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Uno sguardo sulla giovane realtà del Vietnam – Di Luciana Grillo

Tram Anh Nguyen è una giovane vietnamita che studia in Italia invitata a Trento dal Rotary club Valsugana e dal Soroptimist International club di Trento

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Tram Anh Nguyen è una giovane vietnamita, già laureata nel suo Paese in Lingua e Letteratura italiana e ora iscritta alla Facoltà di Scienze della Comunicazione di Reggio Emilia, dove è arrivata come vincitrice di una borsa di studio, grazie a un protocollo tra le Università di Modena/Reggio Emilia e Ho Chi Minh City.
Invitata a Trento dal Rotary club Valsugana e dal Soroptimist International club di Trento, ha partecipato prima alla cerimonia ufficiale di consegna degli Archivi del Soroptimist club alla Fondazione Amici del Museo Storico, poi a un incontro conviviale durante il quale ha raccontato la sua storia, il suo Paese, i valori che sono alla base della società.
E ha iniziato rispondendo a chi le chiedeva di parlare a voce più alta di non essere abituata ad alzare la voce, perché fin da bambina ha imparato a moderare il tono.
 
Ha aggiunto che parlare in italiano - «lingua della musica e dell’arte, oltre che della grande letteratura» - la fa sentire libera, dal momento che in Vietnam, prima di rivolgersi a una o più persone, bisogna adattare il livello e la scelta delle parole all’età, alla condizione sociale, alla cultura dell’interlocutore.
La cittadinanza ha sofferto, le guerre si sono susseguite in quel territorio fragile che gli antenati hanno protetto a costo della vita.
«Perciò – dice Tram Anh – noi giovani sentiamo il dovere di ricostruire, di dare nuove speranze, di non pensare al nord nemico, ma di credere fortemente nella pace.
«Studiamo con impegno; economia e matematica sono in molti indirizzi di studio le materie più importanti, seguite subito dalle lingue straniere: tutti i giovani parlano la lingua inglese, moltissimi studiano le altre, dall’ italiano al francese, dal tedesco al russo.»
 

 
Anh è già da un anno in Italia, e vi rimarrà ancora per tutto il 2019.
«Ho nostalgia dei miei cari, ma WhatsApp e Messanger ci aiutano a sentirci vicini. La famiglia è il nostro valore più grande, studiamo all’estero per imparare e per tornare in Vietnam, dove metteremo in pratica quanto abbiamo appreso.»
Ci sono espressioni e parole di Anh che inteneriscono, sembra che parli una fanciulla italiana di cento anni fa… Racconta di abitare in una casa che fu dei suoi bisnonni, dietro la quale c’è un ampio giardino che è «come un piccolo cimitero: i nostri morti rimangono vicini a noi, e noi festeggiamo più le ricorrenze e gli anniversari che non i nostri compleanni».
 
Come tanti anni fa accadeva anche in Italia, gli anziani rimangono nelle loro case, invecchiano sereni e tramandano storia e tradizioni.
Un figlio ha il dovere di occuparsene, e il padre di Anh, ultimo di otto fratelli, svolge questo compito con attenzione e amore.
Le abbiamo chiesto perché il suo abito rosa fosse privo di ricami: ci ha risposto che l’abito tradizionale, che si usa solo in occasioni speciali «come questa», per le ragazze non presenta i ricami, riservati alle donne adulte.
Il suo futuro? Anh lo immagina in Vietnam, dopo la laurea italiana, con un marito e tanti bambini. La convivenza non è ammessa.
Le donne lavorano anche fuori casa, Anh, durante gli anni di Università, ha fatto la guida turistica, l’interprete e la traduttrice, sia per pubblicazioni che per film. 

Il cinema le piace, è stato un film con Julia Roberts a spingerla a studiare l’italiano.
Applausi affettuosi e l’augurio di buona fortuna hanno chiuso una serata molto piacevole.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it


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