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Ottant’anni fa la prima missione con i «maiali» a Gibilterra

30 ottobre 1940: le gesta del tenente di vascello Gino Birindelli che gli valsero la Medaglia d'Oro al Valor Militare

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Nell’autunno del 1940 il sommergibile Scirè viene designato per la prima missione di attacco contro Gibilterra, designata B.G.1, con l'impiego di tre Siluri a Lenta Corsa (SLC). Partita dalla Spezia il 24 settembre, la missione venne interrotta per la riscontrata assenza di unità nemiche in porto.
Il successivo 21 ottobre il sommergibile, al comando del capitano di corvetta Borghese, riprende nuovamente il mare, diretto a ponente, per l’operazione B.G.2: questa volta era confermata la presenza a Gibilterra della Nave da battaglia Barham, di un incrociatore e di alcune altre unità.
Le coppie di operatori erano formate da: tenente di vascello Birindelli e secondo capo palombaro Paccagnini; capitano G.N. Tesei e sergente palombaro Pedretti; sottotenente di vascello Durand de la Penne e secondo capo palombaro Bianchi; operatori di riserva, tenente G.N. Bertozzi e secondo capo Viglioli.
 
Alle ore 2.19 del 30 ottobre gli operatori partono dallo Scirè a bordo dei propri SLC, mentre il battello si allontana in immersione. Riemergerà alle 19, a 35 mg da Punta Europa, per trasmettere al Comando centrale, Supermarina, la comunicazione di avvenuto svolgimento della missione.
Gli operatori, nel frattempo, avevano intrapreso la corsa di avvicinamento: Birindelli doveva attaccare la Barham, Tesei l’incrociatore, mentre De la Penne, eseguita una prima ricognizione alla ricerca di altri eventuali bersagli, avrebbe dovuto attaccare anch'egli la Nave da battaglia.
 

 
La coppia Birindelli-Paccagnini incontra subito diverse difficoltà con la governabilità del mezzo e, dopo un'ora di sforzi, arriva alle ostruzioni: Birindelli, solo, a causa dell’esaurimento dell’autorespiratore di Paccagnini, giunge a 70 m dalla Barham prima che il mezzo si immobilizzi definitivamente sul fondo.
Innescata la carica esplosiva, l’ufficiale raggiunge quindi il molo cercando di mescolarsi con gli operai spagnoli all’opera nel porto. Catturato, così come Paccagnini, riesce a resistere agli interrogatori conservando il segreto sulla missione compiuta.
 
La coppia De la Penne-Bianchi esegue la prevista ricognizione ma, causa avaria, il mezzo affonda senza che si riesca, malgrado gli estremi sforzi, ad avvicinarlo ad un bersaglio.
I due operatori, evitata la cattura grazie all’aiuto di alcuni pescatori, raggiungono successivamente il territorio spagnolo.
 

 
Anche Tesei e Pedretti accusano una serie di avarie agli autorespiratori e all'SLC, e per non danneggiare l'azione degli altri operatori, decidono di rinunciare. Anch’essi riescono quindi a riparare in Spagna.
Il mezzo, indirizzato verso il largo per farlo scomparire in alto mare, cambierà in qualche maniera rotta finendo con l’arenarsi su di una spiaggia spagnola, venendo sottratto alle attenzioni degli informatori britannici grazie al fermo atteggiamento delle autorità iberiche.
 
Pur nell’apparente insuccesso della missione, a causa del materiale non ancora a punto, l'operazione B.G.2 segnava un notevole progresso rispetto alle precedenti, giacché per la prima volta si era arrivati a mettere in mare i mezzi insidiosi nel punto previsto, vincendo notevoli difficoltà naturali e gli apprestamenti difensivi del nemico, e uno degli equipaggi era riuscito a penetrare nell'interno della base avversaria, giungendo pochi metri dal suo obiettivo.
Qualche tempo dopo, da molto lontano, giungerà a casa una lettera del tenente di vascello Gino Birindelli: «Dite a mio fratello che ripeta gli esami di laurea; provando e riprovando deve riuscire; preparandosi bene, non troverà ostacoli insuperabili».

Una profezia che si sarebbe presto avverata.

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