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In Trentino un «Hub innovazione» per unire ricerca e imprese

L'annuncio dell'assessora Ferrari: «Sarà costituito da Università, FBK, FEM e Trentino Sviluppo»

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Si chiamerà Hub Innovazione, e sarà il luogo dove il trasferimento tecnologico, ovvero la traduzione di ciò che si fa nei centri di ricerca trentini in innovazione al servizio delle imprese locali, affinché queste possano essere in grado di affrontare la competitività dei mercati e internazionalizzarsi, diventi realtà concreta e spendibile.
Questa la proposta messa in campo stamane dall'assessora all'Università e Ricerca Sara Ferrari al convegno «Dalla ricerca all'innovazione. Strategie e strumenti per il Trentino».
L'Hub Innovazione, una struttura «leggera» e dotata di competenze specifiche (non quelle proprie dei centri di ricerca) avrà il proprio baricentro incardinato in Trentino Sviluppo.
«Stiamo lavorando, con un apposito tavolo di lavoro – ha annunciato l'assessora Feui gli attori della ricerca e chi fa da interfaccia con il mondo delle imprese sappiano offrire competenze specifiche per riuscire a incrociare, dovendo a vorrari – alla creazione di un consorzio di scopo, un luogo di aggregazione di partner e soci che saranno Università, le due fondazioni e Trentino Sviluppo in clte anche interpretarli, i bisogni delle imprese.»
Una proposta che tutti i soggetti che stamane, nella Sala Belli della Provincia, rappresentavano il mondo della ricerca e dell'innovazione in Trentino hanno accolto con favore.
 
«Il Trentino – ha spiegato l'assessora Ferrari aprendo la serie di interventi (il rettore dell'Università Paolo Collini, il presidente di FBK Francesco Profumo, il presidente della Fondazione Mach Andrea Segré ed il presidente di Trentino Sviluppo SpA Flavio Tosi i principali) – si posiziona in maniera autorevole nel panorama europeo, sa dialogare a livello internazionale ed ha saputo attrarre ricercatori, non siamo però così certi che tutto questo investimento abbia prodotto un forte passo avanti in innovazione.
«Intendiamo dunque saper valorizzare le esperienze positive, vogliamo saper imparare dagli errori per provare a rafforzare il sistema dove è più debole. Abbiamo un sistema della ricerca che ha bisogno di essere sempre più coeso, nel quale i nostri enti di ricerca sappiano dialogare meglio tra di loro e con il territorio, fare in modo che i risultati della ricerca sappiano essere utili ai cittadini.»
 
Ma cosa fanno i sistemi che riescono più del Trentino ad eccellere in termini di innovazione e quindi di crescita economica?
Come deve essere strutturato il supporto all'innovazione, quale ruolo può avere il governo provinciale, che strumenti e quali forme organizzative facilitano il dialogo tra la ricerca e il contesto produttivo al fine dell'innovazione?
In che modo l'innovazione può contribuire allo sviluppo delle imprese del territorio e all'attrazione di nuove imprese?
Come possiamo aiutare le start up innovative a nascere e crescere e come ad attirare per loro anche capitali stranieri?
Come possiamo riuscire a far dialogare meglio la ricerca con il mondo imprenditoriale in generale?
Queste le domande rivolte dall'assessora Ferrari ai vertici dei centri di ricerca trentini e di Trentino Sviluppo, così come alle associazioni imprenditoriali (sono intervenuti tra gli altri anche i rappresentanti di Assoindustria Trentino Roberto Busato, Assoartigiani Roberto De Laurentis e di Camera di commercio Gianni Bort)
 
«Abbiamo qualcosa alle spalle e molto davanti da fare – ha detto il rettore dell'Università di Trento Paolo Collini. – Abbiamo una storia fatta di una larga abbondanza che ha generato un sistema ricco di soggetti e iniziative, oggi questo è alle nostre spalle ma ci ha insegnato molte cose.
«Questo territorio non ha difficoltà ad acquisire fondi per la ricerca a livello europeo, e questo non è casuale ma frutto di una politica. Siamo tuttavia relativamente piccoli, le iper specializzazioni non pagano, oggi paga la interdisciplinarietá.
«Abbiamo imparato che le sovrapposizioni, utili in un momento di effervescenza, possono essere un limite. La ricerca naturalmente guarda avanti e questo pone il problema di accoppiare la ricerca con le ricadute.
«Non sempre la ricerca deve avere ricadute immediate, spesso costruisce un futuro che ancora non abbiamo, ma con il ritorno degli investimenti bisogna farci i conti.»
La presenza di Trentino Sviluppo può diventare occasione di contatto con le imprese, quelle che ci sono e quelle che ci potrebbero essere.
Il territorio ha grandi potenzialità ma anche limiti, siamo piccoli, possiamo trovare nicchie ma non possiamo essere ovunque perché abbiamo un sistema produttivo non molto specializzato, e dall'altro lato questa capacità di attrazione si sviluppa perché qui c'è conoscenza.
La capacità di lavorare sulle persone, incentivandole a rimanere, è fondamentale. Il mondo è mobile, dobbiamo inserirci.»
 
