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Welfare trentino/ 1 – «L'impegno per un welfare inclusivo»

L'intervento dell'assessore provinciale alla salute e alla politiche sociali, Ugo Rossi

«Quello che iniziamo oggi è un percorso che toccherà tutte le caratteristiche del nostro modo di essere: sono questi gli stati generali dell'Autonomia. Lo facciamo partendo da un settore, quello del welfare, che rappresenta uno dei tratti distintivi della nostra società. Poter decidere come allocare le nostre risorse ed indicare i campi di intervento, è una grande responsabilità. Però non possiamo chiamarci fuori dal contesto: la crisi finanziaria ci pone davanti a scelte precise e noi non possiamo sottrarci a questa sfida.»
 
Con queste parole Ugo Rossi, assessore alla salute e alle politiche sociali della Provincia autonoma di Trento ha aperto oggi, alla sala della Cooperazione, «Gli stati generali del welfare trentino: quali prospettive e quali cambiamenti possibili?.»
Una operazione ascolto, in un Trentino dinamico che su questo terreno è stato comunque capace di mettere in campo molte politiche: così gli stati generali sono stati definiti nella presentazione, con una citazione letteraria dall'«Oliver Twist» di Charles Dickens.
 
«Il contesto in cui troviamo ad operare - ha aggiunto Rossi - è molto cambiato in questi anni. Basti un dato: nel 2007 il Fondo nazionale per le politiche sociali era di 745 milioni di euro, l'anno scorso è stato di 274 milioni, questi sono i tagli apportati dai governi nazionali. Poi c'è stata la riforma pensionistica, fatta nel giro di poche settimane, ma la sfida è l'invecchiamento della popolazione: in Trentino nel 1981 c'erano 11 mila persone con più di 80 anni di età, oggi sono 30 mila e le stime ci dicono che diventeranno oltre 50 mila nel 2030. Viviamo di più, ma è chiaro che le cronicità ci accompagnano per un periodo assai più lungo della nostra vita. Si lavora in modo discontinuo, non ci sono coperture pensionistiche, abbiamo anche un modello familiare in crisi, le difficoltà nelle genitorialità sono gravi e lo stesso disagio ha cambiato i suoi connotati: basti pensare al gioco d'azzardo. La crisi ha cambiato il contesto in cui viviamo e sono nate nuove povertà. In questo quadro altre indicazioni, ad esempio sull'immigrazione: oggi i nuovi trentini sono il 10 per cento della popolazione, erano meno dell'1 per cento nel 1992.»
 
A fronte di questo quadro, Rossi ha così continuato.
«Il Trentino oggi mette in campo 268 euro, contro i 107 della media italiana, nella spesa pro capite in politiche sociali. La Provincia dovrà sempre più garantire reti di protezione, mentre toccherà alle Comunità, al territorio, al privato sociale e al volontariato essere chiamati a realizzare le risposte personalizzate al bisogno. Diverse sono le sfide: assegno di cura, ammortizzatori del lavoro - ricordo che con l'accordo di Milano possiamo sperimentare e sostenere ingresso e uscita dal lavoro -, sostegno alla natalità (e lo abbiamo fatto con legge apposita), frontiera della politiche della casa con una attenzione particolare nel far sì che all'abitazione possano accedere in particolare i giovani. Infine le politiche assistenziali, dove accanto al reddito di garanzia abbiamo voluto affidare responsabilità al territorio assegnando alle Comunità la competenza diretta. Già in questo 2012 avremo per la prima volta i piani sociali della Comunità, elaborati sul territorio con tutti i soggetti.»
 
Quello a cui si punta, ha concluso Rossi, è dunque «un welfare inclusivo, capace di assegnare il giusto valore al capitale sociale, con attenzione alla solidarietà ed attenzione al merito. Chiediamo a tutti gli attori - qui oggi protagonisti con noi di questo importante momento - di aiutarci a trovare le criticità, per poi predisporre le nuove regole sull'accreditamento e l'affidamento dei servizi che attueranno la legge 13. Dobbiamo lavorare per definire le priorità sul riparto del Fondo socio assistenziale che ammonta a circa 88 milioni di euro. Abbiamo cercato di tarare maggiormente i bisogni sui territori nel ripartire le risorse, è un processo difficile che si accompagna con l'informatizzazione del sistema. Dobbiamo arrivare a definire costi standard: il dibattito non è facile neppure a livello nazionale, ma dobbiamo arrivarci per raggiungere una programmazione di maggiore efficacia. In questo 2012 dovremo affrontare anche il tema della compartecipazione, oggi la media è del 9 per cento, dobbiamo garantire che il welfare di oggi resista anche domani, abbiamo tutti gli strumenti per farlo (a partire dall'Icef) e dobbiamo garantire maggiore equità e sostenibilità. Quindi l'impegno è quello di lavorare assieme in una logica di corresponsabilità, già sperimentata con i piani di Comunità. Questo è il cammino che stiamo facendo. Oggi è il momento di una riflessione comune.»
 
Una curiosità: nel presentare i lavori degli stati generali del welfare è toccato a Giampaolo Pedrotti, capo ufficio stampa della Provincia, ricordare l'origine storica del termine welfare che gli esperti fanno risalire all'arcivescovo William Temple (1941) anche se le origini delle sistematiche attenzione dello Stato al benessere dei propri cittadini affondano nel 1883 quando Bismarck fece approvare la legge per le assicurazioni contro le malattie, seguita pochi anni dopo dalla legge contro gli infortuni e dalla legge per l'assicurazione su vecchiaia e invalidità.

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