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A EDUCA non più «Mammo», ma Papà

Al festival dell’educazione un confronto sulle nuove forme di paternità

Del cambiamento del ruolo dei padri nella relazione con i figli e nella gestione del nucleo familiare si è parlato oggi a EDUCA nell’incontro curato dalla Fondazione Franco Demarchi in cui sono intervenuti Ivo Lizzola, professore di Pedagogia sociale, Paola Venuti, direttrice del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento e Giuseppe Elia, formatore nonché ideatore del progetto Padri e figli in tenda.
Daniela Drago, psicologa-psicoterapeuta e formatrice della Fondazione Franco Demarchi, ha guidato il confronto ponendo l’attenzione sui cambiamenti della paternità che hanno interessato nell’ultimo ventennio gli studiosi e sulle trasformazioni che hanno investito il ruolo sociale del padre e il modo in cui i padri stessi si percepiscono e agiscono.
 
La nascita di un figlio è diventata una scelta sempre più consapevole e deliberata della coppia, di conseguenza entrambi i genitori sono più disponibili e desiderosi di prendersene cura.
Inoltre la consapevolezza dell’importanza della figura paterna nel processo di sviluppo cognitivo e affettivo dei bambini è cresciuta.
La diffusione del lavoro retribuito delle madri ha segnato la trasformazione della maternità ed è una delle cause principali di modifica della paternità.
Le conseguenze hanno portato ad un aumento delle aspettative sociali, verso una figura paterna più presente e attenta nei confronti dei figli.
Le politiche sociali riflettono e a loro volta incoraggiano e incentivano una maggiore presenza dei padri nella vita familiare e nella cura dei figli.
 
L’immagine tradizionale del padre, che era il titolare esclusivo dell’autorità e dei rapporti con la società, si fondava sulla dicotomia tra pubblico e privato in cui l’uomo rappresentava il pubblico e la donna il privato e la visione tradizionale dei ruoli era netta.
Nella società contemporanea questa separazione di sfere in base al genere, l’affettività da un lato, l’autorità dall’altro, è molto più sfumata e la paternità appare sempre più inserita nella sfera del privato e degli affetti.
Gli studiosi concordano nel riconoscere che si sta verificando una maggiore partecipazione dei padri nella vita e nella cura dei figli.
Molti autori, sia sul versante sociologico che psicologico, sottolineano la tendenza al passaggio dal modello tradizionale della specializzazione dei ruoli a quello della condivisione.
 
In merito alle sfide lanciate dalle nuove forme di paternità Ivo Lizzola, professore di Pedagogia sociale e autore di diversi libri come «La paternità oggi», ha sottolineato come l’esperienza della paternità sia un cammino in cui l’adulto si accorge di essere tale nel momento in cui si preoccupa del processo di crescita degli altri.
Oggi per garantire un futuro ai figli è necessario far coabitare emozioni, fragilità, ospitalità e oltre alla dimensione affettiva, nella famiglia sono necessarie la responsabilità e la cura, che i figli vedono attuate dai genitori nei confronti dei propri genitori, anche attraverso l’organizzazione di tempi e spazi.
«Il padre deve scegliere di essere padre, riuscendo ad attraversare la fragilità e la vulnerabilità e di esserci in una vita incerta e faticosa, con la promessa della scelta.
«In questo tempo di esodo – ha spiegato Lizzola – non abbiamo costruito un senso di responsabilità verso le generazioni future.
«Per questo i padri devono essere dei segnavia continuamente spostabili per tratteggiare l’orizzonte, la via che accompagna le scelte dei figli.»
 
Paola Venuti, direttrice del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento nonché coordinatrice scientifica di EDUCA, è intervenuta sui fattori biologici e culturali che influenzano il ruolo del padre, che deve essere attivo per la costruzione della rete sociale dei figli.
Se la madre forma la struttura mentale del bambino, il padre, oltre che proteggerlo, ha il compito di introdurlo nella società, garantendo così l’acquisizione dei valori sociali.
Il ruolo paterno è meno dipendente dalla biologia e più dal contesto culturale e relazionale. Attraverso un excursus evolutivo Venuti ha spiegato come dal modello patriarcale siamo arrivati oggi a una nuova fase di trasformazione del modello familiare in cui i padri accantonano alcune peculiarità di potere, anche in relazione ad una parità di genere acquisita, e iniziano a fare il «mammo».
 
Ci sono modalità biologiche diverse di rielaborare gli stimoli nel contesto familiare: l’impulso emotivo e protettivo è tipico femminile, mentre l’impulso di riflessione prima di agire è tipico maschile.
I ruoli possono essere invertiti, ma è fondamentale che siano presenti entrambe per la crescita dei figli. Il padre è necessario per lo sviluppo del bambino, per portarlo a una dimensione di confronto sociale.
A chiudere il confronto il formatore e papà Giuseppe Elia ha presentato la sua personale iniziativa che ha portato nel progetto Padri e figli in tenda, finalizzato a comprendere meglio cosa significa non riuscire ad avere una relazione profonda con i propri figli.
 
«Vivere alcuni giorni con i propri figli lontani dal caos e dai ritmi cittadini – ha raccontato Elia - consente invece di affrontare e scoprire i propri limiti, i talenti, le paure, la sensibilità di osservare i sapori, i colori, gli odori della natura, acquisire autonomia e fiducia in sé stessi, diventando i protagonisti dell’esperienza.
«I papà, indifferentemente dal proprio percorso personale, vivono un’esperienza nuova che li accompagna verso un cambiamento relazionale con i figli.
«In questo contesto di apprendimento esperienziale, i padri sono i veri esperti della situazione in cui sperimentano il loro potenziale d’essere papà.»

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