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Il sindacato sul Decreto Dignità e i tagli al Piano Industria 4.0

Conclusa il 31 ottobre la fase transitoria, emergono ambiguità del testo e criticità dovute a mancanza di un confronto preventivo con le parti sociali

Pubblichiamo qui di seguito la nota che la Federazione Italiana Metalmeccanici del Trentino ha inviato alle redazioni.
A pochi mesi dall'approvazione del Decreto Dignità, emergono le criticità di un testo che è stato approvato in tutta fretta e senza confronto con le parti sociali.
Grave anche il taglio di 1,4 miliardi di euro su formazione e incentivi del piano industria 4.0.
Per l’industria e il lavoro servono politiche di lungo termine e investimenti su nuove tecnologie e competenze.

Alla luce della recente Circ. Min. Lav. n.17 del 31 ottobre 2018 e dei primi dati del mercato del lavoro dopo l’entrata in vigore del dispositivo al termine della fase transitoria, evidenziamo nell’ambiguità del testo, nell’assenza di un preventivo approfondimento e confronto con le parti sociali e negli spazi lasciati dalla norma a possibili comportamenti elusivi da parte di imprese e agenzie di somministrazione, alcune debolezze della norma, segnalando inoltre il rischio di ritorno del contenzioso giudiziale, un maggior turn-over dei lavoratori precari concentrato sulle professioni meno qualificate o peggio, specie in presenza di un rallentamento dell’economia e in un clima di calo della fiducia nelle prospettive di crescita del paese, un effetto recessivo sui livelli occupazionali.
 
Se pur i dati del mercato del lavoro non consentano ancora di dare giudizi definitivi sugli effetti del decreto, le informazioni a disposizione confermano purtroppo che si stanno realizzando le condizioni di contesto meno favorevoli per realizzare quel processo di stabilizzazione massiva che era negli obiettivi del dispositivo.
I primi dati a livello nazionale ed alcune specifiche situazioni territoriali registrate (come l’interruzione di oltre 200 contratti per gli operatori del call center di Comdata nel Salento e i 6.000 contratti tagliati in provincia di Milano denunciati dalla Cisl Milano Metropoli), sembrano confermare tali preoccupazioni.
Pur mancando dati complessivi a livello nazionale, giungono segnalazioni anche dal settore di previsioni di possibili riduzioni del personale in varie aziende metalmeccaniche che hanno attualmente in organico consistenti stock di lavoratori a termine.
A livello territoriale il mercato del lavoro nel settore metalmeccanico trentino beneficia ancora della positiva fase di crescita in essere dalla seconda metà dello scorso anno, trainata dalle principali filiere produttive locali, in particolare quella di DANA legata alla produzione di trasmissioni per veicoli agricoli e movimento terra.
 
Tale positiva congiuntura ha favorito la proroga di molti contratti a termine fino alla fine anno, consentendo l’applicazione transitoria della precedente normativa, compreso l’obbligo di apposizione di causale, uno degli aspetti più controversi e temuti per l’ambiguità degli oneri ed il rischio di contenzioso in caso di successiva mancata stabilizzazione. La fine dell’anno sarà quindi per il settore metalmeccanico locale un importante spartiacque e momento di verifica sugli effetti concreti delle nuove norme.
In tale contesto, i primi segnali di possibile rallentamento degli ordinativi e dei volumi programmati, (ancorché non confermati ufficialmente), destano quindi preoccupazione in previsione dei prossimi rinnovi e proroghe nel nuovo anno.
 
Altro fenomeno già ampiamente previsto e annunciato da aziende e agenzie è un ricorso più consistente ai contratti in staff leasing, una forma di contratto a tempo indeterminato che consente anche la somministrazione a termine nelle aziende, e che di fatto rende strutturale una condizione di ancora maggiore precarietà del lavoratore, e la cui entità sarà più chiara nel corso del nuovo anno, con possibili fenomeni di polarizzazione dei percorsi occupazionali, da un lato con la stabilizzazione anticipata dei profili più professionalizzati (o la conversione a tempo indeterminato in staff-leasing), dall’altro un più intenso turn-over per i lavoratori con competenze inferiori e più facilmente sostituibili.
Il Consiglio Generale della FIM CISL del Trentino esprime inoltre parere negativo sugli interventi in materia di politiche industriali previsti nel testo del DEF, nello specifico sulle misure di «proroga con riduzione per il 2019» degli interventi legati al Piano Industry 4.0 avviato nel corso della precedente legislatura.
L’attuale testo del documento programmatico inviato alla Commissione Europea prevede infatti il dimezzamento degli incentivi per investimenti in macchinari ed un taglio netto del credito di imposta per la formazione svolta dalle imprese. La soppressione del cd. super ammortamento la rimodulazione del cd. Iper ammortamento, unitamente al taglio delle risorse dedicate alla formazione, produrranno nelle intenzioni del Governo una riduzione di oltre 1,4 miliardi di euro rispetto a quanto precedentemente stanziato.
 
Il piano industry 4.0 ha rappresentato il primo e concreto piano di investimento pubblico nel campo dell’innovazione industriale degli ultimi 20 anni (stanziati complessivi 13 mld di euro in 7 anni) e, per quanto ancora parziale e incompleto, ha contribuito al processo di svecchiamento del parco tecnologico della nostra manifattura (la cui età media dei macchinari nel 2016 era di 13 anni, tra le più alte nei paesi industrializzati mentre nel 2017 sono cresciute del 30% le aziende che hanno adottato nuove tecnologie 4.0), alla crescita del valore aggiunto della manifattura nazionale (che nel triennio 2015-17 è stata superiore a Francia e Germania) e al progressivo recupero di competitività internazionale (secondo la classifica stilata dal World Economic Forum siamo passati dal 43° al 31° posto tra i 140 paesi considerati per competitività economica). In particolare il settore metalmeccanico è responsabile del 52% dell’export da cui dipendono gran parte dei 47,5 mld di surplus commerciale (la ricchezza prodotta dal paese) e che ci confermano come la seconda potenza industriale del continente e la settima nel mondo.
Qualunque programma economico che trascuri di investire in ottica di lungo termine su questa peculiarità nazionale sarebbe destinato a produrre effetti deleteri sulle prospettive di crescita futura paese.
 
Auspichiamo quindi che le politiche industriali tornino a giocare un ruolo centrale nelle strategie economiche del paese, segnalando che ad oggi restano da risolvere problemi legati alla certificazione delle spese ammissibili per formazione e R&S relative all’anno in corso e che restano da sbloccare i programmi di attivazione dei Competence Center, già nella precedente legislatura bloccati da problemi burocratici e per i quali ancora oggi non sono chiare le strategie di sviluppo.
Si conferma infine la centralità della formazione continua come strumento di tutela e crescita professionale della forza lavoro e condizione di competitività e sviluppo delle imprese nel crescente settore della manifattura tecnologicamente avanzata, su cui paesi come Germania, Francia e Cina investono da tempo ingenti risorse con eccellenti risultati in termini di occupazione, qualità delle professionalità coinvolte e sviluppo economico.
 
Federazione Italiana Metalmeccanici del Trentino.

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