza sugli strumenti e i dispositivi difensivi indossati dal soldato (corazze, elmetti, uniformi, maschere antigas).
Interesse anche per la sezione dedicata alle Artiglierie della Grande Guerra allestita nell’ex rifugio antiaereo di piazza Podestà sotto il Castello di Rovereto, che tradizionalmente ogni anno chiude a fine ottobre ed ieri è stata riaperta in via eccezionale proprio in omaggio alla data del 4 novembre.
 
E tra i Cimeli in mostra al Museo della Guerra di Rovereto che hanno suscitato grande interesse e curiosità vi sono la storica bicicletta Bianchi usata dalla fanteria ma anche la Tromba dell’Armistizio e la Bandiera bianca che accompagnarono la delegazione austriaca nei primi contatti – avvenuti il 29 ottobre 1998 a Serravalle di Ala e ricordati lunedì con una cerimonia al Cippo commemorativo – con l’esercito italiano, preludio all’Armistizio firmato poi il 3 novembre di cento anni fa a Villa Giusti a Padova dopo i primi significativi passi fatti in Vallagarina presso Villa Pellegrini Malfatti ad Avio e a Villa Gresti a San Leonardo di Avio.
Eventi ricordati nei giorni scorsi al Cippo di Ala.
 
Il lavoro dello staff del Museo prosegue intenso anche a novembre e già prevede per venerdì un interessante appuntamento con il Convegno - Giornata di riflessione incentrato sul lavoro svolto dai volontari nel recupero di siti storici della Grande Guerra dal titolo Il lavoro delle associazioni e dei volontari e il patrimonio storico della Grande Guerra in Trentino.
Un evento organizzato in sinergia con La Comunità della Vallagarina e in collaborazione con il Servizio Attività culturali della Provincia autonoma di Trento. Sarà presentato alla stampa mercoledì mattina alle ore 11.00 proprio al palazzo della Comunità della Vallagarina, in via Tommaseo 5, a Rovereto.
 
Negli ultimi vent’anni numerose associazioni, sostenute da enti locali e ad istituzioni provinciali quali la Soprintendenza ai Beni Culturali e al Servizio Sostegno all’Occupazione e Valorizzazione ambientale, hanno riportato alla luce manufatti che sembravano perduti, li hanno fatti conoscere a scuole, famiglie, turisti e hanno stimolato ricerche, studi e pubblicazioni.
La giornata sarà l’occasione per fare un primo bilancio degli interventi realizzati, raccontare l’esperienza fatta dai volontari ma anche per interrogarsi sul futuro di questo complesso patrimonio storico.

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