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Ricerca sugli «scopazzi del melo»: risultati e prospettive

Nella conferenza stampa di oggi il Centro di Sperimentazione di Laimburg ha informato su risultati e prospettive della ricerca sulla malattia infettiva del melo

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La malattia infettiva nota come «scopazzi del melo» colpisce i frutteti e reca danni significativi al raccolto.
Infatti, essa porta alla crescita di mele piccole non commercializzabili e gli alberi infetti devono essere rimossi immediatamente.
La trasmissione del batterio che provoca la malattia, ovvero il Candidatus Phytoplasma mali, avviene per mezzo degli insetti vettori psille Cacopsylla picta e Cacopsylla melanoneura.
L'ultima ondata di infezioni in Alto Adige risale al 2013, con rispettive grandi perdite nel raccolto.
«La patolgoia scopazzi del melo è tra le più pericolose per l’agricoltura altoatesina, – dichiara Michael Oberhuber, direttore del Centro di Sperimentazione Laimburg. – Per questo motivo, l’obiettivo della nostra ricerca consiste nel prevedere e arginare una nuova ondata d’infezione.»
 
Al Centro Laimburg sono stati completati due progetti di ricerca incentrati su questa malattia.
«Quando sono stati osservati i primi sintomi, i nostri agricoltori erano ovviamente preoccupati, – ha riferito il presidente del Consorzio delle Cooperative Ortofrutticole Altoatesine VOG, Georg Kössler. – Siamo lieti che la buona cooperazione con il Centro Laimburg e il Centro di Consulenza per la fruttiviticoltura dell’Alto Adige abbia permesso di trovare mezzi efficaci per controllare il diffondersi della malattia in un periodo di tempo relativamente breve.
«Tuttavia – afferma Kössler, – poiché è da temere che la malattia si ripresenti, è necessario continuare a osservare eventuali sintomi e condurre sperimentazioni.»
 

 
 La ricerca sugli «scopazzi del melo» al Centro di Sperimentazione Laimburg 
La malattia infettiva «scopazzi del melo» rappresenta un problema complesso, in quanto è necessario studiare le interazioni tra molteplici fattori, quali la pianta stessa, il patogeno, gli insetti vettori, i fattori ambientali, nonché i fattori abiotici.
«Per essere in grado di sviluppare strategie mirate per contrastare questa malattia, la conoscenza della distribuzione e della biologia degli insetti vettori è fondamentale.»
In collaborazione con Centro di Consulenza per la fruttiviticoltura dell’Alto Adige e la Fondazione Edmund Mach, il Centro Laimburg sta studiando la malattia da diversi anni e ha ottenuto alcuni risultati significativi, che sono stati riconosciuti anche a livello nazionale e internazionale.
Sotto la direzione di Katrin Janik, i ricercatori del Centro Laimburg hanno studiato la biologia dei due noti insetti vettori e analizzato come la malattia si sviluppa e si diffonde.
 

 
 Monitoraggio sistematico delle infezioni 
Centro di Sperimentazione Laimburg e Centro di Consulenza per la fruttiviticoltura dell’Alto Adige monitorano costantemente la diffusione della malattia scopazzi del melo in Alto Adige.
«Il controllo sistematico della comparsa di sintomi nei meleti è il primo passo verso una strategia efficace per arginare una possibile ondata di infezioni, – spiega il coordinatore Centro di Consulenza Robert Wiedmer. – Importante obiettivo della collaborazione delle due istituzioni è quello di trasmettere immediatamente nuove scoperte scientifiche direttamente alla prassi.
«Abbiamo mostrato ai contadini come identificare gli alberi infetti e informato dell’importanza di rimuoverli subito. Attraverso questo monitoraggio sistematico e l'opera di sensibilizzazione, siamo riusciti a contenere la propagazione della malattia.»
 
