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Drodesera XXXVIII edizione; SUPERCONTINENT², Centrale Fies, Dro

Il 12 giugno preview SUPERCONTINENT², Curon / Graun teatro musicale – Il 7 luglio opening Exhibit Giovanni Morbin, mostra antologica – 20-28 luglio festival

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Performer, artisti, filosofi, curatori, sound designer, architetti, ricercatori, registi in procinto di riappropriarsi tanto delle tradizioni e dei simboli quanto del proprio futuro, aprendo nuove visioni, cambiando di posto alle cose, producendo biodiversità e complessità di segno, di contenuto, di nuovi sguardi in nuove terre compiendo atti sciamanici.

BUILDING CONVERSATION (NL), MARCO D’AGOSTIN (IT), DEWEY DELL (IT), PHILIPP GEHMACHER (AT), L’AMICALE DE PRODUCTION - HALORY GOERGER + ANTOINE DEFOORT (BE/FR), JACOPO JENNA (IT), OHT + ORCHESTRA HAYDN ORCHESTER (IT), TIAGO RODRIGUES / TEATRO NACIONAL D. MARIA II (PT), UROK SHIRHAN (IQ/NL), ALMA SÖDERBERG + HENDRIK WILLEKENS (SE/BE), SOTTERRANEO (IT), SARAH VANHEE / CAMPO (BE), DRIES VERHOEVEN (NL), MARIA HASSABI (CY), LINA LAPELYTÉ (LT), MARIO MIELI (IT), GIOVANNI MORBIN (IT), SLAVS&TATARS (US) + 12 ARTISTI LIVE WORKS > ANNE-LISE LE GAC (FR), CHRISTIAN BOTALE MOLEBO (RDC/FR), JUDITH RAUM (DE), RODRIGO BATISTA DE OLIVEIRA (BR/NL), NYAKALLO MALEKE (ZA/CH) , ELY DAOU (LB) , REZA MIRABI (IN/DE) , URSULA MAYER (AT/UK) , MICHELE RIZZO (IT/NL), BETO SHWAFATY (BR) , CINTHIA DE LEVIE (AR), PHUMULANI NTULI (ZA) FILM SESSION > JORDI COLOMER (ES), WERNER HERZOG (DE), KRISTINA NORMAN (EE), DRIES VERHOEVEN (NL) CLUB SESSION > COSMESI (IT), THEA HJELMELAND (NO), GÉRALD KURDIAN (FR), JOHN THE HOUSEBAND (SE) TALKIN' ABOUT > EMANUELE COCCIA (IT), FILIPPO MINELLI (IT), UGO MORELLI (IT), LUCA RUALI + NICOLA DI CROCE + MATA TRIFILÒ (IT).

Si è aperta con la preview di martedì 12 giugno la 38esima edizione di DRODESERA che ha visto per la prima volta a Centrale Fies l’opera di teatro musicale Curon/ Graun di OHT con l’ORCHESTRA HAYDN ORCHESTER di Bolzano e Trento.
Lo spettacolo di OHT anticipa molte delle tematiche che saranno approfondite in questa edizione del festival e pone a confronto il pubblico con una nuova modalità di uso degli spazi dell’art work space, in questo caso le due «sale Turbine», in cui il suono del famoso campanile di Curon - immerso nel lago di Resia in Val Venosta - e la sua forza spirituale dominano il palcoscenico, metafora letterale dello stile musicale di Arvo Pärt, interpretato dall’orchestra.
Tre importanti realtà, di cui due istituzioni come Centrale Fies e l’Orchestra Haydn Orchester e una compagnia di ricerca come OHT hanno collaborato alla creazione di questo progetto unendo simbolicamente l’intera regione Trentino Alto Adige/Süd Tirol.
 
Dal 20 al 28 luglio a Centrale Fies si incontreranno performer, artisti, filosofi, curatori, sound designer, architetti, ricercatori, registi in procinto di riappropriarsi tanto delle tradizioni e dei simboli quanto del proprio futuro, aprendo nuove visioni, producendo biodiversità e complessità di segno, di contenuto, di nuovi sguardi.
SUPERCONTINENT²», titolo di questa edizione del festival, è un vero e proprio sequel dell’edizione 2017, torneranno prepotentemente pratiche nomadi legate alle migrazioni ma anche all’esplorazione di un luogo esotico o di una disciplina liminale a quella conosciuta e praticata.
Se lo scorso anno Supercontinent dichiarava che la terra fosse di chi la vive così come di chi la attraversa, autoctono, turista, migrante, rifugiato che fosse, quest’anno abbiamo voluto addentrarci ancora di più in questa nuova Pangea, inventando toponimi come in una «carte du tendre».

