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L’attualità di «Europei senza Europa». Paolo de Domenico, 1972

... Quanti europei diversi ho incontrato durante il mio viaggio. Quanti Europei senza Europa ...

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DDopo l'intervento che abbiamo pubblicato oggi per lamentare l'assenza più assoluta dell'Europa nella crisi della Libia (vedi), siamo andati a rispolverare il citato libro scritto 40 anni fa dal giornalista e scrittore trentino Paolo de Domenico per i tipi di Luigi Reverdito Editore.
È il resoconto ragionato di un viaggio fatto dall'autore da Basilea alla foce del Reno, alla ricerca degli Europei «che il Reno unisce e divide nella sua lenta, eterna corsa verso il mare».
Il racconto, purtroppo, è più che mai attuale oggi, a tanti anni di distanza: «Europei senza Europa».
Ne riportiamo qui di seguito un estratto della parte finale.

...
A Basilea ho concluso il mio viaggio alla ricerca dell'Europa.
L'impressione che da questo viaggio ho riportato è che esistono oggi due Europe: quella dei politici e quella dell'uomo della strada.
Due Europe diverse l'una dall'altra, tanto diverse da non consentire eccessivi ottimismi su di un loro possibile accostamento.
Quella dei politici è un'Europa astratta, senza anima. Un'Europa cioè retorica, disarticolata in enti teorici aggrappati ad aride formule, a una infinità di piani e di velleità, espressi senza convinzione.
Ebbene, questa non è l'Europa vera; la vera Europa è un'altra, quella dell'uomo della strada.
All'inizio del viaggio credevo di sapere qualcosa sull'Europa, credevo nell'Europa. Ora mi sono accorto che non sapevo nulla, proprio nulla. E anche l'idea di un'Europa Unita adesso mi pare quasi priva di senso.
Sono andato a cercare storie e uomini, legati alla storia antichissima di un grande fiume, nel cuore dell'Europa.
Storie e uomini dei Paesi che il Reno unisce e divide nella sua lenta, eterna corsa verso il mare.
E tutti, giovani e anziani, quegli uomini mi sono apparsi sinceramente convinti della necessità di fare l'Europa; solo che ognuno di quegli uomini parlava di una sua Europa, assolutamente concepita dagli altri.
Ho incontrato uomini che all'Europa non pensavano affatto; altri che vi pensano con sordo rancore. E sono coloro che vivono di vecchi fantasmi, anch'essi fantasmi di un passato che resiste nel tempo; uomini ancora preda del mostro dalle mille teste, come Dante chiamava i nazionalismi.
...
Quanti europei diversi ho incontrato durante il mio viaggio.
Quanti Europei senza Europa.
...
L'Europa non ha coscienza d'essere un continente, di costituire una forza, non ha visioni globali; oscilla tra nazionalismo e federalismi vari. Tra retorici slanci privi di senso e l'indifferenza. Tra correnti a sfondo più o meno socialista e un farraginoso ecumenismo cattolico.
Malata nello spirito, si è lasciata convincere dai sofismi dei giovincelli. Ai quali, in fatto di conoscenza, manca tutto, compresa la capacità di raffrontare il ben poco che sanno al troppo che ignorano: di giovincelli, peraltro accesi e condotti a meraviglia.

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