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Il 6 giugno di 70 anni fa fu il giorno più lungo

Alle 6.30 di quella mattina gli Alleati diedero il via alla più grande operazione anfibia della storia: lo Sbarco di Normandia

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Lo sbarco in Normandia (nome in codice, operazione Overlord), fu la più grande invasione anfibia della storia, messa in atto dalle forze alleate per aprire un secondo fronte in Europa e invadere così la Germania nazista.
Lo sbarco avvenne sulle spiagge della Normandia, nel nord della Francia, alle 6.30 del mattino di martedì 6 giugno 1944, data nota come D-Day.
Dopo questa prima fase la strategia alleata prevedeva di sconfiggere completamente le forze tedesche schierate ad ovest, avanzare in profondità per liberare l'Europa occupata e concorrere, in cooperazione con l'Armata Rossa, in avanzata da est, all'invasione della Germania e alla distruzione del Terzo Reich.
Per le 17 settimane precedenti la nuova data stabilita per il D-Day, gli Alleati avevano deciso di mettere in campo 7.000 imbarcazioni, compresi 4.000 mezzi da sbarco per la fanteria e per i carri armati e 130 navi da guerra per il bombardamento navale.
Ben 12.700 aerei avrebbero appoggiato gli sbarchi (3.400 bombardieri pesanti, 1.600 bombardieri medi, 5.400 caccia e 2.300 aerei da trasporto per le truppe di paracadutisti).
Sarebbero state sganciate 10.000 tonnellate di bombe contro le difese tedesche in tre ondate: 2.000 bombardieri medi e pesanti avrebbero bombardato le difese tedesche nell'area dello sbarco per due ore a partire dalle 3:00 di notte, circa un'ora prima dello sbarco avrebbe preso il via il bombardamento navale e un quarto d'ora prima che i mezzi anfibi raggiungessero le spiagge sarebbe stato il turno di altri 1.000 bombardieri pesanti.
Lo sbarco sarebbe stato coperto, inoltre, dal fuoco di copertura proveniente da lanciarazzi montati sui mezzi d'assalto. L'ampliamento del piano d'invasione rispetto a quanto previsto inizialmente fece slittare di un mese, dal 1º maggio al 31 maggio, la data prevista per l'avvio dell'invasione.
 

Eisenhower. 

I tedeschi, invece, proprio a causa del brutto tempo che aveva flagellato la Manica il 4 ed il 5 giugno e delle condizioni incerte nei giorni successivi, non si aspettavano che gli sbarchi sarebbero avvenuti prima della metà di giugno.
«La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia, – aveva dichiarato Erwin Rommel al termine di un’ispezione del Vallo Atlantico. – Abbiamo una sola possibilità di fermare il nemico: quando sarà in acqua e cercherà di mettere piede a terra. I rinforzi non arriveranno mai sul posto dell'attacco, sarebbe follia pensarlo. La linea di difesa sarà qui, sulla costa.
«Le prime ventiquattr'ore dell'invasione saranno decisive, – aveva concluso il feldmaresciallo. – Per gli Alleati, come per la Germania: quello sarà il giorno più lungo.»
 
Quando, nel novembre 1943, Hitler decise che la minaccia di un'invasione della Francia non poteva più essere ignorata, Erwin Rommel venne nominato ispettore della difesa costiera e successivamente, nel gennaio 1944, comandante del Gruppo di Armate B, le forze di terra incaricate della difesa della Francia settentrionale, comprendenti la 15ª Armata di von Salmuth nella zona del Pas de Calais e la 7ªArmata di Dollmann in Normandia.
Era un fermo convincimento di Rommel che l'unico modo di sconfiggere un'invasione era di impedire al nemico di costituire una testa di ponte nelle prime ventiquattr'ore.
Rommel, durante le sue ispezioni, si accorse che, al di là della propaganda, le fortificazioni del Vallo Atlantico proteggevano soltanto i porti, ma a difesa delle spiagge non c'era nulla: gli Alleati avrebbero potuto sbarcare sulle spiagge e poi catturare i porti tramite una marcia nell'entroterra.
Rommel ritenne urgente, quindi, fortificare pesantemente le spiagge con una rete di bunker, casematte, campi minati, ostacoli anticarro e nidi di mitragliatrici. Inoltre bisognava dotarle di ogni sorta di ostacolo che impedisse ai mezzi da sbarco di avvicinarsi (mine marine, pali d'acciaio).
Per impedire operazioni aviotrasportate di supporto agli sbarchi, Rommel ritenne anche opportuno allagare ampi tratti di terre basse vicino alla costa, in prossimità di fiumi e paludi, e di piantare migliaia di lunghi pali (i cosiddetti «asparagi di Rommel») su campi e prati per danneggiare gli alianti che fossero atterrati.  
 
