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Festival della Famiglia di Trento, edizione online 2020

Sandro Formica: «Con l’economia della felicità rimettiamo l’uomo al centro»

Riscoprire il concetto di Economia come attività di gestione dei beni materiali e immateriali che metta al centro l’uomo e il suo BenEssere, attingendo al pensiero di grandi economisti come Keynes e Marshall, per poi generare un impatto positivo su tutto il sistema, in quello che è un passaggio dalla persona, alla famiglia, fino all’azienda e a tutti i contesti organizzativi.
Questo il senso dell’intervento odierno al 9° Festival della Famiglia di Trento del Professore Sandro Formica, che ha spiegato e dimostrato in maniera altamente esperienziale, a un pubblico che gli ha riconosciuto energia e passione, il suo concetto di Economia della Felicità, base per nuovi modelli di sviluppo familiari, organizzativi, economici ormai irrinunciabili, di fronte alla crisi sistemica manifestatasi con il Covid 19.
 
Sandro Formica, PH.D. e Professore di Scienza del Sé presso la Florida International University, definito da Forbes Italia lo «Scienziato della Felicità», vive oggi in allineamento con il suo proposito di vita di diffondere il suo modello trasformativo unico per la Felicità sostenibile della Scienza del Sé, validato scientificamente e già adottato da 10 mila persone in tutto il mondo, in tutti i contesti organizzativi, dalle famiglie, alle scuole e Università, alle imprese fino alle istituzioni pubbliche.
Tanto che il suo consiglio finale è stato: «Non abbandonatevi, dedicate almeno 5 minuti al giorno al vostro Essere, la mia missione è quella di sviluppare un livello di auto-consapevolezza che parta dall’individuo e attraverso la famiglia giunga alla società».
 
Formica è partito dalla definizione del termine Economia della Felicità.
«L’origine etimologico del termine economia è casa, beni di famiglia, dal greco οἶκος, – ha esordito. - Passando agli economisti, Keynes ne parla come un «apparato della mente, una tecnica di pensiero che aiuta a trarre corrette conclusioni», per Marshall è lo «studio dell’essere umano nell’ordinarie attività di vita.»
Passiamo così dalla gestione di beni di famiglia all’individuo, traendone una definizione di economia intesa come una serie di azioni che pone al centro la persona.
Avere questo atteggiamento non è egoistico perché significa partire dal nucleo fondamentale dell’Essere e della famiglia, per poi poter portare contributo alla comunità che ci circonda, in un passaggio dall’Io al Noi», in pieno accordo con il «Nessuno si salva da solo» di Papa Francesco.
 
Citando Sonia Lyubomirsky, Martin Seligman e Shawn Achor, tre dei maggiori esperti di Scienza della Felicità, Formica ha spiegato il concetto di Felicità, da anni oggetto di studio in Università prestigiose quali Harvard e Yale, come competenza e muscolo da allenare, considerando che per il 40% dipende dalle nostre reazioni e scelte, e basata non solo sull’elemento emotivo, ossia il piacere, ma anche sull’impegno e sul significato.
 
Nel World Happiness Report pubblicato a marzo, l’Italia risulta al 30° posto, più o meno dopo tutto i Paesi europei, per cui il nostro non è Paese estremamente felice.
Perché? «Perché ci manca auto-consapevolezza, termine a cui l’Harvard Business Review solo nel 2018 ha dedicato ben 7 articoli – ha sottolineato Formica – Per acquisirla, secondo il mio modello della Scienza del Sé, che riprende elementi scientifici applicati alla vita, è necessario imparare un nuovo linguaggio basato su 9 petali quali ad esempio bisogni, valori, talenti, emozioni, immaginazione, proposito di vita.»
 
E qui Formica ha offerto al pubblico, sempre più coinvolto, una serie di esercizi basati sui petali dei bisogni, valori e proposito, presentato come la ragione principale della nostra esistenza, che ci fa vivere ben 7 anni in più, in quanto ci fa sentire completamente allineati con noi stessi. Formica ha così voluto proporre al pubblico degli stimoli «per avviare un percorso verso la Felicità che è responsabilità di ciascuno, da praticare ogni giorno con costanza, per cambiare noi stessi e i nostri rapporti umani, a partire dal contesto della famiglia, che è lì dove ci sentiamo più protetti, amati e autorealizzati, per passare all’azienda, perché anche lì portiamo il nostro Essere.
«In questo modo possiamo divenire leader generativi che ispirano la propria organizzazione a divenire positiva, di qualunque natura sia, co-costruendo il BenEssere.»
 
Un concetto ribadito da Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, CHO - Chief Happiness Officer, ovvero Manager della Felicità, e Fondatrici di ELEhub, che nel loro intervento conclusivo hanno dichiarato così:
«Le organizzazioni stanno imparando a conciliare il BenEssere e la Felicità individuale con i profitti e la crescita del business ed oggi, a supporto, abbiamo la direttrice della Self Awareness che, se applicata con le lenti dello strumento manageriale del Family Audit, funge da volano nel cambiamento culturale e organizzativo.
«Orientare le Organizzazioni ad una maggiore consapevolezza verso il BenEssere, coincide con una qualità della vita diffusa nei territori, patrimonio del nostro sistema paese.»

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