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La ricerca «made Università di Trento» fa notizia

Dallo spazio, alla medicina, all’ingegneria: spazio sui media nazionali e internazionali per varie attività di ricerca promosse dall’Ateneo trentino

Il ruolo che gli studiosi dell’Università di Trento hanno avuto nel confermare per la primi l’osservazione delle onde gravitazionali teorizzate da Einstein è solo l’ultima notizia, in ordine di tempo.
Numerose sono state infatti negli ultimi mesi le scoperte scientifiche che hanno puntato i riflettori dei media nazionali e internazionali sul Trentino.
L’Ateneo trentino sta guadagnando una crescente reputazione nella comunità scientifica e nell’opinione pubblica per il contributo che sta portando in vari ambiti disciplinari all’avanzamento del sapere, al trasferimento delle conoscenze, all’innovazione e al miglioramento della qualità della vita.
Dalla scoperta dello scorso ottobre di una difesa naturale contro la diffusione del virus HIV, si è assistito negli ultimi mesi a un crescendo di interesse mediatica su vari i progetti di ricerca portati avanti da ricercatori dell’Ateneo.
Sempre in ambito spaziale, lo scorso 3 dicembre i riflettori di tutto il mondo erano puntati sulla missione Lisa Pathfinder con l’obiettivo di aprire la strada alla costruzione di un vero e proprio osservatorio spaziale delle onde gravitazionali.
 
Un evento che è stato seguito con grande partecipazione anche dal Trentino. La sonda lanciata nello spazio è stata realizzata dall’ESA con il fondamentale contributo dell’ASI, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Università di Trento, ancora una volta con il Dipartimento di Fisica.
E nelle prossime settimane sono attesi sviluppi importanti con l’avvio della fase operativa. Dall’astrofisica, alle neuroscienze, altro settore in cui l’Ateneo ha conquistato grande reputazione.
Nelle scorse settimane ha avuto eco lo studio internazionale sulla disgrafia condotto dal Centro mente e cervello (CIMeC) che ha identificato per la prima volta le aree dell’emisfero sinistro del cervello che sono alla base delle conoscenze sulla parola scritta e dei processi che permettono la scrittura della parola stessa.
Fisica, biologia e medicina, insieme per una scoperta rilevante che è ribalzata tra i media italiani e quelli statunitensi, all’inizio di questa settimana. I ricercatori del Centro di Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento e della Weill Cornell Medicine University di New York hanno osservato le caratteristiche di plasticità delle cellule di tumore alla prostata che, in alcuni pazienti smettono di rispondere alle terapie.
 
Capire come si comporta il tumore trasformista e intelligente che cambia pelle per difendersi dalle cure potrebbe aumentare l’efficacia nella diagnosi e nel trattamento del cancro neuroendocrino alla prostata.
Grandi soddisfazioni sono arrivate poi nei giorni scorsi dall’Ingegneria per due progetti che hanno rivolti applicativi importanti.
Il primo coniuga tecnologia e impegno umanitario: otto studenti del Dipartimento di Ingegneria industriale sono entrati a far parte dell’associazione internazionale di volontari e-NABLE che produce con stampanti 3D protesi di mano per persone che hanno malformazioni o hanno subito amputazioni e hanno gettato un ponte con il continente asiatico.
Una protesi è già stata consegnata. Un’altra sta per arrivare a destinazione. Ora cercano sponsor per coprire le spese vive di produzione e poter così regalare altre protesi.
Ma c’è anche un progetto di ricerca industriale molto promettente e dagli immediati risvolti applicativi sul mercato, che intende trovare soluzioni costruttive sostenibili per il Social Housing.
 
Puntando su un materiale ibrido, nato dalla combinazione di acciaio e legno trentino ideale per edifici ad alto contenuto tecnologico, flessibili, ecosostenibili e dai costi accessibili.
È un progetto finanziato dalla Provincia autonoma di Trento attraverso un fondo pubblico per lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse territoriali.
Proprio pochi giorni fa abbiamo assistito in tv al test di resistenza che questo nuovo sistema costruttivo ibrido ha superato.
Una tappa importante per sviluppare prototipi di edilizia abitativa sociale grazie a una collaborazione tra università e mondo produttivo.
A livello territoriale ha avuto risonanza anche la ricerca in campo umanistico con il progetto lanciato dalla Scuola di Studi internazionali per promuovere l’uso delle tecniche di argomentazione giuridica per risolvere controversie di natura culturale e religiosa.
Un progetto di educazione alla convivenza e al pluralismo che ha coinvolto due classi delle scuole medie Pedrolli di Gardolo in un’inedita collaborazione tra mondo della scuola e dell’Università.

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