Trentino Sviluppo entra nella «compagine» del sistema R&S.
«Ma – ha avvertito subito il presidente Flavio Tosi – non sarà la soluzione di tutti i mali. La missione originaria oggi è un po' cambiata oggi l'innovazione appartiene molto alle piccole aziende.
«Il Trentino ha tutto per essere leader, – ha continuato. – La prima cosa da fare è capire chi fa che cosa. Dobbiamo ragionare, l'hub è una cosa interessante, oggi c'è più voglia di fare, ci sono i presupposti per funzionare bene.
«Viviamo una fase di rivoluzione commerciale, dove sta sul mercato l'azienda che ha trovato un assetto sui mercati, la piccola aziende vive bene dove c'è una forte azienda che riesce a trascinare, a trainare i distretti. L'innovazione sta nelle persone con la valigia che vanno in giro nel mondo osservando ciò che fanno, e soprattutto ciò che non fanno, gli altri.
«Trentino Sviluppo deve fare meno ma mettere in filiera tutte le entità e dire chi fa che cosa, dobbiamo essere agevolatori con il mondo della ricerca. Ci sono tante cose che funzionano, Manifattura Domani e Meccatronica, ad esempio, abbiamo la fila di aziende che chiedono di entrare in Manifattura perchè lì ci sono le opportunitá di stare vicini, di parlare tra ricerca e imprese.
«Meccatronica ha spazi per 100 imprese, sarà il più grande incubatore in Europa. Ci sono aziende importanti ed entro l'anno prossimo dovremmo avere anche i laboratori. È chiaro che Università e il resto del mondo della ricerca devono esserci, l'Università ci deve aiutare moltissimo.
«Chiedo semplicità e velocità nell'attivare le risposte, gli strumenti ci sono, bisogna saperli usare al meglio, non inventiamone altri.»
 
Nel futuro Hub Innovazione un ruolo importante lo dovrà avere anche la Fondazione Mach.
«Abbiamo un centro di trasferimento tecnologico in cui lavorano molti giovani ricercatori, – ha ricordato il suo presidente Segré. – Vedo molto bene l'Hub Innovazione per aumentare le sinergie, dobbiamo prima lavorare con altri enti in una ottica cooperativa e quindi poi mettere a disposizione le nostre piattaforme tecnologiche, la nostra produzione scientifica, i brevetti, il rapporto stabilito con il territorio.
«Ai tempi delle vacche grasse abbiamo usato canali di finanziamento diretto slegati dalla competitività sulla ricerca dei fondi: i rapporti bilaterali che si possono attivare possono darci una mano nel supporto alla ricerca di fondi.
«Ci vorrà anche una valorizzazione interna alla FEM, che cerchi di valorizzare tutti i centri, per poter contribuire al massimo livello all'Hub Innovazione. Nell'agro alimentare, ad esempio, abbiamo specialità che si interfacciano con i temi della sostenibilità, della sicurezza alimentare, della produttività dei sistemi agricoli.»
 
