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Ethos Culturale: rivoluzione etica e culturale, non solo a scuola

Prima giornata al Convegno internazionale all’Auditorium Melotti del Mart a Rovereto

Sull’integrazione degli studenti stranieri nella scuola la strada da fare è ancora tanta, ma per non rendere vani anche gli sforzi positivi e le tante buone esperienze fatte bisogna partire da una consapevolezza: non è una questione di norme avanzate (ce ne sono già e in Trentino ancora di più), non è una questione linguistica (molti dei nuovi stranieri parlano benissimo l’italiano e spesso anche in famiglia), non è questione solo di risorse o di questa o quella metodologia didattica.
In ballo c’è una sorta di rivoluzione culturale, che può anche partire dalla scuola, ma che va a fare i conti con una visione globale di comunità interculturale capace di liberarsi da incrostazioni storiche e culturali, che hanno finora tirato per la giacca le parola identità ed etnia per comodità, per ignoranza e per voglia di egemonia.
Di questo ed altro ancora s’è cominciato a parlare stamattina nel Convegno internazionale promosso dal Centro Formazione Insegnanti «Formarsi ad un Ethos interculturale», un viaggio esplorativo nelle scuole italiane, che proseguirà anche domani presso l’Auditorium Melotti del Mart a Rovereto.
 
«Un appuntamento organizzato in Trentino e preparato con cura e rigore scientifico – ha ricordato l’assessore Dalmaso in apertura – dal Centro Formazione Insegnanti, che è anche una sorta di riconoscimento al percorsi avanzati di formazione che qui da noi sono stati realizzati sotto varie forme; non ultimo quello che ha visto 16 dirigenti scolastici delle scuole trentine mettersi in viaggio come “esploratori in altrettante scuole “complesse”, ma significative proprio perché con un alto tasso percentuale di presenza di studenti stranieri nelle proprie aule.»
 
«Una sorta di “viaggio” – ha spiegato poi Luciano Covi, direttore del Centro – proprio per andare a vedere come si lavora per l’accoglienza e l’integrazione in contesti davvero complessi ma anche con molte meno risorse umane e finanziarie.
«Un viaggio interessante, che è stato “raccontato” già in mattinata da Paolo Goffo (dirigente dell’istituto comprensivo Rovereto Est) e dalla partner Giuseppina Sorce (collega dell’istituto comprensivo Madre Teresa di Calcutta di Palermo). E quella della “narrazione” è stata indicata dagli esperti anche come una prima “cura” per liberarsi da una sorta di linguaggio ormai stereotipato e retorico attorno alle questioni dell’integrazione interculturale.»
 
«Narrare, ma anche tenere presenti le dimensioni – ha detto il rappresentante del Ministero, Antonio Cutolo, della direzione generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione del MIUR: parliamo di quasi 800 mila studenti stranieri nella scuola italiana, rappresentanti 40 etinie diverse.
«Tanto s’è fatto anche sul piano normativo, anche se le Linee Guida nazionali sono ancora del 2006 e vanno rinnovate presto. Il Trentino è più avanti (le Linee Guida sono di quest’anno) e c’è tanto da fare per una scuola inclusiva. Concetto sul quale ha insistito anche il Ministro Profumo, nel suo messaggio al convegno.»
 
In messaggio video, invece, il sottosegretario all’istruzione, Marco Rossi Doria, trattenuto a Roma per impegni improvvisi. Non messaggio formale, il suo, ma con alcune riflessioni sul modello italiano di integrazione che ancora fa fatica a vedere la presenza degli stranieri nella sua dimensione positiva, dentro la scuola e fuori.
«Questi arrivi dall’estero, ci dicono cosa si muove nella dimensione globale del mondo, ci ricordano anche le criticità nel nostro sistema, che non va pensato come un sistema di tutti uguali e standardizzati e che fa fatica a rinnovarsi, ma come un sistema di “diversi” che ci aiuta a fare i conti con l’altro.
«Il Trentino fa già molto perché ha fatto prima i conti con questa onda di arrivi ed ha saputo gestire bene queste sollecitazioni. Formarsi ad un Ethos interculturale – ha concluso Rossi Doria – vuol dire pensare che questi stranieri anche a scuola non sono un handicap, ma portatori di complessità uniche.»
 
Tornando al Convegno, Luciano Covi, direttore Centro Formazione Insegnanti, Massimiliano Tarozzi (Università di Trento) e Virginio Ongini (MIUR) hanno spiegato tutte le motivazioni a monte di queste due giornate di convegno.
A cominciare dalla constatazione che permane una forte differenza tra studenti italiani e studenti stranieri rispetto al successo formativo: i dati Invalsi (per matematica e lingua, per esempio) parlano di una differenza fino al 20% di punti, differenza che permane anche se dall’elementare saliamo alle superiori e che, anzi, tende a crescere nel tempo anche in presenza di buone prassi.
 
«Insomma, c’è proprio da “darsi una mossa” per vedere di accorciare la distanza oggi davvero enorme tra norme e pratica scolastica. C’è prima di tutto una questione di giustizia sociale – ha ricordato Tarozzi – che è preminente rispetto alla dimensione culturale. E la ricerca ci dice che agli insegnanti, prima ancora che la motivazione e la competenza nella propria disciplina, serve una forte motivazione etica, “politica” e valoriale nel voler portare questi ragazzi al successo formativo.
«Non ci sono ricette didattiche efficaci sul piano cognitivo, bisogna lavorare su cerchi più profondi della dimensione etica, sulla pancia e sul cuore prima di poter riempire anche la testa.»
 
E sulla necessità di andare in profondità anche nell’analisi, s’è soffermata la lunga e profonda analisi di Jean- Loup Amselle (direttore del Centro studi africani di Parigi) che ha puntato il dito sul dualismo d’antica data (cultura e civilizzazione) prima tra Germani e Francia e poi sfociato negli Usa in «Universalismo e Multiculturalismo (aperto e democratico a condizione che non si metta in discussione l’egemonia di una sola cultura sulle altre) fino alle più recenti tendenze di imprigionare le persone in gruppi e identità, come delle etichette utili ad altri fini.
 
«La cultura – ha concluso l’esperto francese – non è ciò che siamo stati in passato, ma è ciò che ogni uomo si costruisce nel proprio divenire. Stiamo perciò attenti alla etnicizzazione delle persone e delle società e al tentativo più o meno occulto di chi vuole garantire il dominio di una identità sulle altre, al posto del dialogo tra identità diverse.»

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