 Evidenze significative sulla trasmissione della malattia 
Al Centro di Sperimentazione Laimburg è stata inoltre svolta anche ricerca di base su questo tema. La ricercatrice Katrin Janik e i suoi colleghi hanno studiato come viene trasmesso il patogeno e quali meccanismi molecolari si verificano quando la malattia si sviluppa nella pianta.
Queste scoperte sono il punto di partenza per studiare una strategia di contrasto della malattia. Uno dei risultati più significativi riguarda la trasmissione stessa del patogeno.
«Siamo stati in grado di dimostrare che il batterio viene trasferito direttamente dall’insetto vettore alla sua prole, senza il passaggio intermedio su una pianta ospite, – spiega Janik, – Ciò ne aumenta in maniera esponenziale la diffusione.»
 

 
 Ci sono altri insetti vettori? 
Oltre alle psille Cacopsylla picta e Cacopsylla melanoneura ci sono altri insetti che possono trasmettere gli agenti patogeni degli scopazzi del melo? I ricercatori del Centro di Sperimentazione Laimburg si sono occupati anche di questo aspetto. Per indagare ciò, hanno eseguito annualmente circa 140.000 campionamenti con prove di battitura in 50 frutteti, raccogliendo 31.485 cicaline, che sono poi state classificate.
Nell’agro-ecosistema delle mele da reddito abbiamo riscontrato 16 specie di psille e 95 specie diverse specie di cicaline. Tra queste contiamo anche alcune specie osservate per la prima volta in Alto Adige, come la Orientus ishidae di origine asiatica, la Asymmetrasca decedens o Edwardsiana ulmiphagus», spiega Stefanie Fischnaller dal gruppo di lavoro Entomologia del Centro Laimburg.
Questi insetti sono stati poi analizzati nel laboratorio di biologia molecolare del Centro Laimburg per verificare eventuali presenze del patogeno degli scopazzi del melo.
 
Al fine di studiare in modo sistematico i vari e numerosi insetti, il gruppo di ricerca guidato da Katrin Janik ha sviluppato un nuovo metodo di analisi ad alto rendimento.
«Con questo nuovo metodo possiamo indagare non solo le cicaline, ma anche altri insetti e determinare se sono infettati con i patogeni, – afferma Janik. – Siamo in grado anche di determinare la quantità di patogeno presente negli insetti; informazione che ci permette di valutare se quell’insetto è un candidato come vettore della malattia.»
I risultati degli studi parlano da soli: «La psilla estiva del melo è il vettore primario della proliferazione della malattia degli scopazzi del melo in Alto Adige, – spiega l’entomologa Stefanie Fischnaller. – Sebbene il numero di questi insetti sia diminuito negli ultimi anni, la percentuale di animali infetti è invece aumentata, fino a un tasso di infezione del 20%.
«Ciò significa che, anche se sono presenti solo alcuni animali in un frutteto, v'è un elevato rischio di diffusione della malattia.»
Si consiglia pertanto di mantenere alti i livelli di guardia.
Per quanto riguarda invece le altre specie di psille e cicaline catturate, i ricercatori non hanno evidenziato altri potenziali vettori tra di queste.
 

 
 Prospettive di ricerca sugli «scopazzi del melo» al Centro Laimburg 
La ricerca sugli scopazzi del melo al Centro di Sperimentazione Laimburg non si fermerà per evitare una nuova ondata di infezioni. Il gruppo di ricerca guidato da Katrin Janik procederà su tre livelli: a breve termine si punterà sull’interscambio a livello scientifico tra esperti e alla sensibilizzazione degli agricoltori.
scambio di esperti e la consapevolezza degli utenti. Insieme Centro di Consulenza per la fruttiviticoltura dell’Alto Adige verrà sviluppato un piano d’emergenza per contenere un’eventuale ondata della malattia.
A medio termine verranno testati portinnesti di meli resistenti alla malattia e verranno indagate le basi molecolari della resistenza.
A lungo termine si approfondirà ulteriormente la comprensione della malattia attraverso la ricerca di base. Quali sono i fattori molecolari che scatenano la malattia?
Come fanno i batteri a manipolare la pianta? E con quale controparte microbica si potrebbero regolare gli insetti vettori?

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