L'ultimo passo nel caso in cui le truppe alleate fossero riuscite a sbarcare era quello di contrattaccare il prima possibile con le truppe corazzate. Volle, quindi, che almeno alcune divisioni corazzate venissero posizionate sufficientemente vicine alle spiagge per sferrare una controffensiva immediata, se necessario anche in maniera frammentata e locale.
Rommel temeva, infatti, che l'afflusso di truppe corazzate provenienti da zone troppo distanti dal punto degli sbarchi sarebbe stato ostacolato e compromesso dalla netta superiorità aerea alleata, in grado di sconquassare strade, ponti e ferrovie di accesso alle zone d'invasione. Dello stesso parere di Rommel era il generale Alfred Jodl, capo dell'ufficio operazioni dell'OKW.
Il maggiore punto debole dei tedeschi era l'aviazione: la difesa della costa del nord della Francia era affidata a solo 169 aerei da caccia, troppo pochi per fornire il necessario supporto alle truppe di terra contro i bombardamenti nemici.
 

Rommel. 
 
Les sanglots longs/ Des violins de l’automne
Blessent mon cœur/ D’une langueur Monotone.
 
I lunghi singhiozzi/ Dei violini d'autunno
Feriscono il mio cuore/ Con monotono Languore
 
Questi versi di Verlain, pronunciati in francese in due parti (la prima riga oggi, la seconda riga domani), stavano ad avvertire i Francesi che l’operazione Overlord avrebbe avuto inizio.
«I lunghi singhiozzi/ Dei violini d'autunno» venne messa in onda da Radio Londra il, 5 giugno, la seconda parte il 6 giugno 1944.
A quel punto la popolazione francese trattenne il fiato, mentre i partigiani francesi (i «maquis») tirarono fuori le armi: era giunto il momento.
 
Dal punto di vista operativo, la prima parte dell'annuncio dello sbarco alla resistenza francese, avvertì i maquis situati nella regione d'Orléans di compiere azioni di sabotaggio contro la rete logistica (stazioni, binari, ponti, incroci stradali, depositi di munizioni, etc.) tedesca nei giorni successivi.
La seconda parte segnalava che l'attacco doveva essere effettuato immediatamente, in quanto l'invasione sarebbe avvenuta entro 48 ore.
Le attività svolte dalla resistenza francese aiutarono a interrompere le linee di comunicazione della Wehrmacht, impedendone l'afflusso veloce di rinforzi verso la Normandia.
Anche il Servizio di Informazioni della 15ª Armata tedesca conosceva il significato di quei codici e in effetti le truppe di von Salmuth, comandante della 15ª Armata, erano state messe in allarme. 
 
Il Servizio aveva avvertito anche l'OKW e gli stati maggiori di von Rundstedt e di Rommel (in quei giorni in Germania per un breve periodo di ferie), ma nessuno di questi aveva ritenuto necessario inoltrare la segnalazione e quindi l'allarme anche alla 7ª Armata di Dollman, dislocata proprio in Normandia, che venne quindi sorpresa in pieno dallo sbarco.
Tale negligenza si può spiegare col fatto che sia Rundstedt che lo stato maggiore di Rommel si aspettavano l'invasione nella zona di Calais (l'unica dotata di porti in grado di assicurare rifornimenti agli eserciti invasori), dove appunto si trovava la 15ª Armata, già in allarme.
Solo Hitler, ispirato forse dalla pazzia, aveva indicato il punto giusto dell’invasione.
 


Qui non scendiamo nei dettagli delle operazioni militari, che forse sono più espliciti nel famoso film intitolato appunto «Il giorno più lungo». Però possiamo esprimere le valutazioni di fondo sulle ragioni del successo alleato.
Un ruolo determinante lo giocò sicuramente l'effetto sorpresa, sia nella scelta del luogo (la Normandia invece che il Pas de Calais) che del giorno (il 6 giugno).
Le avverse condizioni atmosferiche del 5 e 6 giugno indussero, per esempio, i tedeschi a non credere alla possibilità di uno sbarco in grande stile. Le pessime condizioni del tempo, che secondo i comandanti tedeschi avrebbero indotto gli Alleati a rinunciare allo sbarco nelle prime settimane di giugno, comportarono l'assenza dai rispettivi posti di comando di diversi generali importanti (Rommel era in licenza in Germania la mattina del 6 giugno, Dollmann era andato a Rennes per un'esercitazione di guerra), con la conseguenza che nel D-Day scelte importanti vennero ritardate per mancanza di chiarezza e di decisione.
La dispersione dei paracadutisti statunitensi (causata da errori e difficoltà tecniche) paradossalmente comportò un ulteriore vantaggio per gli Alleati, in quanto aggiunse confusione nei comandi tedeschi, che ricevevano rapporti che indicavano la presenza di truppe paracadutiste in tutta la Normandia settentrionale.
L'opera del controspionaggio britannico, che riuscì a convincere le spie tedesche che quella in Normandia fosse una colossale operazione diversiva e l'accuratezza dell'Operazione Fortitude fecero il resto. Lo stesso Hitler ancora il 9 giugno credeva che il teatro effettivo delle operazioni principali sarebbe stato il Pas de Calais, avendo prestato credito al messaggio inviato dalla celebre spia Arabel («Garbo» per i britannici). Di conseguenza, la potente 15ª Armata fu mantenuta a Calais e non diede appoggio alla 7ª Armata in grave difficoltà.
 
