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Istat: «l’Italia è in recessione tecnica»

I presidenti di regione Rossi, Zingaretti e Toti: «Serve inversione di rotta»

Secondo l’Istat l’Italia è in recessione tecnica. Infatti la nostra economia nel quarto trimestre 2018 ha registrato una diminuzione dello 0,2% del Pil, rispetto al trimestre precedente e sia aumentato dello 0,1% in termini tendenziali.
È il secondo trimestre consecutivo di calo dopo il -0,1% di luglio-settembre.
La contrazione registrata dall'Istat è per l'economia italiana il peggiore risultato da 5 anni a questa parte. Nel 2018 la crescita acquisita è pari a -0,2%.
 
«La variazione congiunturale – spiega l’Istat – è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi.
«Nel 2018 il Pil corretto per gli effetti di calendario – spiega sempre l’Istat – è aumentato dello 0,8%. La variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari all’1% (nel 2018 vi sono state tre giornate lavorative in più rispetto al 2017).
«La variazione acquisita per il 2019 è pari a -0,2%.»
 
«La pietà è morta, la Costituzione calpestata e l'economia è in recessione», afferma Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana.
Mentre il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, scriverà una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, «per chiedergli una inversione di rotta. Bisogna voler bene all'Italia e voler bene all'Italia significa cambiare politica economica, anzi significa darci una politica economica per la crescita, il lavoro e lo sviluppo che non c'è e i risultati si vedono.»
 
«Ora c'è bisogno di investimenti – spiega Zingaretti – sulle infrastrutture. C’è bisogno di cantieri, c'è bisogno di incentivi alle imprese private, c'è bisogno di investimenti sull'università, ricerca e il trasferimento tecnologico.
«Insomma l'Italia ha bisogno di tornare a crescere e produrre lavoro. L'Italia ha bisogno di una politica industriale e per la crescita.»
 
Per il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, «la tempesta si vedeva all'orizzonte, sono mesi che le istituzioni quotate a livello economico dicono che qualcosa non funziona nel nostro impianto di politica economica.
«Credo che la recessione abbia molti padri – afferma Toti – il primo e più grande è il rallentamento dell'economia del mondo ma poi c'è tutto un tema di misure utili a ridurre questo impatto.»
Secondo Toti è necessario «sbloccare i cantieri delle grandi opere e programmare i cantieri del futuro, una legislazione che dia sicurezza alle imprese e contraria al Decreto Dignità, alla chiusura dei negozi la domenica.
«C'è poi il tema delle concessioni delle nazionalizzazioni che i grillini sostengono. Tutto ciò non dà un quadro normativo tranquillizzante per le imprese e comporta un rallentamento negli investimenti privati e pubblici che sono le due più importanti voci del Pil di un Paese.»
Occorre, quindi, secondo Toti, «invertire la tendenza: stabilità normativa, semplificazioni, certezza a chi fa impresa in questo Paese, apertura dei cantieri, proseguimento di quelli che ci sono. Tutto ciò potrebbe dare un ammortizzatore importante per ridurre l'effetto della crescita negativa del mondo».

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