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Commissione Ue: «L’economia italiana ha una battuta d'arresto»

Il nostro Prodotto interno lordo nel 2019 dovrebbe scendere a +0,2%, molto meno di quanto indicato nelle previsioni autunnali (+1,2%)

«L'economia italiana ha cominciato a perdere slancio all'inizio del 2018.»
Lo scrive la Commissione Ue, secondo cui il nostro Prodotto interno lordo nel 2019 «scenderà a +0,2%, considerevolmente meno di quanto anticipato», nelle previsioni autunnali (+1,2%).
La revisione, la più ampia in Ue, è dovuta a «un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, incertezza di policy globale e domestica e a una prospettiva degli investimenti molto meno favorevole».
La stima del Pil 2018 è 1%, nel 2020 0,8%, e l'Italia resta ultima in Ue per crescita.
Sono state ridotte le stime anche per Germania (all'1,1% dall'1,8%) e Olanda (all'1,7% dal 2,4%).
 
Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, afferma che «oltre a fattori esterni che si ripercuotono su molti Paesi, notiamo che in Italia l'incertezza sulle politiche economiche ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie».
In Italia gli investimenti «decelereranno bruscamente nel 2019 e resteranno fermi nel 2020».
Gli export, dopo la frenata della prima metà del 2018 si sono ripresi, e ci si aspetta che crescano «con un passo più vicino» a quello della domanda estera.
E mentre il rallentamento degli investimenti riduce la crescita dell'import, gli export netti «forniranno sostegno marginale alla crescita del Pil».
 
Anche per la Bce «i rischi per le prospettive di crescita nell'area dell'euro si sono orientati al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo, alla vulnerabilità dei mercati emergenti e alla volatilità dei mercati finanziari».
«La Commissione ha preso atto dell'inatteso peggioramento del ciclo economico sul finale del 2018», dichiara Giovanni Tria, fattori però «non duraturi», per il ministro dell'Economia «più che una recessione è una battuta d'arresto, non serve una manovra bis».
«Mi aspetto – aggiunge Tria - che le misure di politica economica e sociale che dispiegheranno il loro effetto progressivo nel corso dell'anno consentiranno, già quando aggiorneremo la previsione macroeconomica ufficiale per il Def nella seconda metà di marzo, di formulare una previsione più rosea di quella oggi prevalente.»

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