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Grande Guerra, ricordata a Innsbruck con i presidenti Euregio

Ad un secolo dall’entrata dell’Italia nel conflitto bellico cerimonia con i giovani dell’Euregio, il vero ponte per la pace

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Ponti per la pace.
 
Il 23 maggio 1915 l’Italia dichiarava guerra all’Austria, aprendo così uno dei capitoli più drammatici della storia moderna del nostro Paese.
A un secolo di distanza, si è tenuta a Innsbruck la commemorazione pubblica della Grande Guerra, a cui hanno partecipato i tre presidenti dell’Euregio: Ugo Rossi (Trentino), Günther Platter (Tirolo) e Arno Kompatscher (Alto Adige/Südtirol).
Il programma ha visto la sfilata delle varie federazioni di Schützen e Kaiserjäger, e corpi militari storici, seguita dalla celebrazione dei vescovi diocesani di Bolzano-Bressanone e Innsbruck, e dal vicario della diocesi di Trento.
Nel pomeriggio c’è stato il grande incontro con i giovani ed i tre presidenti. 
 
Platter ha salutato i numerosi partecipanti, tra cui vari esponenti delle Giunte provinciali, ricordando la volontà di commemorare tutti i caduti e di rinnovare l'impegno alla riconciliazione e alla gestione comune del futuro.
Il presidente Kompatscher ha aggiunto che al ricordo delle vittime si aggiunge quello delle cause che provocarono la Prima guerra mondiale, «che sono il nazionalismo, l'imperialismo e l'egemonismo».
Per questo, ha continuato il Presidente della Provincia, oggi dobbiamo tutti trarre il giusto insegnamento dalla lezione del passato «per per poter continuare a lavorare assieme per un'Europa pacificata».
 
«Oggi ricordiamo una sconfitta – ha esordito il governatore del Trentino – perché una guerra è una sconfitta per tutti. La Prima Guerra mondiale è stata una spaventosa tragedia per l’intera Europa.
«Lo è stata in particolare per il popolo trentino. Rispetto ad altri territori e comunità d’Europa risparmiati dai combattimento, il Trentino è stato teatro di guerra:
«Dei 360.000 trentini che abitavano la provincia, 70 mila sono stati i trentini che hanno combattuto per l’Imperatore, 1.000 coloro che hanno scelto di combattere come volontari per l’Italia, 110 mila i profughi che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni in direzione delle varie località dell’Impero e del Regno d’Italia. Più della metà del popolo trentino scomparve, per tornare falcidiati tre anni dopo.
«La Prima Guerra mondiale ha portato, oltre all’orrore della battaglia, a dittature e a una successiva guerra.
«A un secolo di distanza, la storia è riuscita a superare i conflitti tra i nostri popoli e a costruire la pace. È questo – ha aggiunto il governatore, rivolgendosi ai giovani riuniti ad Innsbruck – il valore universale su cui voi dovete continuare a lavorare.
«Siete voi il ponte ideale verso un futuro libero da conflitti e tragedie.»
 
Ad un secolo di distanza, i tre territori - Trentino, Alto Adige/Südtirol e Tirolo, riuniti nell'Euregio - hanno ricordato insieme l’anniversario per ribadire l'impegno di oggi a costruire ponti verso la pace.
La cerimonia di commemorazione si è tenuta oggi ad Innsbruck nello scenario solenne della piazza del «Landestheater» di Innsbruck.
Alla parata dei corpi militari storici e delle varie federazioni di Schützen e Kaiserjäger è seguita la celebrazione religiosa, officiata dai vescovi diocesani di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser, e di Innsbruck, Manfred Scheuer, e dal vicario Tomasi, in rappresentanza dell'arcivescovo di Trento, Luigi Bressan.
«La guerra ha segnato con la morte e la povertà i nostri territori – ha ricordato Sua Eccellenza, il vescovo Scherer – ed è il monito per le future generazioni contro ogni forma di violenza e guerra.»
 
Nel pomeriggio, la commemorazione si è spostata nel Centro congressi di Innsbruck, dove i tre presidenti Ugo Rossi, Günther Platter ed Arno Kompatscher hanno discusso con i giovani dell’Euregio della storia di allora, della situazione attuale e dei passi verso il futuro.
Dopo aver ricordato la tragicità degli eventi bellici in Trentino - «teatro di guerra e terra che ha visto oltre 110 mila persone, metà della popolazione, lasciare le proprie case», - il governatore del Trentino si è soffermato su presente e futuro.
«Dobbiamo impegnarci affinché l’identità unisca i nostri territori, Trentino, Alto Adige/Südtirol e Tirolo. E’ proprio nell’identità comune che troviamo la matrice di pace che deve saldare il comune desiderio di convivenza e benessere.»
Il rappresentante del Trentino ha indicato nell’Euregio il modello a cui fare riferimento: «Un apporto importante può essere dato dalla “lettura condivisa” della nostra storia, che non significa storia a senso unico, bensì una lettura della storia che accomuna senza estremizzare le diversità.
«Ma l'Euregio è molto di più perché, ad esempio, contiene importanti opportunità per il futuro. Ci sono temi o punti, per usare il tema della giornata di oggi, che possiamo affrontare solo congiuntamente, a partire da quelli relativi alle infrastrutture strategiche.
«Mi riferisco al tunnel del Brennero e ai ponti fisici dell’Autobrennero. Ma mi riferisco anche alla possibilità di sviluppare politiche congiunte per quanto riguarda altre "reti": energia, dorsali in fibra ottica, Università e ricerca, e dell’internazionalizzazione dei nostri territori.»
 
L’intervento trentino ha riservato un passaggio ai giovani e al trilinguismo.
«Il nostro obiettivo è quello di preparare le nuove generazioni a esprimersi, a pensare, a lavorare in tre lingue: italiano, tedesco e inglese. Questo non può che favorire l'interscambio e la mobilità, in primo luogo proprio all'interno dello spazio euroregionale. Non è più pensabile considerare le nostre esigenze separatamente, dobbiamo imparare a ragionare su un mercato del lavoro comune, su un bacino comune dal quale attingere manodopera qualificata, tecnici, cervelli, a seconda delle esigenze che le nostre imprese, i nostri servizi, le nostre amministrazioni manifestano, indipendentemente dai confini provinciali.»
 
 L’Euregio può essere visto come una porta comune verso l’Europa 
«La consapevolezza di quello che è avvenuto cento anni fa e che emerge in questa commemorazione comune - questo il senso della posizione trentina - dovrebbe spingerci a ragionare di più sul valore rappresentato dall’Europa e dal suo ruolo politico, ad incominciare dall’Euregio.
«Dalla catastrofe è nata per i nostri territori un’opportunità a costruire nuovi ponti di pace. Il primo ponte è stato l’accordo De Gasperi - Gruber, seguito da altri ponti, come la nascita delle due autonomie e l’Euregio.
«Il tema dell'Autonomia è fondamentale ed è con questo che possiamo fare valere il nostro contributo in Europa e nel mondo: l'Autonomia speciale viene citata sempre più spesso come un esempio particolarmente felice di risoluzione pacifica e consensuale di conflitti legati ai confini e alla presenza di minoranze sul suolo nazionale.
«Alle nuove generazioni dico che spetta a loro costruire altre porte, altre opportunità, altri ponti verso il futuro, tenendo presente che i ponti più importanti sono i ponti di pace e fratellanza che costruiremo nelle nostre teste.»
 
La giornata si è conclusa con il concerto dell’Euregio, ad opera di musicisti del Tirolo, Alto Adige/Südtirol e Trentino.

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