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In attesa delle Feste Vigiliane/ 1 – La parola a Carlo Nani

Pubblichiamo una poesia scritta da Carlo Nani per la festa di San Vigilio e pubblicata sul «numero unico di S. Vigilio» del 1902

SAN VIGILI

L'è san Vigili, ostrega! Vardé mo quanta zent
che ven zo da quei sgrèbeni, che se reversa a Trent;
vardè quanti casoti, che gh'è 'n piaza de Fera,
che Babilonia mazica, no ve par gnanca vera,

Giostre, organeti, zinzole, sarpenti 'ndromenzadi,
scimie, cavai, biserdole e pulesi maestradi.
«Avanti, favorischino, sta mal chi tardi ariva;
vedrano l'omo femina, che magna un'oca viva!!!

De dentro gh'è 'n decrepito lionfante, gh'è 'l leon,
e su la porta 'n porco che sona 'l tamburon.
Entorno done, omeni su driti come pali,
che arfia, che sbutona, che sghizza i pù bei cali;

passa la Banda zivica sonando 'l numer nove
e drio 'n'onda de popolo che suda e se comove.
Dopodisnar la tombola e po' la sera i foghi:
che razza de spetacol... che batiboi.. che zoghi!

Bombe, bengai, girandole, rachete che va 'n ziel
e 'nfin po' la gran machina la fa zigar: Che bel!!!
Sbara i mortai en ultima; la zent la se sparpaia
o 'n le osterie o a l'opera opura su la paia;

ma bate po' le dodese, l'è l'ora de le fade,
e no se vede n'anima passar per le contrade,
o apena qualche bargio, che 'l torna a Segonzan
co' le scarsele voide e cola tromba 'n man.

Carlo Nani

Da «Il Numero Unico di S. Vigilio», 1902



Carlo Mattia Francesco Nani nacque a Trento, molto probabilmente in casa Tomasoni sita nella via Oss Mazzurana, il 5 gennaio 1865 da Vincenzo e Isabella Ongari. Con certezza, comunque, abitò in casa Tomasoni, l'attuale stabile contrassegnato con i civici numeri 60-66, finché dimorò a Trento.
Rimase orfano di padre già a cinque anni.
Studiò al liceo ginnasio di Trento; frequentò per breve tempo l'università di Innsbruck per poi passare a quella di Padova, dove si laureò in legge.
Prestò servizio in qualità di impiegato presso le II.RR. Poste di Trento, da dove venne ben presto licenziato sotto l'accusa di aver intenzionalmente plagiato alcune note della Marcia reale Italiana, trascritte in una sua composizione musicale.
Da Trento si trasferì allora a Trieste, da lui poi considerata sua seconda patria, occupandosi presso le II.RR. Assicurazioni Generali di Trieste, delle quali divenne in seguito Capo Reparto.
A Trieste il 9 settembre 1899 sposò Maria Camoretti, dalla quale ebbe due figli: Laura, nata il 12 dicembre 1909, e Mario, nato il 18 ottobre 1910.
Scoppiata la prima guerra mondiale, venne chiamato alla ami malgrado i suoi 50 anni e destinato a Radkersburg (15.5.1915). Affetto da malattia inguaribile, fu quasi subito ricoverato all'Ospedale di Graz per essere poi congedato nel settembre del 1915, e contemporaneamente condannato alla deportazione, successivamente commutata in confino date le sue condizioni di salute.
Mori a Graz il 30 agosto 1016, alle ore 17, assistito dalla moglie e dai figli.
Ardente patriota italiano, mantenne sempre immutata la sua fede nella riunione alla madre patria e fu zelatore dell'italianità del Trentino anche durante le sofferenze del campo di concentramento, dove orgogliosamente diceva ai compagni di sventura: «Mi sarei vergognato se non fossi stato trattato come ogni buon italiano».

Di versatile ingegno, coltivò le arti per diletto intimo, riuscendo tuttavia a imporsi sia come poeta dialettale che come compositore e caricaturista. Dipinse anche qualche quadro, incise e si provò pure nella scultura.
Incominciò a verseggiare in vernacolo trentino ancora quando era studente liceale.
Amò sempre il gusto delle cose semplici e care. Lasciò nei suoi scritti tutto il bene che volle alla sua terra.
Compose canzoni popolari su propri testi trentini e triestini, quali «Entorno al Sas», «Mola zo la scaleta», «El ven ben subit».

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