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Venerdì 26 ottobre, ore 17.30 al MAG, Museo di Riva del Garda

Presentazione del libro di Quinto Antonelli «Cento anni di Grande guerra. Cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie»

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Venerdì 26 ottobre alle 17.30 al Museo di Riva del Garda, lo storico Quinto Antonelli presenterà il suo libro «Cento anni di grande guerra. Cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie» (Donzelli, 2018). Dialogherà con l'autore Lodovico Tavernini, storico del MAG.
Per l'occasione verranno posti in dialogo con le persone presenti alcuni reperti conservati negli archivi del museo. Ingresso libero.
 
Con questo incontro si concludono gli appuntamenti che il MAG ha dedicato al centenario della fine della Prima guerra mondiale con il progetto Guerre e Pace 1918-2018, che ha visto dispiegarsi nel 2018 un ciclo di mostre in museo e un susseguirsi di proposte culturali in sede, nei forti del monte Brione e lungo il Sentiero della Pace.
La presentazione si terrà nella sala che ospita la mostra Kriegsmaler. I fratelli Stolz, visitabile fino a domenica 28 ottobre 2018.

   Titolo: Cento anni di grande guerra. Cerimonie,
              
monumenti, memorie e contromemorie

 
  Autore: Quinto Antonelli
  Editore: Donzelli 2018
 
  Genere: Saggi, storia e scienze sociali
  Prezzo di copertina: € 34

Cento anni sono trascorsi dalla fine della Grande guerra, cento anni durante i quali la memoria del primo conflitto mondiale si è radicata nella nostra identità.
È entrata nel calendario civile con le «feste» del 24 maggio e del 4 novembre; ha segnato il volto delle città con monumenti grandi e piccoli; si è impressa nei nomi delle vie; ha trasformato il teatro delle battaglie in luogo di culto punteggiato da decine di sacrari; persino i resti di quel sistema di trincee, forti e caverne sono diventati mete per pellegrini e turisti.
Gli autori di queste pratiche commemorative sono stati i più diversi: esponenti delle gerarchie militari e delle associazioni combattentistiche e d’arma, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti politici; e poi architetti, giornalisti, registi, insegnanti, redattori.
 
Una memoria, tuttavia, troppo spesso dominata da un’unica voce solista, retorica e celebrativa, che glorifica la necessità grave; e il valore della guerra, che osanna gli eroi e sovrasta le voci di chi a quella guerra non ha mai creduto: voci stridenti, indisciplinate, a cui è difficile prestare ascolto.
È anche su questo controcanto che si sofferma l’analisi di Quinto Antonelli, sfruttando appieno le armi della cultura «materiale».
Dagli articoli ai monumenti, dai libri alle lettere, dai pellegrinaggi alle mostre, dai film alle canzoni, ciò che affiora è una vera e propria memoria «polifonica».
 
Pagina dopo pagina prende consistenza l’orrore che appartiene alla guerra, anche – e forse soprattutto – a quella che ricordiamo come la Grande guerra; tra gli acuti di chi ne declama le virtù si fa strada la voce di chi ne smaschera le false ragioni, di chi la mette a nudo e ne condanna la bestialità; mano a mano, sotto l’alone di gloria che circonda l’eroe emerge un’uniforme sporca e lacera, la divisa del soldato in guerra, e in guerra, conclude Antonelli, il soldato «è sempre qualcosa di meno di un uomo».
Quinto Antonelli è responsabile dell’Archivio della scrittura popolare presso la Fondazione del Museo storico del Trentino, per la quale ha curato la collana Scritture di guerra, edita insieme al Museo Storico della Guerra di Rovereto.
Per Donzelli ha pubblicato, nel 2014, Storia intima della grande guerra. Lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte, insignito nel 2015 del prestigioso Premio internazionale The Bridge.

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