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Gli Hovercraft, soccorso più sicuro e navigazione a impatto zero

Ne parliamo con Roberto Bellini, pilota e istruttore di Hovercraft – Di Gianni Pasolini

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È della settimana scorsa la proposta di mozione presentata da Giacomo Bezzi al Consiglio Provinciale di Trento di poter impiegare degli Hovercraft ad uso turistico sul lago si S. Giustina.
Non è la prima volta che questa tecnologia approda in Regione, ed i nostri laghi hanno ospitato più volte negli ultimi anni degli hovercraft della Protezione Civile nazionale a scopo dimostrativo in varie occasioni.
Tanto fascino quanta diffidenza per questi mezzi anfibi e soprattutto tanti i punti di domanda generati da una totale disinformazione sul tema e dalla limitata divulgazione dell’ Hovercraft nel nostro Paese.
Per capirne meglio, abbiamo intervistato la persona riconosciuta come la più esperta in Italia, responsabile operativo per un reparto di Protezione Civile Italiana di intervento acquatico; il trentino Roberto Bellini.
Roberto Bellini è infatti pilota/istruttore di Hovercraft di rinomata esperienza, dopo aver conseguito i brevetti di pilota in USA ed Inghilterra ed essere attualmente rappresentante del costruttore numero 1 al mondo di Hovercraft, ovvero l’inglese Griffon Hoverwork Ltd.
 
Secondo lei Bellini, è possibile utilizzare degli Hovercraft sul nostro territorio?
«Certamente, l’Hovercraft è un mezzo adatto ad operare su tutte le superfici, sia solide che liquide e pertanto anche sui nostri specchi d’acqua.
«Ha numerosi vantaggi rispetto ai natanti (ovvero banche con eliche o idrogetti) a partire dalla caratteristica che non creano moto ondoso, non hanno nessun contatto caldo con l’acqua, quindi nessuno scarico accidentale in acqua, e dal punto di vista dell’inquinamento è come viaggiare con una vettura lungo la riva del lago.
«Un unico punto parzialmente a sfavorevole di questa tecnologia è che, essendo un mezzo aereo, paragonabile ad un elicottero a 20 cm da terra, genera un rumore dato dalle pale dell’elica. Più l’Hovercraft è professionale e di grandi dimensioni più il rumore è meno fastidioso.
«Ho navigato su parecchi laghi in Trentino, sul fiume Adige, sul lago di Garda e posso assicurare che è un’esperienza toccante vedere il nostro ambiente da un’angolazione non consueta.
 
In Trentino ci potrebbero essere delle reali applicazioni dell’Hovercraft oltre a quelli ricreazionali?
«Sto seguendo alcuni progetti importanti in Italia che saranno destinati a cambiare la storia della navigazione interna del nostro paese, visto che la crisi idrica è sempre più presente e che le precipitazioni sono sempre più a carattere tropicale.
«Anche applicazioni in ambienti molto delicati e difficili da gestire quali lagune o parchi.
«Anche in Trentino l’applicazione di questi mezzi anfibi ha delle ottime possibilità con notevoli sviluppi sia di turismo che di riqualificazione territoriale.
«Ho già valutato con gli uffici preposti della Provincia di Trento la possibilità tecnica di collegare Rovereto con Trento via Adige, corso d’acqua non navigabile se non con un Hovercraft.
«Sul lago di Garda c’è la necessità di sostituire il servizio a mezzo di aliscafi che, otre ai 30 anni d’età dei mezzi, ha creato dei notevoli danni al fondale e all’ecosistema del lago. Sostituirli con hovercraft sarebbe possibile, veloce, ecologico e anche avveniristico.
«Come Protezione Civile per ricerca e soccorso l’Hovercraft è un mezzo eccezionale non avendo necessità di pescaggio e quindi adatto per operare con persone in acqua senza pericolo di far loro del male, o in assenza o carenza d’acqua come nei nostri torrenti/fiumi o su laghi anche se ghiacciati o parzialmente ghiacciati. Il vicino Alto Adige ha un mezzo da 6 posti in forza al soccorso aquatico di Protezione Civile molto utilizzato. Anche nel Bellunese c’è un mezzo da 4 posti sempre per lo stesso servizio.»
 
Quindi l’hovercraft è un mezzo che risolve tutti i problemi di navigazione in acqua?
«Assolutamente no. E’ una macchina splendida anche con il giusto rapporto di costi di gestione, ma non sostituisce le imbarcazioni.
«Dove si cerca velocità, accessibilità in condizioni estreme, nessuna interazione con l’acqua, e possibilità di impiego in situazioni di soccorso non convenzionali l’Hovercraft è l’unica soluzione possibile.»
«Diversamente, dove necessita portata, economicità e vi sono le condizioni di navigazione, i mezzi tradizionali vanno benissimo. Il paragone si può fare è come tra scegliere un elicottero rispetto ad un aereo.»
 
È difficile pilotare un hovercraft? Che formazione è necessaria?
«La difficoltà è proporzionale alla destinazione d’uso del mezzo e alla stazza. Condurre un Hovercraft ad uso ricreativo, con motore massimo 40CV, esente per altro da possesso di patente è abbastanza intuitivo e divertente. In 10 minuti si capisce come reagisce il mezzo e si può usarlo quasi come un piccolo gommone.
«La categoria superiore necessita della patente nautica o professionale e cominciamo a salire con le dimensioni, fino a 10 metri con 8/10 passeggeri. Sono unità per uso commerciale, militare e di soccorso. Il training dura da 4 a 12 giorni e il conduttore deve possedere delle attitudini alla formazione aerea.
«Oltre vi sono più taglie di mezzi e arriviamo fino a 50 metri con 150 passeggeri per uso linea o militare.
 
Concludendo, come esperto del settore, ha un desiderio in particolare?
«Sì. Siamo in un momento storico che vedrà aumentare le applicazioni di Hovercraft in acque interne proprio a causa delle mutate condizioni metereologiche.
«Lavorando in Europa come consulente per progetti Hovercraft vedo che siamo sempre più vicini al concretizzarsi di nuove opportunità ed applicazioni. E’ solo questione di tempo e scelte politiche.
«Ebbene sarebbe per me un onore che almeno in Italia il primato di questo cambiamento fosse del Trentino, territorio che spesso si è dimostrato come lungimirante su scelte e tecnologie.
«Oltre che creare turismo si andrebbe ad operare in zone ora non considerate come l’Adige o con maggior rispetto dell’ambiente come il lago di Garda.
 

Video dimostrativo di un Hovercratft sul lago di Cavedine.

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