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Al Colle di Santo Stefano per ricordare il celebre «Obbedisco»

Alla tradizionale celebrazione ha partecipato il vicepresidente della Provincia Mario Tonina

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Terza Guerra d'Indipendenza, 1866.
Centocinquant'anni fa due generali «indipendenti» risalirono rispettivamente la valle di Ledro per giungere a Trento da Cadine e dalla Valsugana per arrivare nel capoluogo dalla Valsugana.

Entrambi erano stavano raggiungendo l'obiettivo, certi di congiungersi alla massa di manovra dell’esercito italiano «regolare» che avrebbe dovuto risalire la valle dell’Adige fino a Trento.
In realtà il Regio Esercito era stato sconfitto a Custoza, per cui il conflitto stava per concludersi amaramente per l’Italia.
Per fortuna il Regno d'Italia era alleato con la Prussia, che aveva battuto l’Impero Austro Ungarico a Sadowa. Venne firmata la pace che attribuì il Veneto all’Italia.
Raggiunto l’armistizio, il Comando Italiano inviò a Garibaldi l’ordine di fermare i suoi soldati. Garibaldi inviò il famoso telegramma «Obbedisco!».
L’ordine fu mandato anche al generale Giacomo Medici in Alta Valsugana, il quale obbedì senza inviare telegrammi di sorta.
Questo è quanto accadde e quanto viene commemorato oggi a Bezzecca.
Nulla viene ricordato in Valsugana, dove il generale Medici era giunto fino ai Crozi.


 
«Riflettere sul nostro passato è importante, ce lo ha ricordato anche il presidente Mattarella, venuto a Trento l'altro giorno per consegnare la laurea ad horem ad Antonio Megalizzi.
«Ricordare il passato ci aiuta ad affrontare le fragilità del presente e a rilanciare l'impegno forte di pace che deve sempre guidarci.
«La memoria è un patrimonio prezioso che dobbiamo riuscire a trasmettere alle nuove generazioni, ma la memoria non deve essere semplice ricordo, essa deve essere anche testimonianza attiva e riflessione da cui trarre insegnamenti e stimoli per sanare le lacerazioni del passato e guardare al futuro, lavorando per una società in cui la risoluzione dei conflitti non venga più affidata all'uso delle armi.
«Il percorso di unificazione nazionale unito ai tragici eventi bellici del secolo scorso ha segnato il nostro Trentino.
«Ma se osserviamo il percorso compiuto negli ultimi decenni del Novecento, possiamo certamente vedere come la comunità trentina abbia saputo costruire un patrimonio di valori e di coesione che ci ha garantito un lungo periodo di pace.
«Tanto che oggi, in molti luoghi del Trentino, i discendenti dei caduti di popoli un tempo nemici si ritrovano a ricordare, insieme, i propri cari.
«La storia dell'Autonomia ci ha insegnato questo e oggi dobbiamo tramandarla alle giovani generazioni. La pace non è mai una conquista definitiva ma si costruisce giorno dopo giorno.»
 

 
È stato questo il messaggio che il vicepresidente e assessore provinciale all'urbanistica, ambiente e cooperazione Mario Tonina ha voluto dare durante la commemorazione ufficiale della battaglia di Bezzecca, in Val di Ledro, che si svolse nel luglio del 1866 durante la Terza Guerra d'Indipendenza.
Accanto al vicepresidente vi erano il sindaco Renato Girardi e Francesco Garibaldi Hibbert, erede e presidente dell'Associazione nazionale Giuseppe Garibaldi.
Il sindaco di Ledro, Girardi, nel ricordare i fatti d'armi del Colle di Santo Stefano, ha sottolineato come si trattò di una battaglia dal grandissimo significato per l'unità d'Italia, che rese famosa Bezzecca in tutt'Italia quale luogo storico del Risorgimento italiano.
Dall'unità d'Italia a quella europea, «costruita con il dialogo fra le nazioni», un'Europa che va rafforzata con il coinvolgimento dei giovani «che devono farsi parte attiva».
Dal sindaco anche un cenno alla pandemia, che lo scorso anno aveva imposto una manifestazione ridotta alle sole autorità, e un auspicio alla rinascita.
Quindi Francesco Garibaldi ha ricordato la battaglia di Bezzecca, «momento fondamentale di costituzione dell'identità nazionale», e la straordinaria figura di Garibaldi, ma anche di Anita, «spirito libero, forte e coraggioso», evidenziando come l'impegno dei discendenti sia quello di promuovere la memoria attiva di Giuseppe Garibaldi in tutto il mondo, il suo combattere per l'indipendenza e nei valori in cui credeva.
 

 
La notorietà di Bezzecca si deve alle vicende della storica battaglia del 21 luglio 1866 fra i volontari garibaldini e le truppe austriache; proprio qui Giuseppe Garibaldi rispose con il famoso «Obbedisco» all’ordine di ritirata dal Trentino, alcuni giorni dopo, da parte di Vittorio Emanuele II.
Ma il colle di Santo Stefano fu interessato anche dal Primo conflitto mondiale e il sito divenne, nei decenni successivi, luogo di memoria non solo delle vicende garibaldine ma anche della Grande Guerra.
Accanto al Sacrario e al cimitero, rimangono le lapidi in memoria della Battaglia del 1866, le trincee, i camminamenti, i monumenti e le lapidi in onore dei combattenti della prima guerra mondiale.
La cerimonia in ricordo della Battaglia di Bezzecca è iniziata alle 9.30, con l'adunata delle diverse associazioni d'arma in piazza Garibaldi, dopo i saluti delle autorità civili e militari, la sfilata e la salita verso il colle con la deposizione delle corone, con l'accompagnamento musicale della Fanfara degli Alpini di Pieve di Bono.
Quindi la Santa Messa in ricordo dei caduti di tutte le guerre.
La commemorazione odierna ha chiuso tre giorni di manifestazioni dedicate alla celebre battaglia: venerdì 16 luglio infatti si è tenuta la presentazione del libro «La flotta di Garibaldi. La campagna 1866 fra il Lago di Garda e Bezzecca», di Marco Faraoni, mentre ieri il concerto dei Cordas et Cannas «Garibaldi in Sardegna».

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