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«Non telecamere ma più personale nelle Rsa»

Lo afferma il sindacato, che ricorda: «Il principio fondamentale della libertà e dignità del lavoratore impone il divieto dei controlli a distanza»

Di seguito pubblichiamo la nota che la CIGIL ha inviato alle redazioni per esprimere la propria posizione sul disegno di legge attualmente discusso in parlamento sulla videosorveglianza nelle strutture sanitarie e assistenziali.
Il nostro parere è che non va confusa la videosorveglianza del lavoro con quella delle telecamere di sicurezza. E pertanto vanno utilizzate esattamente con le medesine procedure.
Lo scopo delle riprese non può essere quello di vedere se i dipendenti lavorano bene o male, ma devono poter essere utilizzate solo quando vi sia il sospetto ragionevole di un abuso come quelli che continuiamo a vedere con una impressionante regolarità.

L’installazione di sistemi di videosorveglianza nei servizi educativi per l’infanzia e nelle strutture socio sanitarie e socio assistenziali - DDL in discussione al Senato - è una risposta sbagliata ad un fenomeno, quello dei maltrattamenti o abusi - da condannare senza alcuna transigenza - che occorre prevenire con tutt’altri strumenti, quali valorizzazione, formazione continua, incremento del personale addetto, magari attivando tempestive assunzioni per evitare il raggiungimento di limiti di età troppo elevati e, sull’altro versante, con il maggiore coinvolgimento e partecipazione delle famiglie.
 
Il principio fondamentale della libertà e dignità del lavoratore, il divieto dei controlli a distanza, il rapporto che ci deve essere tra gli anziani residenti e il personale dipendente che se ne prende cura, quello tra datore di lavoro e addetti, risulterebbero gravemente minati e/o condizionati dall’introduzione di un sistema invasivo qual è quello delle telecamere, fortemente pregiudicante la fiducia verso i lavoratori del settore.
 
La videosorveglianza nella residenza dell'anziano, che in questo caso diventa la propria dimora, oltre a violare i diritti fondamentali dei lavoratori, dell'anziano e dei familiari, non vorremmo diventi il grimaldello attraverso cui destinare meno personale alla sorveglianza attiva notturna, tema più volte emerso nelle discussioni sindacali, con conseguenze inaccettabili anche in termini occupazionali e di qualità della cura e dell’assistenza.
 
Tutti I lavoratori delle Apsp, nessuno escluso, sono dei professionisti che sanno come interagire con ospiti e familiari, sono chiamati a dare molto più di quanto dovuto con continui rientri in servizio, saltando riposi e con carichi di lavoro molto pesanti. La scelta di ricorrere a sistemi di video sorveglianza aumenterà lo stress, ridurrà la spontaneità delle relazioni, e veicolerà nell’opinione pubblica un messaggio di sfiducia generalizzata verso un’intera categoria di lavoratori che tutti i giorni svolge il proprio lavoro con dedizione e competenza.
 
Verrebbe meno il patto fiduciario tra ente e lavoratore, demotivando e deresponsabilizzando gli operatori di qualsiasi titolo e professione. Utilizziamo le risorse necessarie per le telecamere per le priorità nelle APSP: potenziamento del personale e dei servizi, formazione continua, contratti di lavoro dignitosi al fine di migliorare le condizioni degli ospiti residenti.
 
Il Funzionario Marco Stefani – Il S.G. Luigi Diaspro

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