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Invecchiamento attivo e solidarietà tra generazioni

Al Festival della Famiglia di Riva del Garda si è parlato di come affrontare la terza età con politiche adatte

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Il 2012 è l'anno europeo per «l'invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni»: se ormai è un dato di fatto che l'Italia, e l'Europa, stanno progressivamente invecchiando, Carla Casciari, Michele Mangano, Alfonso Molina, Daniela Pompei, Claudio Salmaso e Dario Petri, coordinati da Angelo Mari, hanno cercato di spiegare come rispondere con politiche adatte a questo processo demografico e come considerare la terza età un valore aggiunto, anziché come un peso.
«L'Italia sta invecchiando, c'è una bassa natalità, una elevata aspettativa di vita e ormai anche l'Umbria, che era conosciuta come Umbria verde è diventata d'argento.» – Queste le parole di Carla Casciari, vicepresidente e assessore al welfare della Regione Umbria, che ha portato l'esperienza dell'Umbria nel campo delle politiche familiari.
 
Ma questo percorso di progressivo invecchiamento può rappresentare una risorsa importante.
«In tutto il mondo – ha commentato Daniela Pompei, collaboratrice del ministro Andrea Riccardi e docente in Scienze Sociali presso l’Università Roma Tre – è aumentate l'età e questo è un grande valore. Il nonno è una bussola affettiva che orienta i nipoti nel tempo, gli anziani nel nostro tessuto sociale hanno un ruolo attivissimo, sono produttori di valori e non solo lavorano ma producono lavoro per i giovani.»
Per Daniela Pompei la società non può fare a meno degli anziani.
«Dobbiamo cercare di fare di più e meglio e non è solo un problema di risorse. Bisogna ripartire dagli anziani per ricostruire il tessuto lacerato che c'è nella società, la presenza degli anziani aggiunge valore e speranza ai nostri tessuti familiari, sociali ed economici.»
 
Tanto più che gli anziani, oltre a sostenere le famiglie in mille modi, dalla cura dei nipoti al supporto economico, sono una risorsa per tutta la società perché attivamente impegnati nel volontariato.
Come illustrato da Alfonso Molina, professore di strategia delle tecnologie all’Università di Edimburgo, ben il 13% delle persone fra i 60 e i 64 anni è impegnato nel volontariato, l'11% sopra i 65 anni, e negli ultimi vent'anni è raddoppiata la percentuali di anziani sono i 75 anni che fa volontariato.
«L'importante è che l'anziano sia in salute, come evidenziato da Claudio Salmaso, responsabile delle relazioni esterne del sistema 50&Più Enasco a Roma, che ha richiamato l'attenzione sul tema centrale, quello dell'invecchiamento attivo.»
 
In questo senso la crescita della ricchezza non deve essere l'unico indicatore del benessere.
«Bisogna tenere in considerazione il benessere soggettivo e relazionale, non solo il Prodotto interno lordo per capire la condizione di vita – ha aggiunto Michele Mangano, presidente nazionale dell’Auser, associazione di volontariato e promozione sociale. – Purtroppo, troppo spesso, la condizione degli anziani è drammatica, molti anziani vivono in una situazione di disagio, devono fare i conti con pensioni bassissime, c'è una deprivazione al punto che alcuni di loro consumano un pasto completo ogni due giorni.»
 
Infine il contributo di Dario Petri, coordinatore dell'Associazione bambini cerebrolesi che dal 2008 presiede il Coordinamento delle Associazioni in ambito salute a Bassano del Grappa.
«In Italia vi sono oltre 2,5 milioni di persone che sono autonome in almeno una funzione e ogni anni nascono fra gli 8 e i 10.000 bambini con disabilità anche gravi. Di contro vengono stanziati dal Governo circa 400 euro per ogni disabile, contro i circa 700 euro messi a disposizioni in altri paesi europei.»

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