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Morti sul lavoro in Italia: in tre mesi sono 185, 19 più del 2020

A uccidere è anche la pandemia, ma la quotidianità lavorativa purtroppo uccide di più

Intanto il maggior numero di vittime in occasione di lavoro, da gennaio a marzo 2021, si registra in Lombardia con 22 decessi. Seguono: Campania (18), Lazio (16), Emilia Romagna (15), Piemonte (14), Veneto (11), Puglia (10).
Mentre sono 551 le vittime sul lavoro a causa del covid: da gennaio 2020 a marzo 2021. Veneto, Sardegna, Basilicata e Friuli le incidenze di mortalità meno elevate.

«Nei primi tre mesi del 2021 sono 185 le vittime sul lavoro registrate in Italia (+11,4% rispetto al primo trimestre 2020). E sono 154 i decessi rilevati in occasione di lavoro, mentre 31 sono quelli verificatisi in itinere. Ad incidere nell’incremento è stata certamente anche la pandemia, ma sappiamo che la quotidianità lavorativa uccide di più del Covid.»

È la prima lettura dei più recenti dati sull’emergenza morti bianche, elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, nelle parole del suo Presidente, l’Ingegner Mauro Rossato.
«Si tratta di una proiezione molto tragica – sottolinea Rossato – in cui si percepiscono le conseguenze dell’emergenza sanitaria. Ma, come sostiene INAIL, le morti per Covid sono un terzo dei decessi sul lavoro.
«Quindi è evidente che la situazione più grave vada al di là del contagio.
«La quotidianità lavorativa tra muletti, impalcature e carichi, uccide di più del Coronavirus sul posto di lavoro.
«E il vaccino, in questo caso, si chiama formazione continua.»
 
Intanto a guidare la classifica nazionale per numero di decessi in occasione di lavoro da gennaio a marzo 2021 è la Lombardia con 22 vittime.
Seguono: Campania (18), Lazio (16), Emilia Romagna (15), Piemonte (14), Veneto (11), Puglia (10), Abruzzo (9), Toscana (8), Calabria e Sicilia (6), Molise (5), Trentino Alto Adige (4), Umbria, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Marche (2), Basilicata e Sardegna (1).
Per quanto riguarda invece l’incidenza di mortalità sulla popolazione lavorativa, è il Molise a guidare la classifica con un indice di 47,7 contro una media nazionale pari a 6,7. Seguono Abruzzo (18,3) e Calabria (11,2).
 
Le province in cui si muore di più in occasione di lavoro in Italia sono Napoli e Roma (9 decessi). Seguono: Milano (7), Bologna, Brescia e Torino (6) e Salerno (5).
Il settore Costruzioni quello che conta più vittime (21 decessi).
Seguono: Attività Manifatturiere (14), Commercio, Riparazione di autoveicoli e motocicli (13), Servizi di Informazione e Comunicazione che come Trasporto e Magazzinaggio contano 7 vittime; Noleggio, Agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (4).
La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro totali è tra i 45 e i 64 anni (103 su un totale di 154).
 
Le donne che hanno perso la vita nel 2021 sono 11 su 154.
Gli stranieri deceduti sul lavoro nei mesi da gennaio e marzo 2021 sono 23.
Il lunedì continua ad essere il giorno in cui si è verificato il maggior numero di infortuni nei primi tre mesi dell’anno.
 
«Contemporaneamente – conclude Mauro Rossato – non possiamo non sottolineare i numeri dei decessi sul lavoro dovuti al Covid. Sono infatti 551 le vittime rilevate da gennaio 2020 a marzo 2021.»
Tra le incidenze meno elevate di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, che ha una media nazionale di 23,9, troviamo: Sardegna (3,6), Basilicata (5,3), Friuli Venezia Giulia (7,9), e Veneto (8,9).
Sempre alla Lombardia spetta la maglia nera per quanto riguarda i numeri assoluti, con 175 decessi; seguita da: Campania (61 decessi), Lazio (49 decessi), Piemonte (47), Emilia Romagna (40 decessi), Puglia (33 decessi). E la triste graduatoria prosegue con: la Sicilia (23), la Liguria (21 decessi), il Veneto e l’Abruzzo (19), la Toscana (17), le Marche (16), il Molise e la Calabria (7), l’Umbria (5 decessi), il Friuli Venezia Giulia (4), la provincia autonoma di Trento (3), la Valle d’Aosta e la Sardegna (2), la Basilicata (1).

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Nunziato Adornetto 04/05/2021
Se è vero che la tecnologia progredisce, come mai non aumenta anche la sicurezza sul lavoro?
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