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Il nuovo Presidente del Mart si è presentato alla stampa

In due ore di incontro con giornalisti e autorità Vittorio Sgarbi ha annunciato alcune interessanti iniziative di respiro internazionale

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È durato un paio di ore l’incontro tra Vittorio Sgarbi e la stampa. In attesa della definizione delle deleghe e dell’entrata in vigore del suo incarico, il nuovo Presidente del Mart è stato accolto anche dai rappresentanti delle istituzioni, delle categorie economiche e dai dipendenti del museo.
Insieme a lui sono stati presentati gli altri due membri del CdA: Silvio Cattani e Dalia Macii.
Sono intervenuti il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e l’assessore alla Cultura Mirko Bisesti, il Sindaco di Rovereto Francesco Valduga e il Direttore del Mart Gianfranco Maraniello.
 
Erano presenti in sala un centinaio di persone. Il personaggio attira e questo da solo potrebbe essere una carta vincente.
Il neo presidente ha presentato una serie di iniziative che intende portare avanti e tutte di una certa importanza.
Interessante l’idea di rendere gratuito l’accesso alle collezioni stabili del Mart, cosa che noi sosteniamo da sempre. Ovviamente il biglietto va invece fatto pagare per le mostre appositamente allestite, perché devono sostenere costi non da poco.
L’altra idea, se percorribile, è di imporre una specie di «tassa di soggiorno» ai turisti che vengono a Rovereto che si trovano sul conto anche il biglietto (scontato) al Mart.
 

 
Tra gli eventi espositivi in pectore, Sgarbi ne ha citati alcuni.
Il primo riguarda lo scultore Antonio Canova, della cui fondazione Vittorio Sgarbi è presidente, e che in questo periodo è esposto in una grande mostra a Napoli. Se a Napoli la portante della mostra è il raccordo tra il classicismo e il neo classicismo, al Mart potrebbe svolgersi la fase successiva, del Canova e il contemporaneo. L’occasione potrebbe essere il secondo centenario dalla morte del grande scultore veneto, il 2022.
Il secondo riguarda il Caravaggio, il cui tema potrebbe essere svolto sul concetto del suo essere «moderno».
Potrebbe anche avviare una mostra sulle opere «dannate», quelle condannate dal Nazismo come forme degenerate dell’arte. In proposito ha ricordato che le importanti «nature morte» trafugate in Germania (e faticosamente riportate in Italia) erano ricercate dal Führer proprio perché il suo grado di ricezione si fermava alle basi dell’arte figurativa.
Ha parlato anche di una mostra sulla fotografia importante, nel 180esimo anniversario della sua nascita.
 

 
Ha ricordato che il Mart dovrebbe dare spazi permanenti ad artisti trentini come Bonazza e Moggioli, ma ha dimenticato di parlare di Depero. La collega Patrizia Belli gli ha chiesto perché e Sgarbi le ha risposto che c’era negli appunti, ma non ha fatto tempo a parlarne.
Singolare il suo appunto sulla titolatura delle mostre, citando quella dedicata a Margherita Sarfatti e intitolata appunto «Margherita Sarfatti, il Novecento Italiano nel mondo».
Il nostro giornale le ha dedicato due servizi, uno di presentazione e uno di spiegazione da parte della nostra giornalista Daniela Larentis.
«Chi conosce Margherita Sarfatti? – Ha chiesto. – Se invece fosse stata intitolata Arte e Fascismo, avrebbe fatto il pienone.»
Ed è andata bene, dato che poteva essere intitolata col vero cognome della Sarfatti (Grassini). In questo caso è probabile che la gente si sarebbe effettivamente domandata chi fosse costei.
Come si sa, la Sarfatti era in relazione di intimità con il Duce e forse per questo ebbe grandi spazi. La sua vita artistica terminò con la promulgazione delle assurde leggi razziali. Margherita era ebrea…

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