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Applicabili ai piloti i risultati degli studi medici sugli alpinisti

Uno studio EURAC sulle malattie d’alta quota premiato dall’Associazione Italiana di Medicina Aeronautica e Spaziale

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Strapazzon ritira il premio «I Guidoniani».
 
I piloti durante la salita in quota subiscono alterazioni nell’organismo molto simili a quelle affrontate da escursionisti e alpinisti dopo la scalata.
Metodologie e dati utilizzati nella medicina d’emergenza in montagna potrebbero quindi essere applicati anche nel campo aerospaziale.
È questo il risultato di uno studio condotto sull’Ortles — a 3.830m di altitudine — dall’Istituto per la Medicina d’Emergenza in Montagna.
Per questa ricerca l’Associazione Italiana di Medicina Aeronautica e Spaziale ha recentemente conferito il premio scientifico «I Guidoniani» a Giacomo Strapazzon, vicedirettore dell’Istituto.
 
La salita in quota per gli alpinisti comporta conseguenze per il loro organismo provocate dalla riduzione dell’ossigeno e potrebbe causare malattie polmonari e cerebrali, che, solitamente, scompaiono una volta tornati a bassa quota.
In alcuni casi però la prolungata permanenza in alta quota può causare l’edema polmonare e l’edema cerebrale, le principali cause di morte tra gli alpinisti in alta quota.
Un recente studio dell’EURAC ha dimostrato che condizioni simili si riscontrano anche in soggetti che salgono in quota senza lo sforzo fisico della scalata, come ad esempio piloti o astronauti.
«Abbiamo fatto salire 40 soggetti a 3830m di altitudine vicino alla cima del monte Ortles», spiega Giacomo Strapazzon, responsabile dello studio, «19 persone sono salite in elicottero, 21 sono salite scalando.»
 
Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a test medici che hanno verificato le condizioni dell’organismo: il monitoraggio clinico ha incluso la registrazione della frequenza cardiaca e respiratoria, il monitoraggio della saturazione dell’ossigeno e un’ecografia polmonare.
L’esito dei test per i pazienti che sono saliti volando e quelli che hanno scalato sono risultati molto simili.
«In entrambi i casi, sia per chi è salito volando che per gli alpinisti, oltre il 50% delle persone presentava all’ecografia polmonare un numero aumentato di linee B, valori che potrebbero indicare una possibile evoluzione in una patologia polmonare acuta. Lo sviluppo di linee B sembra quindi essere indipendente dalla variabile dello sforzo fisico in acuto», afferma Giacomo Strapazzon.
Lo studio apre una nuova prospettiva: le metodologie sviluppate nell’ambito della medicina d’emergenza in montagna potranno essere applicate anche nel settore aerospaziale.
 
Per il lavoro svolto in questo studio, il primo a verificare sul campo come lo sforzo fisico per salire in quota incida sull’insorgenza di patologie, Giacomo Strapazzon è stato recentemente premiato dalla AIMAS — l’Associazione Italiana di Medicina Aereonautica e Spaziale — in occasione della 28esima edizione del Convegno Nazionale di Medicina Aerospaziale a Milano EXPO Fiera.
Il premio scientifico «I Guidoniani» è destinato al miglior lavoro originale che abbia come oggetto l’uomo e il volo.
Il premio prende il nome dai giovani scienziati che negli anni trenta fecero della città laziale di Guidonia un centro all’avanguardia destinato alle ricerche aereonautiche.

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