Dalla mattinata di confronti ha tratto «molti spunti interessanti» anche il presidente della Fondazione Bruno Kessler Francesco Profumo.
«Nel 1962 Kessler ebbe l'intuizione di capire che al Trentino serviva un grande processo di modernizzazione attraverso la cultura e la ricerca, oggi la parola chiave è innovazione. La conoscenza parte dalle persone. Questo Paese ha bisogno di scaricare a terra una parte di quegli investimenti in formazione e ricerca fatti negli ultimi anni.
«In questo momento conta mettere insieme gli attori del territorio e condividere la conoscenza. Il ricercatore non ama l'ultimo miglio, non sono loro che possono fare innovazione, abbiamo bisogno di persone diverse, dobbiamo evitare di duplicare ciò che abbiamo.
«Va avviato dunque un percorso di pulizia. Credo che questo Hub dell'innovazione debba essere fatto al massimo da 15-20 persone, con alcuni obiettivi: dare forma alla creatività che abbiamo in questo paese, le grandi aziende devono creare veicoli commerciali in cui le piccole imprese possano inserirsi.
«Non basta avere start up che durano 6 mesi, un anno. C'è poi il tema della finanza di rischio: dobbiamo essere capaci di attrarre la finanza di rischio. E dobbiamo attrarre i soggetti che sono più vicini all'innovazione. Terzo elemento: un territorio come il Trentino può sedersi su tavoli importanti, il Trentino deve diventare più forte, dobbiamo produrre idee ma dare poi concretezza ad esse.»
 
 R&S in Trentino 
I principali indicatori della R&S dimostrano l’impegno della Provincia nel settore. Il Trentino, in particolare, si distingue a livello nazionale per essere un territorio in cui vi è una forte volontà di investire risorse in ricerca e sviluppo, con un investimento pari al 2,01% del PIL nel 2012 (come somma della spesa pubblica e privata in R&S).
Il dato è migliore rispetto sia alla media nazionale (pari all’1,31% nel 2012) sia alla media per le regioni più sviluppate (1,3%) e risulta allineato alla media per la UE28 (2%).
Tale indicatore assume notevole importanza poiché inserito nell’ambito della Strategia Europa 2020 che fissa un target pari al 3% per l’Unione Europea nel suo complesso e un valore pari all’1,53% per l’Italia per il 2020.
A questo evidente impegno dal punto di vista della spesa destinata alle attività di ricerca corrisponde anche un importante presenza di personale impiegato: il numero totale di addetti in Ricerca e Sviluppo è, infatti, risultato pari a 3.526 unità nel 2011 ed è aumentato nel 2012 (3.914).
Nella Provincia di Trento si registra anche la maggiore quota di laureati in discipline matematiche, scientifiche e tecnologiche rispetto alle altre regioni italiane: il dato a fine 2011 è pari 16,2 per cento per mille abitanti residenti nell’età fra i 20 e 29 anni. Una quota rilevante se paragonata a quella relativa alla media nazionale (12,9) e alla media europea (16,8).
 
La propensione alla ricerca e sviluppo si riscontra, se pur in modo più modesto, anche nel comparto privato della provincia di Trento: la spesa per R&S delle imprese rappresenta lo 0,92% del PIL nel 2012, valore leggermente al di sopra della media nazionale (0,71%) e della media per le regioni del Nord-Est (0,86%).
Il sistema trentino, benché di eccellenza, mostra una focalizzazione sulle attività a monte del processo di innovazione, ovvero ricerca di base e applicata, con una limitata capacità nel trasferimento dei risultati della ricerca verso le imprese e il mercato locale, rispetto al dato nazionale ed europeo.
Complessivamente la Regione Trentino-Alto Adige si posiziona tra le regioni identificate come Moderatamente Innovatrici» nell’analisi Regional Innovation Scorebord del 2014, nella media con le altre regioni italiane ma con ridotta crescita negli ultimi anni. Scarsa è l’intensità brevettuale della nostra Provincia (data dal numero di brevetti registrati allo European Patent Office per milione di abitanti): nel 2012 è stata pari a 62,5, contro un dato medio per l’Italia pari a 73,6 ed europeo di 110,5.
 
Sul tema delle start-up innovative, la Provincia di Trento costituisce comunque un’eccellenza collocandosi, secondo i dati Infocamere (2015) al sesto posto nazionale nella classifica per numero di start up innovative (98) dopo Milano (519), Roma (292), Torino (194), Bologna (113) e Napoli (107). Il 68% delle start-up è riconducibile al settore dei servizi, con particolare riferimento alla produzione di software e consulenza informatica (21 start up) e della ricerca scientifica e sviluppo (24). Il 30% delle nuove imprese innovative è invece riconducibile al settore industria, con un peso rilevante del comparto meccatronica.
Sono dati che, anche in vista dell'approvazione di un piano di legislatura per la ricerca e sviluppo.
«Il Piano è pronto, – ha detto l'assessora Ferrari. – Ha avuto una prima adozione da parte della Giunta provinciale ed attende di essere esaminato in Commissione. I dati impongono una riflessione di sistema sul tema della trasformazione dei risultati della ricerca in innovazione.»

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