I difensori tedeschi posizionati sulle spiagge misero in piedi una resistenza relativamente leggera, essendo male addestrati e a corto di trasporti ed equipaggiamento, ed essendo stati soggetti ad una settimana di intensi bombardamenti.
L'eccezione fu la 352ª Divisione di fanteria, che difese la Spiaggia Omaha, causando gravi perdite alle due divisioni americane impegnate in quel settore (la 1ª e la 29ª Divisione di fanteria).
Inoltre, lungo i 50 chilometri di costa normanna interessati dallo sbarco alleato, ogni unità costiera tedesca combatteva in completa mancanza di collegamenti col resto del Corpo d'Armata, in quanto le linee telefoniche erano state interrotte dai bombardamenti aeronavali o dalle azioni di sabotaggio dei partigiani francesi: le unità impegnate sulle spiagge si sentivano, quindi, come abbandonate a sé stesse.
Per esempio, solo alle 16.40 il comando della 7ª Armata venne informato che lo sbarco a Utah era riuscito.
 
I comandanti tedeschi impiegarono, poi, diverse ore per essere sicuri che i rapporti che ricevevano indicassero uno sbarco in forze invece che un'azione diversiva. Solo alle 16.00 l'OKW diede l'autorizzazione all'OB West di aggregare le divisioni corazzate della riserva strategica, la 12. Divisione Panzer SS e la Panzer-Lehr-Division, al Gruppo di Armate B.
Sebbene questo ritardo fosse stato aspramente criticato dai comandi tedeschi, probabilmente non influenzò l'andamento della battaglia, in quanto tutte le forze tedesche in marcia verso la Normandia subirono ingenti perdite e ritardi a causa degli attacchi dell'aviazione nemica.
La Panzer-Lehr-Division, per esempio, perse cinque carri armati, 84 veicoli semicingolati e 130 automezzi durante il percorso di 140 chilometri per arrivare a Caen.
La possibilità per i comandanti alleati di chiamare in aiuto forze aeree tattiche sempre disponibili nonché i danni inflitti alla rete ferroviaria e stradale ed alle forze nemiche prima che raggiungessero la Normandia furono altri fattori determinanti per la vittoria della battaglia.
 
Infine, l'impiego delle divisioni Panzer in Normandia fu condizionato, oltre che dalla netta superiorità aerea alleata, dallo scarso numero di mezzi a disposizione delle singole divisioni, che furono così impossibilitate a sviluppare un'azione offensiva a largo raggio e che furono, quindi, costrette a limitarsi a una difesa locale più o meno elastica, in cui i carri armati svolsero prevalentemente funzioni di supporto.
La valutazione di Rommel per cui si poteva respingere l'assalto degli Alleati solo sulle spiagge era sostanzialmente corretta, ma l'unico modo per respingerlo era l'impiego massiccio di più divisioni Panzer in contemporanea, ed era questa una possibilità che, date le condizioni delle forze armate tedesche in Francia nel 1944 e il dominio assoluto dei cieli da parte degli Alleati, doveva essere esclusa. 
  

 
 Le perdite causate dallo sbarco
Il prezzo dell'Operazione Overlord il 6 giugno fu di circa 10.300 vittime (2.500 morti) per gli Alleati: 6.600 americani (di cui 1.465 morti, 3.184 feriti, 1.928 dispersi e 26 prigionieri), circa 2.750 britannici, quasi 1.000 canadesi (di cui 359 morti).
Ricerche più recenti e accurate sulle singole vittime del D-Day hanno alzato il totale dei morti, portandolo a circa 4.400 fra gli Alleati (2.500 morti americani e 1.900 morti fra britannici e canadesi)[44].
 
Per quanto riguarda le 6.600 perdite americane, almeno 2.500 (238 morti accertati) furono quelle delle due divisioni aviotrasportate.
Le vittime sulla spiaggia Utah furono circa 200, compresi 60 dispersi. La maggior parte delle perdite americane (circa 4.000), quindi, venne sofferta dalla 1ª e dalla 29ª Divisione, impegnate su Omaha Beach, da allora soprannominata «Bloody Omaha (La sanguinosa Omaha).
 
I britannici persero circa 1.280 soldati sulle spiagge dell'invasione: 410 uomini sulla spiaggia Gold, circa 240 soldati del Commando Nr. 48 a Juno Beach e circa 630 uomini su Sword.
Questa stima, però, non tiene conto delle vittime dei combattimenti del D-Day una volta che le truppe britanniche penetrarono nell'entroterra. Circa 1.400 vittime (600 uccisi o feriti durante il D-Day, 800 dispersi) soffrì invece la 6ª Divisione Aviotrasportata. 95 furono le vittime tra i piloti di alianti.
I canadesi su Juno Beach persero quasi 1.000 uomini (359 morti, 574 feriti e 47 prigionieri).
 
Nonostante il prezzo elevato in vittime umane, Eisenhower e Montgomery in cuor loro avevano temuto perdite molto più pesanti.
Il numero totale delle perdite tedesche non è conosciuto, ma si stima sia stato tra i 4.000 ed i 9.000 uomini.
 
Foto e fonti Wikipedia.

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