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«Raccontare la Seconda Guerra Mondiale»

La Biblioteca Archivio del CSSEO organizza il dibattito a Trento, mercoledì 20 febbraio alle ore 17.30, nella «Sala degli Affreschi» della Biblioteca comunale

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Nell’introduzione a «Raccontare la guerra» (Bruno Mondadori, 2012), lo storico Gustavo Corni si chiedeva come è possibile che una guerra perduta sanguinosamente o addirittura ignominiosamente, possa essere oggetto di una narrazione pubblica di successo, con film di successo e innumerevoli opere, sia di memorialistica che letterarie, dalle grandi tirature, capaci di suscitare l’interesse di lettori appartenenti a generazioni diverse e con diversi orientamenti politici.
Come hanno potuto sopravvivere, anche se con qualche appannamento, al logorio del tempo fino ad entrare nel sentire comune di molti cittadini, che non hanno vissuto né la guerra né l’immediato dopoguerra?
Un problema di maggior rilievo ancora se si pensa ad una situazione in cui alla sconfitta militare fa seguito un cambiamento radicale del sistema politico e costituzionale: in questo caso è necessario giustificarne l’esistenza o rigettando radicalmente ciò che è avvenuto fino a quel momento, guerra inclusa, oppure si deve cercare di integrare il racconto della guerra nella propria legittimazione.
In ogni caso, lo sforzo è quello di costruire un «passato accettabile».
 
Il primo caso è quello delle situazioni rivoluzionarie, ad esempio la presa del potere da parte dei Bolscevichi nella Russia zarista, che portò all’instaurazione di un regime che rompeva in modo radicale, assoluto, con il precedente sistema di potere.
In altri contesti, osserva Corni, una rottura tanto radicale non è stata possibile: nelle democrazie nate sulle ceneri della sconfitta dopo il 1945 occorreva attingere al consenso di quegli ampi strati della popolazione che alla guerra avevano partecipato e che ne avevano subito le drammatiche conseguenze: caduti, prigionieri, sfollati, profughi, i loro congiunti e amici, ecc., in settori via via sempre più ampi del corpo sociale.
È questo ad esempio il caso dell’Italia, dove occorreva costruire, attraverso tutti gli strumenti della comunicazione sociale e politica, un racconto della guerra perduta che edulcorasse gli aspetti più drammatici e mettesse in secondo piano il coinvolgimento nei progetti ideologici dei regimi che l’avevano condotta.
 
Il racconto della guerra è poi un fatto privato, personale, che si articola attraverso la trasmissione orale o scritta di brani della propria memoria di guerra, ma anche, ad esempio, attraverso l’attività delle associazioni degli ex combattenti.
Nel citato «Raccontare la guerra» Gustavo Corni ha esaminato un vasto campione della produzione letteraria sulla Seconda guerra mondiale prodotta in Italia e nelle due Germanie nel ventennio che arriva alla metà degli anni Sessanta.
Un periodo, nel nostro paese, in qualche modo «chiuso» da «Centomila gavette di ghiaccio» di Giuseppe Bedeschi, che con il suo durevole e ineguagliato successo, pone un termine alla stagione del racconto in prima persona.
Gustavo Corni ritorna su queste vicende nell’incontro-dibattito, organizzato dalla Biblioteca Archivio del CSSEO in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino, che si terrà a Trento mercoledì 20 febbraio 2019, alle ore 17,30 nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (via Roma 55).
 
Gustavo Corni, specialista di storia della Germania nel Ventesimo secolo, ha insegnato nelle Università di Venezia, Pescara-Chieti e Trieste, prima di assumere nel 1997 l’incarico all’Università di Trento, dove ha concluso la sua carriera alla fine del 2018.

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