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Per l'Agosto Degasperiano, «L’ultima notte di Bonhoeffer»

Martedì 7 al teatro di Telve lo spettacolo teatrale sul teologo che si oppose a Hitler

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Martedì 7 agosto alle 20.45 al teatro di Telve l’autore e attore Pino Petruzzelli metterà in scena gli ultimi intensi giorni di vita di uno dei maggiori teologi del Novecento: Dietrich Bonhoeffer, il pastore luterano che disse «no» a Hitler e che venne giustiziato nel lager di Flossenbürg.
È il quarto appuntamento della rassegna «Agosto degasperiano – Solitudini», un programma di 14 eventi, con testimonianze, pièce teatrali, film e concerti, tutti ad ingresso libero.
«Che senso ha vivere se non in funzione dell’altro in difficoltà? Come restare indifferenti davanti all’assassinio di milioni di esseri umani?
«Come il male che compie Hitler è frutto di scelte e azioni umane, così l’agire per il bene è anch’esso frutto di scelte e azioni umane.
«I nostri fratelli ebrei e Dio ci chiamavano all’azione. E io non potevo restare sordo alla loro chiamata.»
 
Dietrich Bonhoeffer, pastore luterano nato nel 1906 a Breslavia, in Polonia, è oggi considerato uno dei maggiori teologi del Novecento ed è stato un protagonista della resistenza al Nazismo.
Aveva solo 39 anni quando, la mattina del 9 aprile 1945, fu giustiziato nel lager di Flossembürg, a metà strada fra Norimberga e Praga.
Le sue ultime parole, prima di avviarsi con calma al patibolo furono: «Questa non è la fine. È solo l’inizio di una nuova vita».
 
Martedì 7 agosto alle 20.45 nel teatro di Telve in Valsugana, Pino Petruzzelli, con la sua straordinaria intensità espressiva, darà voce e corpo ai pensieri, alle meditazioni, alle riflessioni e alle poesie di una delle più alte menti del Novecento.
Una figura complessa e semplice al tempo stesso che lo scrittore Eraldo Affinati ha definito «il teologo contro Hitler» e che fu, prima di tutto, un uomo che scelse di andare in direzione opposta a quella della maggioranza nazista, dando una lezione di fede, di coraggio, di fedeltà all’uomo e al mondo.
«Cosa ho imparato da Bonhoeffer? – Si chiede Affinati. – Spendersi, contar niente, sporcarsi le mani, lasciarsi trafiggere dal punto di vista altrui, essere pronto a perdere tutto e ricominciare da capo.
«Dietrich Bonhoeffer mi ha insegnato la qualità dell’impegno quotidiano, l’importanza del lavoro che abbiamo scelto, l’umiltà del confronto e la difesa della dialettica, pensare se stessi in un contesto del quale assumersi la responsabilità.»
 
Pino Petruzzelli è uno scrittore, regista e attore che da sempre persegue l’obiettivo di unire teatro e impegno sociale.
Formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica «Silvio d’Amico» di Roma, ha scritto, diretto e interpretato numerosi spettacoli per il Teatro Stabile di Genova.
È tra i fondatori del Centro Teatro Ipotesi, che dal 1988 sviluppa la riflessione sul rispetto tra le culture.
Ha viaggiato e collaborato con artisti e attivisti provenienti da zone tormentate, rappresentando nei suoi spettacoli le difficoltà dei popoli dimenticati.
Ha pubblicato con la casa editrice Chiarelettere i libri Non chiamatemi zingaro (2008) e Gli ultimi (2011).
 
Lo spettacolo teatrale, a ingresso libero, è il quarto appuntamento della rassegna «Agosto degasperiano – Solitudini», il programma estivo di eventi organizzato dalla Fondazione Trentina Alcide De Gasperi in Valsugana che propone quest’anno un viaggio alla scoperta dei tanti significati della solitudine: quella che temiamo, quella che subiamo, quella che fuggiamo, ma anche quella che invece abbracciamo per incontrare la nostra libertà e abitare la nostra interiorità.
Un percorso che trae spunto dai grandi temi dell’esperienza di Alcide De Gasperi, che è stato spesso definito «un uomo solo»: agli ospiti non viene però chiesto di parlare dello Statista, ma di testimoniare l’attualità del messaggio degasperiano aiutandoci a riflettere su quei temi che superano i piccoli eventi e abbracciano il senso profondo del vivere.

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