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Audizione parlamentare Def 2019 di Istat e Banca d'Italia

L'Istat valuta un aumento del Pil dello 0,2% «verosimile» ma mette in guardia sull'aumento dell'Iva

Nel corso delle audizioni parlamentari sul Def di Istat e Banca d’Italia è stato fatto il punto anche sulle prospettive economiche del nostro Paese.
L'Istat valuta un aumento del Pil dello 0,2% «verosimile», ma mette in guardia sull'aumento dell'Iva.
«Seppure in un quadro caratterizzato da notevoli incertezze – rileva l’Istat, – il recupero dell'attività industriale di inizio anno influenza in misura rilevante il quadro macro del primo trimestre, per il quale è verosimile un miglioramento dei livelli complessivi dell'attività economica rispetto a quelli di fine 2018, con effetti positivi anche sulla performance economica media annua del 2019.»
Ma la stima per l’Istat è compatibile con uno «scenario di non pieno passaggio dell'aumento dell'Iva sui prezzi.
«L'incremento dei prezzi porterebbe a un effetto depressivo sui consumi che, nel quadro delineato, potrebbe essere nell'ordine di 0,2 punti percentuali.»
 
Mentre per la Banca d’Italia «servono coperture notevoli» per centrare il target del Def, l'elevato livello dello spread inciderà negativamente e, in misura crescente, sulla crescita negli anni successivi al 2019.
In particolare, un aumento permanente dello spread pari a 100 punti base, come quello attuale, riduce la crescita di «0,1 punti percentuali dopo un anno e a 0,7 dopo tre».
«Lo scenario macroeconomico presentato nel Def tiene conto in modo realistico della congiuntura ed è complessivamente condivisibile.
«Esso è soggetto a rischi rilevanti, che possono provenire da un peggioramento del contesto globale e da un più accentuato deterioramento della fiducia delle imprese.»
 
La Banca d’Italia ritiene che «è condivisibile l'intenzione di non ricorrere ad ulteriore indebitamento per approvare una riforma fiscale», ricordando che il Governo punta a una riduzione delle tasse sul ceto medio finanziato «con una revisione complessiva delle agevolazioni fiscali».
Riduzioni del carico fiscale «sul lavoro, se non compensate da razionalizzazioni della spesa o delle cosiddette spese fiscali, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con la riduzione del peso del debito pubblico».
 
Quindi banca d’Italia ribadisce che le misure, se non «compensate da razionalizzazioni» di altre spese e «da effettivi risultati nel contrasto all'evasione, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con l'avvio di un credibile percorso di riduzione duratura del peso del debito».
Il Def «rimanda alla prossima legge di bilancio la definizione di misure alternative di copertura», tuttavia «non fornisce informazioni di dettaglio».
Il debito pubblico è stato rivisto al rialzo dalla Banca d’Italia rispetto ai dati diffusi precedentemente. Il debito risulta ora pari a 2.321,95 miliardi, il 132,2% del Pil.
A gennaio 2019 è salito a 2.363,49 miliardi, mentre a febbraio è aumentato ancora a 2.363,68 miliardi, stabilendo un nuovo record.

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