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«Basta guerre, la terra è di tutti»: Il monito di mons. Bressan

L’arcivescovo di Trento apre le ricorrenze della grande guerra in Valle del Chiese

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Un monito di pace e la richiesta di uno stop a tutte le guerre nel Mondo è stato lanciato oggi dall’arcivescovo di Trento mons. Luigi Bressan durante la santa messa celebrata alla Sella di Bondolo, sopra Castel Condino, nell’ambito del Pellegrinaggio della valle del Chiese che ha aperto le celebrazioni dei 100 anni Dalla Grande Guerra - La Contesa del Monte Melino.
Una serie di eventi che culmineranno nel Raduno Interregionale del Fanti dedicati alla Brigata dei Lupi di Toscana previsto il 12-13 settembre a Castel Condino, con ulteriori appuntamenti a Trento e nel Chiese.
«Dieci, venti milioni di morti ha portato la Grande guerra – ha detto mons. Bressan. – E il Signore non vuole la guerra, vuole che ci formiamo in uno spirito di pace.
«E Gesù Cristo vuole la vita, la pienezza della vita non si accontenta di una vita a metà – ha aggiunto riferendosi al dramma degli emigranti che oggi – sono 50 milioni in tutto il mondo.»
«Il possesso di conquista quante guerre ha provocato – ha poi aggiunto il Presule. – Oggi è giusto ricordare che la terra è di tutti e per tutti.
«Lo sottolinea il papa Francesco nella sua recente enciclica. La terra non è dei più forti, è di noi, è degli altri e abbiamo tutti una corresponsabilità anche per il futuro.»
 
 
 
Quello che non è riuscito a primavera alla parte politica amministrativa del Chiese (ovvero cooptare sotto un unico Municipio gli attuali Comuni) stavolta è riuscito al sen. Ivo Tarolli che alla Sella di Bondolo ha riunito vari amministratori, con il sindaco di Castello Stefano Bagozzi, ed esponenti della società civile dell’intera valle (con le rappresentanze d’ama dei Fanti e degli Alpini) per rendere omaggio ai 252 soldati morti in zona nella prima Guerra Mondiale a causa di slavine e della guerra.
La Sella di Bondolo è stata raggiunta da cordate provenienti da Romantera e Laghi di Bruffione (Storo - Brione), Valle Aperta (Condino), Valle di Robor (Castel Condino), dal Lago Maresse (Cimego), Malga Pissola e Malga Nova (Pieve di Bono – Val Daone).
E durante la Santa Messa celebrata da mons. Bressan vi è stato l’accompagnamento musicale del Coro Re di Castello.
 
L’intensa mattinata si è conclusa con la tradizionale Commemorazione al Cimitero Militare di Clef in ricordo dei caduti della Grande Guerra e in particolare delle vittime della valanga del 13 dicembre 1916 alle pendici del Monte Remà. Una corona di alloro è stata depositata ai piedi del Cippo.
La giornata si è conclusa con il rancio dell’alpino. Menu preparato a malga Clef dal Gruppo Ana di Pieve di Bono, coordinato dal capogruppo Mario Castellini. Con la cerimonia di oggi si è così perpetuato quanto già proposto negli anni dal gruppo di Pieve di Bono al Cimitero di Clef.
 
 
 
Come ha ricordato lo storico Vittorio Tarolli, la Sella di Bondolo (1994 m) è posta fra Monte Remà e Cingolo Rosso, separa la Valle del Giulìs dalla Valle del Ribòr, due affluenti di destra del fiume Chiese.
Fin dagli inizi delle operazioni militari italiane nella Grande Guerra la sella divenne il più importante snodo logistico a supporto della prima linea nel Sottosettore delle Giudicarie.
Qui si congiungevano le due grandi strade militari provenienti dalla bresciana Valle del Caffaro e da qui si dipartivano altre tre tronchi stradali: per l’accampamento di Porte di Bosco, per il cimitero militare di Malga Clef e per Cima Bruffione e Cima Remà; in questo caso si trattò del punto più alto raggiunto da una strada militare sull’intero fronte italiano.
Su queste strade le trattrici Fiat trainavano, fra l’altro, i potenti 149G che andarono a costituire le varie batterie che battevano il fronte austro-ungarico della Val di Daone ed i Forti di Lardaro.
 
 
 
La Sella di Bondolo divenne la zona più colpita dalle granate austriache, come testimoniano gli innumerevoli crateri, ancora ben visibili, accanto ad un complesso intreccio di trincee e camminamenti mascherati e ad un grande masso di granito in cui fu ricavata una postazione di artiglieria.
Sul versante sud (poco discosto da Malga Bondolo) sono ancora ben visibili numerosi resti di edifici militari in pietra granitica.
La sella riamane al centro di un meraviglioso scenario alpino. In breve tempo (e comodamente!) si raggiungono il Passo del Bruffione, la Colletta di Remà (con lo scenario fantastico del Lago dei Casinei e la cima dell’Adamello, Bosco, Cima Maresse, il suo lago e, più in basso, il Cimitero militare di Clef.
 
 
 
Questo cimitero militare, che si estende in leggera pendenza su un’area di circa 1.000 mq poco distante da Malga Clef, accolse le spoglie di 251 soldati italiani.
Quasi tutti furono vittime delle valanghe che negli inverni del 1916/17, particolarmente nevosi, qui provocarono un alto numero di decessi.
Nel Diario Storico Militare del Comando della 6ª Divisione si ricorda la slavina del 13 dicembre 1916; e il 14 dicembre si scrive così.
«Un’altra valanga staccatasi sul versante sud del Cingolo Rosso ha travolto 5 baracche a Porta del Bosco facendo un considerevole numero di vittime… I sepolti appartengono al Comando del 3° Battagl. alla 11ª compagnia e al 3° reparto zappatori del 41° fanteria (Brig. Modena) ed ammontano a circa 200.»
Nello stesso diario si dice che anche che nella primavera del ’17, con lo scioglimento della neve, si raccolsero 112 salme.
È presumibile che questi cadaveri siano stati sepolti nel cimitero poco distante di Clef in quanto nell’affollato accampamento di Bosco era impossibile crearvi un sito acconcio.
Quelle salme furono poi traslate nell’Ossario di Rovereto. Ogni anno gli alpini della valle vi svolgono una cerimonia commemorativa.

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