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I giornalisti de l'Adige hanno proclamato lo stato di agitazione

Il monopolio della stampa in Trentino Alto Adige potrebbe creare reali problemi alla qualità dell'informazione

I giornalisti del quotidiano l’Adige hanno proclamato lo stato di agitazione in quanto la proprietà sarebbe intenzionata a ridurre la forza lavoro.
Sono preoccupati sia perché non è stato comunicato loro il piano editoriale, sia perché non comprendono per quale motivo si dovrebbero ridurre i costi del lavoro.
In realtà sapevamo tutti che uno dei problemi del quotidiano l’Adige era il numero di giornalisti. I giornali Trentino e Alto Adige insieme hanno meno giornalisti de l’Adige da solo. E mentre i primi due generano un utile, il secondo genera perdite.
Ebner ha fatto i suoi conti. Ora che possiede la quasi totalità della stampa regionale, può permettersi di fare i conti in regime di sostanziale monopolio.
La dismissione della rotativa de l’Adige era una mossa inevitabile. Averne due che lavorano poco non aveva senso. Si tratta di logiche economie di scala.
Va da sé che esprimiamo la nostra solidarietà ai colleghi del giornale l’Adige, ma dal punto di vista imprenditoriale è prevedibile che vi sia un riordinamento generale. Alcuni spostamenti all’interno del gruppo sono già iniziati.
 
Noi non crediamo che il monopolio dell’informazione possa portare a un controllo pilotato delle notizie o, più in genere, delle linee editoriali.
All’editore interessa sempre che i lettori trovino nell’insieme una pluralità di notizie, pertanto secondo noi non si corre il rischio dal punto di vista della libertà di stampa.
I rischi invece sono due e sono generati proprio dal carattere economico del regime di monopolio in cui si trova a operare l’editore.
Da una parte vediamo appunto il rischio che con una diminuzione del numero di giornalisti possa calare la qualità del prodotto.
Dall’altra c’è il pericolo che una forza editoriale così sfacciata porti al controllo del mercato pubblicitario. E questo si ripercuoterebbe anche sui piccoli editori e in particolare sulla stampa online che vive solo di pubblicità.
Il pericolo dunque è proprio quello denunciato da Rocco Cerone, segretario del Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige che, solidarizzando con i colleghi del quotidiano l'Adige, denuncia il rischio che la professionalità «venga impoverita» sull'altare della logica di bilancio.
 
Infine c’è un aspetto generale che non può sfuggire agli osservatori.
Il consigliere provinciale Alex Marini, Movimento 5 Stelle, ha inviato ai giornali (verosimilmente a quelli non appartenenti dl gruppo Ebner) una nota per esprimere la propria solidarietà ai giornalisti de l’Adige, «in agitazione perché sono in vista di possibili tagli dei livelli occupazionali».
Ritiene quindi che sia necessario quanto prima «aprire una discussione seria sullo stato dell'editoria nella nostra Regione».
Una posizione decisamente in contrasto con quella del sottosegretario Vito Crimi, appartenente al suo stesso partito, il Movimento 5 Stelle.
Nel mirino del Governo ci sono infatti le piccole realtà editoriali, colpite con il taglio dei contributi pubblici.
Purtroppo da alcuni mesi il Governo ha messo in difficoltà tanti giornali locali che avevano il sostegno pubblico e ora hanno ricevuto un taglio del fondo dell'editoria, che sarà progressivamente azzerato.
«Significherà togliere voce a tante comunità che hanno nei piccoli giornali la propria unica voce.»
Lo ha detto il segretario generale FNSI, Raffaele Lorusso, a margine della riunione del Comitato esecutivo della Federazione Internazionale dei Giornalisti in corso a Bari.

G. de Mozzi

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