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A Povo il laboratorio della seconda rivoluzione quantistica

All'istituto Artigianelli l'innovazione si sposa con l'integrazione dei disabili

Se il mondo dell'Ict vi sembra già innovativo, allora non avete mai sentito parlare di seconda rivoluzione quantistica, la nuova frontiera dello sviluppo tecnologico.
Se ne stanno occupando sulla collina di Trento, grazie a Q@Tn, Quantum Science and Technology in Trento, progetto promosso da Università, Fbk e Istituto nazionale di ottica del Cnr.
Quinta tappa del tour digitale del sindaco Alessandro Andreatta, accompagnato dall'assessora all'Innovazione e alla Formazione Chiara Maule, il progetto aspira a intercettare almeno una parte del miliardo di euro in dieci anni stanziato dalla Commissione europea con la European Quantum Technology Flagship.
A illustrare il progetto al sindaco Andreatta è Lorenzo Pavesi, direttore del dipartimento di Fisica dell'università di Trento: «Agli inizi del Novecento i principi della meccanica quantistica sono stati utilizzati per spiegare i fenomeni naturali, oggi invece vogliamo li vogliamo sfruttare per sviluppare nuove applicazioni tecnologiche. Penso per esempio ai computer quantistici, alla sensoristica, al teletrasporto, ovvero alla possibilità di spostare un'informazione senza che passi nei luoghi intermedi tra la partenza e la destinazione. O ancora allo sviluppo di canali di comunicazione sicuri, a prova di un attacco esterno. Anche il mondo industriale ha intuito che ci sono potenzialità notevoli.»
 
Da qui prende avvio la call dell'Europa, preoccupata di rimanere indietro rispetto ai competitor americani e cinesi.
Da qui nasce l'idea di costituire a Trento un laboratorio interdisciplinare, che metta insieme fisici, matematici, informatici, ingegneri industriali, e che sia in grado di coprire tutta la filiera, dalla ricerca pura al trasferimento tecnologico, alla fabbricazione di nuovi dispositivi.
Ma perché proprio Trento? «Perché nei centri di ricerca del territorio contiamo circa 200 ricercatori attivi nel settore – spiega Pavesi - Ci sono tutti i presupposti per diventare un polo di eccellenza europeo.»
Per catturare le menti più brillanti a livello internazionale, è già pronto un bando per 12 posizioni di dottorato che sarà pubblicato a luglio, quando sarà presentato ufficialmente il laboratorio.
 
Accanto al professor Pavesi, il docente a contratto Jacopo Carusotto (definito dal direttore «brillante scienziato») mette in luce alcuni limiti di un sistema trentino che pure ha molte frecce al suo arco: «Nella facoltà di Fisica all'inizio c'erano solo studenti trentini, ora attiriamo anche studenti da fuori, ma meno di quanto non riesca a fare Pisa – spiega Carusotto - E non c'è motivo per cui si vada a studiare a Pisa e non a Trento. Ma c'è bisogno di migliorare l'accoglienza nei confronti degli studenti e soprattutto i trasporti: la possibilità di spostarsi in giornata in Europa è importante perché è così che circolano le idee. Se non diventiamo attrattivi rischiamo che gli investimenti restino improduttivi per mancanza di cervelli.»
A tutt'altro livello nella scala dell'innovazione lavora l'istituto Artigianelli che, da vecchia scuola professionale per tipografi, si è trasformata negli ultimi anni in un centro all'avanguardia in grado di offrire diploma quadriennale, maturità in Grafica multimediale e anche un percorso di Alta formazione.
In più, nella cittadella in piazza Fiera, è ospitato anche il Contamination Lab, contenitore di iniziative finalizzate a creare nuovi business di successo, dove vanno e vengono studenti delle superiori, universitari, dottorandi.
 
Ad accogliere il sindaco e l'assessora Maule in un ambiente che si intuisce dinamico già a prima vista è il dirigente Erik Gadotti (tra parentesi, ex studente di Andreatta all'Arcivescovile), motore della rivoluzione che ha investito l'istituto negli ultimi anni.
«Appena diventato dirigente mi sono iscritto a psicologia. Che ne sapevo, io ingegnere, di pedagogia? – racconta Gadotti – Poi, dalla collaborazione con la professoressa Paola Venuti, oggi direttrice del Dipartimento di Psicologia, è nata una nuova didattica fondata sui moduli.»
Incredibilmente, la nuova organizzazione della scuola era stata pensata per i disabili, che agli Artigianelli oggi sono 40 su 300 iscritti.
«Poi però si è visto che funzionava bene per tutti - continua Gadotti - Ecco allora che qui tutti gli studenti non affrontano quotidianamente le diverse materie, ma frequentano un percorso fatto di moduli trimestrali che si concludono con un esame. Chi ha difficoltà può ripetere il modulo più volte, fino a diventare bravo come o più degli altri.»
 
Ma la scuola si fa anche al bar e nel magazzino, gestiti dai disabili, si fa con le pulizie delle aule affidate a tutti i ragazzi (che in cambio ricevono un contributo per comprarsi un Mac), si fa con le 300 commesse che le aziende ogni anno affidano agli studenti, o con il laboratorio degli Alcuni, ospitato tra le aule, lo stesso che ha prodotto pellicole di successo come il film d'animazione «Leo da Vinci – Missione Monna Lisa» e i Minicuccioli.
E l'innovazione? «Noi 16 anni fa stampavamo ancora con le pellicole tagliate a mano – racconta ancora Gadotti – Ora è tutto digitale. Ma innovazione non significa solo rincorrere la tecnologia. Oggi utilizziamo la grafica per insegnare a pensare, a risolvere i problemi. Con i ragazzi dell'alta formazione, in collaborazione anche con Fbk e Scienze Cognitive, lavoriamo sull'intelligenza artificiale; abbiamo progettato un apparecchio che riconosce gli anticrittogamici presenti nella frutta e un macchinario che, dopo aver esaminato i quadri di Van Gogh, ne sa creare altri con lo stesso stile.»
Non è dunque un caso se la scuola in crisi che tre lustri fa aveva solo 60 iscritti, oggi è un fiorente istituto che ha dovuto introdurre il numero chiuso e che, ogni anno, riceve un numero di domande molto superiore ai 54 posti disponibili in prima superiore.

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