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Da sabato 9 novembre alle Gallerie di Piedicastello

«100 marchi - Berlino 2019»: la mostra di Tommaso Bonaventura ed Elisa Del Prete

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Sarà inaugurata a Trento sabato 9 novembre alle 11.00, alle Gallerie, il progetto artistico del fotografo Tommaso Bonaventura, sviluppato in collaborazione con Elisa Del Prete.
A trent'anni dalla caduta del muro, un racconto multimediale che restituisce una Berlino contemporanea fatta di volti, luoghi e storie non scontati, rimasta simbolo di uno degli eventi più significativi della storia recente, ancora viva e presente nel tessuto cittadino, urbano e sociale.
All'inaugurazione della mostra – visitabile fino al 9 febbraio 2020 – assieme ai curatori e a un testimone dei fatti del 1989, interverrà Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino
 
La mostra propone il racconto del Begrüssungsgeld, il denaro di benvenuto che dal 1970 al dicembre 1989 i cittadini della DDR ricevevano quando entravano nella Germania Ovest per la prima volta.
Questa vicenda offre uno spunto per interrogarsi su un cambiamento epocale a partire da un punto di osservazione che privilegia le storie private e familiari, restituendole attraverso un duplice racconto: fotografico e video.
 

 
La semplice domanda «Ricordi come hai speso il tuo Begrüssungsgeld?» posta a un campione di tedeschi della ex DDR di generazioni differenti, intervistati nel corso del 2018 e 2019, ha rappresentato il punto di partenza per un viaggio nella memoria, oggi ancora poco condivisa, di queste persone che hanno vissuto un cambiamento totale, sia da un punto di vista materiale, lavorativo, sociale ed economico, sia politico.
Se la caduta del muro di Berlino ha posto le basi per un nuovo assetto politico e geografico mondiale segnando la fine della Guerra Fredda, la riunificazione tra Germania Est e Germania Ovest rimane ancora oggi un fenomeno complesso e poco discusso nei suoi aspetti più profondi.
 
Il 9 novembre 1989 non cade soltanto il muro di Berlino ma cambia un intero paese: la parte che si ricongiunge alle sue origini subisce una inevitabile metamorfosi e svaniscono rapidamente un modo di vivere, di pensare, di comportarsi, di vestire, di spendere.
In tempi brevissimi la Repubblica Democratica Tedesca è rimossa dall'immaginario e dalla memoria.
Quasi 17 milioni di persone si trovano di colpo immerse in un nuovo stile di vita, dove non valgono più le regole apprese fino ad allora.
 La trasformazione è repentina. Nelle politiche governative e nella vita quotidiana delle persone si afferma il nuovo alfabeto dell'Ovest, i suoi colori, i suoi odori, le sue politiche economiche e sociali, e quelle che erano due comunità distinte si trovano a convivere.
 

 
«Ciò che mi interessava – commenta il fotografo Tommaso Bonaventura – era aprire un dialogo con quelle persone, spesso della mia generazione, che avendo spesso lottato contro la dittatura nel loro paese, ma non pensando di vederlo scomparire da un giorno all’altro, hanno vissuto all’improvviso una trasformazione radicale delle loro vite, hanno dovuto reinventarsi una nuova esistenza con nuovi codici, nuove regole.»
Bonaventura dà quindi vita a un racconto fotografico che, intrecciandosi alla narrazione di queste biografie, si propone di restituire una Berlino contemporanea fatta di volti, luoghi e storie non scontati, una Berlino rimasta simbolo di uno degli eventi più significativi della storia recente, ancora viva e presente nel tessuto cittadino, urbano e sociale, in cui la presenza fisica e "mentale" del muro in qualche modo permane.
 
«Questa mostra – afferma Elisa Del Prete – è un progetto che apre uno sguardo anche sul contesto sociopolitico attuale con l'avvicendarsi di nuove ideologie e il difficile collaudo dei processi di assorbimento e integrazione tra comunità.
«Non si tratta qui di raccontare la Storia o trarne conclusioni, ma di posizionarsi prima, anzi dentro, di restarvi immersi cercando di buttare fuori ciò che è estraibile.
«In tal senso la fotografia è preziosa perché va a dire e costruire nuove fonti dirette per la storia contemporanea e in particolare per quella storia materiale che si trova ai margini della Grande Storia.»

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