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Forte Pozzacchio restituito alla comunità trentina

Inaugurato con la banda Musica Cittadina Riccardo Zandonai di Rovereto eseguiva gli inni austriaco, italiano ed europeo

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«Ricordare per non dimenticare, questo l'obiettivo del progetto Grande Guerra, portato avanti dalla Provincia autonoma di Trento nell'ambito delle celebrazioni per il centenario dello scoppio del primo conflitto bellico mondiale e Forte Pozzacchio, oggi restituito alla comunità della Vallagarina e del Trentino, ne rappresenta un'altra significativa tappa.»
Con queste parole l'assessore provinciale alla cultura Tiziano Mellarini è intervenuto questa mattina a Trambileno dove, nel corso di una solenne cerimonia, dopo lunghi lavori di ripristino, Forte Pozzacchio è stato aperto al pubblico.

Dopo il ricordo dei 41 soldati di Trambileno caduti durante la guerra, i cui nomi sono stati letti, uno ad uno, dal sindaco Franco Vigagni, il parroco di Forte Pozzacchio, don Remo Vanzetta, ha benedetto una corona deposta dagli alpini davanti al monumento ai caduti, mentre la banda Musica Cittadina Riccardo Zandonai di Rovereto ha eseguito gli inni austriaco, italiano ed europeo.
«L'impegno comune è il recupero di un importante pezzo di memoria collettiva – ha detto l'assessore Mellarini nel corso di una tavola rotonda che si è tenuta prima del taglio del nastro nel fossato del forte – uno sforzo messo in campo negli ultimi anni dalla Provincia autonoma di Trento per restituire alla comunità trentina il patrimonio costituito dal sistema dei forti austroungarici.
«Importante è ora – ha aggiunto Mellarini – valorizzare queste strutture, farle conoscere e attivare sinergie con il settore del turismo, che possano far diventare i forti un valore aggiunto anche in quella direzione, oltre ai primari significati di ricordo, memoria e recupero storico.»
 
Il percorso di restauro è durato quasi 20 anni e ha coinvolto istituzioni, professionisti, imprese, operatori museali e della cultura e anche il mondo delle associazioni, hanno ricordato il sindaco di Trambileno Franco Vigagni e il presidente della Comunità della Vallagarina Stefano Bisoffi.
Presupposto dell'intervento, come hanno spiegato i progettisti, gli architetti Francesco Collotti e Giacomo Pirazolli, è stato quello di effettuare un sottile lavoro di conservazione e valorizzazione dell'esistente attraverso l'inserimento dei nuovi elementi in acciaio verniciati in arancione, che permettessero la percezione compiuta degli spazi e dell'uso del forte, il cui ruolo strategico, è stato detto, era quello di guardare senza essere visti.
 
«Visitare questo forte significa ritrovarsi dentro una storia comune – ha spiegato Camillo Zadra, provveditore del Museo della Guerra di Rovereto – che ha poi illustrato i progetti futuri che ruoteranno attorno a Forte Pozzacchio, che entra ora in una nuova fase della sua vita.
«Diventa, infatti, percorso di vista, ma anche luogo che si confronta col presente in vari modi: dai percorsi creativi e di riflessione ospitati nelle sue sale fino alla sperimentazione di nuovi approcci all'offerta museale.
«Proprio nei prossimi mesi, infatti, si alterneranno performance teatrali, percorsi sonori, momenti legali alla coralità e sarà avviata una fase di sperimentazione di un progetto europeo denominato meSch che ha tra gli attori principali il Museo Storico Italiano della Guerra.»
 
La cerimonia si è conclusa con il ricordo, alla presenza della moglie Gianna Comper e della figlia Martina, del sindaco di Trambileno Renato Bisoffi, scomparso nel 2013, che ha creduto fortemente nel recupero della struttura.
 

 
 Il forte 
Forte Pozzacchio è l’ultima delle fortezze austro-ungariche realizzate tra Ottocento e inizio Novecento sul confine del Trentino con il Regno d’Italia.
Interamente scavata nella roccia, rappresentava la più moderna macchina da guerra della monarchia danubiana.
I lavori di costruzione del forte iniziarono nel 1913 e proseguirono fino allo scoppio della guerra con l’Italia, quindi l’opera non fu mai completata.
Abbandonato dall’esercito austro-ungarico, il 3 giugno 1915 venne occupato dai soldati italiani.
Con l’offensiva del maggio 1916 (Strafexpedition) il forte ritornò in mano austriaca e vi rimase fino alla conclusione del conflitto.
Già fortemente danneggiato dai bombardamenti, nel dopoguerra venne completamente spogliato delle parti metalliche.
Il forte di Pozzacchio rappresenta lo stadio più evoluto raggiunto dall’ingegneria militare austro-ungarica. Il tenente Stephan Pilz progettò un’opera quasi interamente in caverna, erano in calcestruzzo solo la batteria per obici in cupola corazzata e la caponiera.
 
Per difendere l’ingresso era previsto un profondo fossato, dal quale si accedeva all’interno del forte.
Al livello del fossato una galleria a ferro di cavallo collegava i diversi ambienti scavati nella roccia: gli alloggi della truppa, i locali di servizio, le postazioni per mitragliatrici e riflettori.
Il progetto prevedeva tre piani. Un pozzo verticale dava accesso all’area sommitale, dove erano installati l’osservatorio e le artiglierie posizionate in cupole corazzate.
Il Comune di Trambileno, nel 1995, acquistò 20 ettari del forte da privati e poi, grazie a una collaborazione con l’associazione culturale «Il Forte» e il Museo Storico Italiano della Guerra, all’interno del progetto Grande Guerra promosso dalla Provincia autonoma di Trento, venne avviato il restauro, con un progetto degli architetti Francesco Collotti e Giacomo Pirazzoli e la direzione lavori affidata all'architetto Sandro Aita.

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