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«Europa, se vuoi realizzare il sogno, devi svegliarti!»

Il sogno è quello antico di De Gasperi, Adenauer e Schuman Abbiamo fatto gli Europei, ma l'Europa non esiste ancora

Abbiamo voluto riprendere il titolo di un noto musical nato in Trentino (il cui tema è stato ripreso anche da Benigni a Sanremo), perché benissimo rappresenta l'esortazione che ci troviamo a dover fare a 65 anni di distanza dal sogno fatto dai nostri padri e alla cui realizzazione abbiamo creduto tutti noi, l'Europa.

Giorno per giorno assistiamo alla più totale inerzia di quello che è stato il mito delle ultime generazioni e che, a quanto ci dimostrano, tale sembra destinato a rimanere.
Mai come in questo momento sarebbe necessario uno sforzo comunitario per far fronte all'emergenza generata dalle rivoluzioni arabe.
Ogni giorno arrivano a Pantelleria centinaia di profughi e nessun Paese europeo fa nulla per condividere con l'Italia la problematica generata dall'esodo di massa.

Eppure sapevamo tutti che avrebbero lasciato le sponde del Nord Africa tutti gli immigrati che fino l'altro giorno erano tenuti a bada da Gheddafi.
Tutti sapevano che dai paesi sconquassati delle rivoluzioni dei Gelsomini, della Sabbia o delle Piramidi sarebbero scappati quantomeno coloro che con i regimi precedenti erano invischiati.
Tutti sapevano che i lavoratori stranieri impegnati nel Magreb avrebbero avuto bisogno di sostegno quantomeno per tornare a casa.

E invece eccoci qui, non solo a dover far fronte da soli all'emergenza profughi, ma anche a dover fare i conti con gli Stati europei che respingono quegli immigrati ai nostri confini, mentre cercano di entrare nel loro paese per ricongiungersi con i propri cari.
E dobbiamo far fronte con le opposizioni interne che si limitano a criticare invece che aiutare la maggioranza, con un D'Alema che pacifico dichiara «cosa volete che siano 60.000 profughi per un'Italia che ha 60 milioni di abitanti?».

Il capolavoro, tuttavia, l'abbiamo visto in politica estera.
All'Italia, pragmaticamente parlando, non interessava molto la rivolta contro Gheddafi. Era un problema interno a quel Paese, così come lo è stato per la Tunisia, per l'Egitto, per lo Yemen, per la Siria.
Chiunque fosse subentrato al dittatore, si sarebbe trovato di fronte a un contratto da dover rispettare.

Ma proprio quel rapporto che privilegiava l'Italia ai nostri vicini di casa non andava giù.
Ecco che l'ONU approva la Risoluzione 1.973 e tutti corrono alle armi con una veemenza senza precedenti. La Francia in testa, Inghilterra e Usa a fianco, ecco scattare l'ultima crociata.
Inevitabile per l'Italia entrarvi a far parte, dato che comunque si sarebbe trattato di avere una guerra in casa, su nostri cieli e sui nostri mari. Ovviamente abbiamo messo a disposizione le nostre basi, abbiamo fatto partire i nostri aerei, messo in mare le nostre navi.
Ma Sarkozy voleva anche il comando, sicché eccoci nuovamente a litigare come negli ultimi 1.000 anni per motivi di primariato.

Una tantum, ho condiviso quello che ha detto Pier Ferdinando Casini ai microfoni del TG5 per commentare l'inzerzia dell'Europa nell'emergenza di Lampedusa.
«Europa, se ci sei è meglio che dai un colpo...»

Oggi l'ultima goccia (solo in ordine di tempo) che ha visto un vertice in teleconferenza tra i leader di paesi della coalizione impegnati a far entrare in gioco anche la Germania.
Al quale vertice, com'era da aspettarsi, non è stata chiamata l'Italia.
Poco credibili le spiegazioni del Ministro Frattini. Comunque vuoi vederla, l'Italia - lo stato più coinvolto dalla guerra - è stata tenuta fuori.

E non può neppure lamentarsi con l'Europa, perché in questo momento è l'entità meno presa in considerazione dagli stati membri.
Purtroppo resta ancora valido il titolo di un libro scritto 40 anni fa dallo scomparso amico e collega Paolo De Domenico: «Europei senza Europa».
I padri fondatori dell'Europa, Degasperi, Schuman e Adenauer, continuano ad avere il sostegno dei figli, ma non dei loro governanti.
Europa, se vuoi quantomeno tener vivo il sogno, devi svegliarti...

GdM

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