«Oggi il festival è una realtà internazionale vivace e attiva, con una fortissima identità capace di restituire al suo pubblico, ogni luglio, i sapori, gli umori, gli immaginari e le necessità della scena performativa contemporanea italiana e straniera. - afferma la direttrice artistica di Centrale Fies Barbara Boninsegna - In quest’anno di residenze artistiche, produzioni e progetti, Centrale Fies non ha smesso di porsi domande incendiate dalla scorsa edizione, che ci spingono quest’anno a raccontare qualcosa di più di questo supercontinente che mischia paesaggi reali e paesaggi interiori, una carte du tendre in cui trovare toponimi misteriosi dal sapore iniziatico».
 
Nell’ambito del percorso di valorizzazione e storicizzazione della performance, Centrale Fies dedica un approfondimento a Giovanni Morbin (Valdagno, 1956), artista concettuale che negli ultimi anni ha condotto una ricerca sulla natura di forma e immagine concretizzata da atomizzazioni di oggetti comuni come ideale riordino artistico del mondo.
Il 7 luglio inaugura all’interno della «Galleria trasformatori» con la performance Concerto a Perdifiato la mostra antologica dal titolo Giovanni Morbin.
Il progetto espositivo, curato da Denis Isaia, ripropone alcune fra le azioni più note dell’artista e prende spunto da un nucleo di opere pressoché inedito degli anni ’70 e ’80 fino a giungere alle prove più recenti.
La mostra sarà anticipata dalla performance Il giro del Mondo con partenza da fermo (Movimento con passo falso), il 29 giugno.
 
A dare il via al festival dal 20 al 22 luglio sarà la sesta edizione di LIVE WORKS Performance Act Award, la piattaforma dedicata alla performance art nella quale Centrale Fies continua a rinnovarsi stravolgendo le regole dei premi, che dallo scorso anno trasforma i selezionati in vincitori e la giuria in board curatoriale.
Live Works crea un network effettivo per l’artista, che ha fatto nascere in questi anni diverse collaborazioni tra i curatori e gli artisti delle scorse edizioni.
Quest’anno i guest curators sono Alessio Antoniolli Direttore di Gasworks, Alexander Roberts curatore e producer, Anne Breure Direttrice della Veem House for Performance, Gundega Laivina Direttrice di Homo Novus Festival, Juan Canela curatore e scrittore, Vittoria Matarrese curatrice di Performance Art al Palais de Tokyo.
Per la sesta edizione sono stati selezionati da Barbara Boninsegna, Daniel Blanga Gubbay, Simone Frangi, 12 artisti provenienti da tutto il mondo su 422 application pervenute.
 
A seguire, fino al 28 luglio, una programmazione artistica capace di restituire la ricerca contemporanea sul teatro e sulle arti performative.
5 le prime nazionali, tra cui Germinal de L’Amicale de Production in cui i performer vivranno il palcoscenico tentando di creare un ecosistema, un mondo, decidendo di costruire e decostruire la storia delle scienze, delle tecnologie e delle strutture sociali in modi sperimentali; e «My shapes, your words, their grey», che segna il ritorno, dopo il successo dello scorso anno, del coreografo austriaco Philipp Gehmacher.
In programma anche artisti italiani e internazionali che nel corso dell’anno hanno sviluppato i loro lavori in residenza artistica da Centrale Fies tra cui Marco D'Agostin con Avalanche e Sotterraneo - collettivo teatrale parte di Fies Factory - con Overload. Sono presenti anche due artisti, Urok Shirhan con la performance Empty Orchestra e Jacopo Jenna con If, If, If, Then (in prima nazionale), vincitori entrambi di due precedenti edizioni di Live Works.
 
SUPERCONTINENT² propone anche una selezione di video e film, ricostruendo in un luogo intimo e protetto come sono «Le terme», una piccola sala cinema a ingresso libero con proiezione in loop dalle 20:00 alle 24:00, pronta ad accogliere il pubblico in qualsiasi momento della serata.
Le proiezioni attraversano le tematiche del Festival con registi che hanno fatto la storia del cinema come Werner Herzog e giovani artisti come Jordi Colomer, scelto per rappresentare la Spagna alla Biennale Arte 2017.
Dopo il successo degli scorsi anni lo spazio nascosto e sospeso nel tempo della «Forgia» si riattiva con un programma di Club Session musicale, che ospita performer come Thea Hjelmeland, Gérald Kurdian e Cosmesi collettivo artistico italiano che per la prima volta si affaccia alla scena musicale producendo un vero e proprio disco. Tra le novità di questa edizione Talkin’ about, una formula ibrida, sorprendente per ospiti e proposte in cui ricercatori, sociologi, filosofi come Emanuele Coccia e Ugo Morelli e architetti che come Luca Ruali, Nicola Di Croce, Mata Trifilò con Una comunicazione magnetica con la natura raccontano un’originale ricerca sull’abbandono delle aree interne del Paese allontanandosi da format canonici, come ad esempio attraverso un live set.
 
Quest'anno il festival è SUPERCONTINENT DUE.
Anzi, al quadrato.


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