Home | Arte e Cultura | Vita e Società | Indebitare il Paese per la spesa corrente anziché in conto capitale

Indebitare il Paese per la spesa corrente anziché in conto capitale

Questo è quanto sta facendo il Governo. Eppure, la via degli investimenti porterebbe agli stessi risultati senza intaccare il capitale. E l'Europa approverebbe

Buona parte del Paese è soggetto a dissesti idrogeologici, il rischio sismico è tra i più alti al mondo a causa della vulnerabilità degli edifici, la viabilità più importante ha superato i 50 di garanzia data da chi l’ha costruita, le grandi opere devono essere fatte o completate per restare al passo dell’Europa.
Per affrontare e risolvere questi problemi ci vogliono anni e tanti miliardi.
Dal punto di vista finanziario il problema potrebbe sembrare irrisolvibile, ma a ben guardare potrebbe essere al contrario il progetto per il rilancio dell’economia italiana.
Sì, perché avviare una tale mole di lavori corrisponde più o meno alle grandezze delle azioni attivate negli anni Sessanta quando il Paese conobbe il Boom. Allora le imprese prosperarono, il lavoro c’era per tutti, il Paese venne dotato di una magnifica rete autostradale, le ferrovie si espansero al livello attuale, i lavori pubblici e l'edilizia civile divennero la principale fonte di alimentazione del Prodotto Interno Lordo.
Gli ultimi governi non hanno mai realizzato questa gigantesca mole di lavori perché non volevano indebitare il paese, oltretutto che gli ultimi otto anni la crisi mondiale ha anche ridotto le risorse che già erano limitate.
 
Ma adesso che vediamo un governo nelle mani di Lega e Movimento 5 Stelle che non si fa scrupoli a indebitare il Paese portando il deficit al 2,4% del Bilancio, ci si accende la lampadina.
Se davvero possiamo indebitarci così tanto, perché farlo per spese improduttive? Perché alimentare la spesa corrente?
Perché non attiviamo piuttosto il piano di risanamento idrogeologico? Perché non ricostruiamo le case a rischio sismico secondo i più moderni principi di ingegneria? Perché non rifacciamo tutti i ponti e i viadotti che hanno superato i 50 anni? Perché non facciamo o non completiamo le grandi infrastrutture?
Una trentina di miliardi all’anno per risanare il Paese in una decina d’anni sarebbe paragonabile al Piano Marshall che consentì all’Italia, uscita stremata dalla guerra, a rialzarsi e portarsi a livello del resto d’Europa.
Migliaia di imprese troverebbero commesse per la grande ricostruzione, centinaia di migliaia di persone troverebbero lavoro. Con il reddito prodotto da questi fattori il PIL crescerebbe sì di qualche bel punto all’anno e si riuscirebbe pian piano anche ad abbattere il debito pubblico.
 
E invece vediamo un Governo che ha il coraggio sì di indebitare il Paese, ma per spese improduttive.
Si preferisce stipendiare chi non ha un lavoro piuttosto che creare il lavoro da dar loro con le iniziative di cui abbiamo parlato sopra.
Si preferisce anticipare la pensione, dimenticando che l’età media è aumentata considerevolmente. (E politicamente era così comodo che fosse stato qualcun altro a introdurre la Legge Fornero…)
Sulla carta sono iniziative dignitose quelle del Governo, sia ben chiaro, ma che non tengono conto dell’economia reale e dello sviluppo concreto del Paese. Quei risultati potrebbero essere ottenuti seguendo la strada degli investimenti.
Se una famiglia accende un mutuo per acquistare la casa, fa un investimento. Se si indebita per vivere meglio, si rovina.
Perfino l’Europa non avrebbe nulla da dire se, anziché indebitarci per la spesa corrente, lo facessimo per rinforzare il patrimonio.

GdM

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Storia dell'Autonomia

di Mauro Marcantoni

Cartoline

di Bruno Lucchi

Amici a quattro zampe

di Fabrizio Tucciarone