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È morta Marta Marzotto, regina dei salotti. Aveva 85 anni

Da mondina a stilista: nata poverissima, era riuscita a diventare un personaggio

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Marta Vacondio in Marzotto era nata a Reggio Emilia il 24 febbraio 1931.
Figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, vive i primi anni della sua vita a Mortara, in Lomellina, e inizia a lavorare giovanissima, dapprima come mondina, poi come apprendista sarta e in seguito come modella presso la sartoria delle sorelle Aguzzi, di Milano.
Proprio nell'ambiente della moda, all'inizio degli anni cinquanta, ha conosciuto il conte Umberto Marzotto, vicentino di Valdagno, comproprietario con altri fratelli dell'omonima industria tessile.
Dopo due anni di fidanzamento i due si sono sposati il 18 dicembre 1954 e dalla loro unione nascono cinque figli: Paola (nata nel 1955, madre di Beatrice e Carlo Borromeo, riconosciuti dal padre, Carlo Ferdinando Borromeo Arese Taverna), Annalisa (nata nel 1957, malata di fibrosi cistica, è venuta a mancare nel 1989), Vittorio Emanuele (nato nel 1960), Maria Diamante (nata nel 1963) e Matteo (nato nel 1966).
 
Anche dopo il divorzio ha continuato a usare il cognome dell'ex marito. Dalla fine degli anni sessanta è la figura femminile dominante nella pittura e nella vita privata di Renato Guttuso.
Quest'ultimo, dopo averla conosciuta nel salotto dei Marchi a Milano, la rappresenta in molte opere, ad esempio nella serie delle «Cartoline», un insieme di 37 disegni e tecniche miste (pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso).
Il rapporto tra i due cessa improvvisamente dopo circa venti anni.
 
Animatrice di salotti, stilista e disegnatrice di gioielli, il 21 marzo 2006 Marta Marzotto viene condannata in primo grado dal Tribunale di Varese a otto mesi di carcere col beneficio della condizionale e ad 800 euro di multa, perché responsabile di aver riprodotto nel 2000, senza averne titolo, alcune opere in suo possesso, tra cui diversi quadri che la ritraggono, oltre a 700 serigrafie del pittore Renato Guttuso, i cui diritti legalmente sarebbero spettati al figlio.
Nel 2011 i giudici della Corte d'Appello di Milano, nel processo sulle 700 serigrafie, hanno dato ragione alla Marzotto e allo stampatore, Paolo Paoli, perché il fatto non costituisce reato.
 
Si è spenta nella clinica dove era ricoverata perché malata da tempo.
A darne notizia la nipote Beatrice Borromeo.

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