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Alcide Berloffa è ricordato così dal presidente Dellai

«Ci ha aiutato a riflettere sui passaggi storici e a ritrovare lentamente la via giusta, quella che oggi stiamo percorrendo»

Anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai ha voluto partecipare, questo pomeriggio, alla cerimonia funebre per Alcide Berloffa, politico altoatesino, di origini trentine, che è stato fra i padri dello Statuto di Autonomia del Trentino Alto Adige.
Questo il discorso che ha pronunciato nel corso delle esequie.

E' un privilegio poter pronunciare, a nome di tutti i trentini, una parola di saluto e di gratitudine in onore di Alcide Berloffa. Un grande di queste nostre terre tra i monti, che ha saputo onorare il mestiere del politico, ispirandosi ad una solida idea cattolico-democratica e incarnandola in uno stile di vita coerente ed esemplare, nel pubblico e nel privato.

Un grande capace di molto coraggio. Il coraggio del compromesso, della paziente e faticosa costruzione di percorsi di pace; il coraggio di una 'visione', tenacemente perseguita anche nei momenti drammatici, nei quali i meno coraggiosi, spesso, cedono alle pulsioni radicali, foriere di qualche effimera popolarità ma anche di insidie per il bene comune.

Quel bene comune che Alcide Berloffa ha sempre servito, dando senso e valore alla sua stessa particolare biografia.

Era, infatti, un trentino ma, insieme, anche un italiano di Bolzano. Pensiamo agli anni difficili: visse come trentino la situazione dei trentini che non potevano essere fuori, «Los», e insieme, come italiano di Bolzano, la situazione dei suoi concittadini chiamati a maturare autonomamente la coscienza di essere Gruppo in una terra naturalmente plurale, a confronto con un Gruppo minoritario in Italia ma largamente maggioritario in provincia.

E' stata, quella di Alcide Berloffa, una esperienza straordinaria e peculiare, condotta con equilibrio, saggezza, spesso con sofferenza. Una esperienza che andrà sicuramente ripresa e studiata, al fine di aggiungere nuovi capitoli alla rilettura comune della storia recente di questa nostra terra.
Vi è infatti, in questa come in altre analoghe esperienze, la radice della civiltà delle relazioni tra i Gruppi, valore fondamentale di quella 'costituzione materiale' senza della quale la nostra Autonomia rischia di diventare mera 'potenza amministrativa'.

Anche per questo, siamo dunque qui, oggi, a dire il nostro commosso e sincero grazie ad Alcide Berloffa. Ma anche a chiedergli scusa se in qualche passaggio il Trentino non è stato all'altezza delle sue responsabilità ed ha concorso, così, a determinare quei momenti di solitudine e di sofferenza che spesso connotano la vita dei Grandi.
E' accaduto quando i trentini hanno smarrito il senso della propria storia e del proprio ruolo nell'ambito del grande disegno dell'Accordo di Parigi; quando hanno scavalcato gli italiani di Bolzano sul terreno pernicioso del nazionalismo, incapaci di cogliere la complessità della questione sudtirolese oppure quando un surplus di pragmatismo li ha indotti ad un rapporto esclusivo, di mero potere, col gruppo di lingua tedesca.

Alcide e gli amici a lui più vicini, col loro esempio e con la loro parola, ci hanno aiutato a riflettere su questi passaggi storici e a ritrovare lentamente la 'via giusta', quella che insieme stiamo percorrendo, quella che insieme vogliamo continuare a percorrere.

Più volte, in questi giorni, il ricordo di Alcide Berloffa si è intrecciato, quasi naturalmente, con quello di altri tre grandi che, pur con ruoli e provenienze diverse, hanno camminato con lui, fianco a fianco, sulla stessa strada: Silvius Magnago, Bruno Kessler, Aldo Moro. Simboli di stagioni straordinarie, capaci di profezia, di disegno, di profondità nel pensiero e nell'azione; quasi abitanti di un pianeta diverso rispetto a quello che ogni giorno percepiamo dalle cronache.

Spetta a noi, al contrario, sentire Alcide come compagno di viaggio, vicino e solidale.

Spetta a noi, che abbiamo la fortuna di sedere sulle spalle di questi giganti, interpretarne almeno in parte la testimonianza e, pur in un epoca così strana come la nostra, saper distinguere negli orizzonti sgranati ed incerti la filigrana di un disegno sottile ma duraturo, il suo disegno: quello del rispetto e della convivenza fra i diversi Gruppi, dentro la casa comune di queste nostre Terre tra i monti, con le loro lingue, le loro storie, i loro valori religiosi e civili; con la loro Autonomia intesa come grande sogno collettivo, del quale tutti essere orgogliosi e fieri e tutti, con la propria identità, sentirsi pienamente partecipi.

Grazie Alcide.

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